Rose Kemp: Unholy Majesty (One Little Indian/Goodfellas)
Mi piace davvero, Rose, senza troppe ragioni in particolare. Mi perdo però un po’, con Rose, perchè non vengo trasportata più in sù, a livelli particolari. Cantautrice indecisa sul proprio essere, la domanda principale che potrebbe attaccarvi è: chi è Rose Kemp?
Dopo un’infanzia con i genitori Steeleye Span e un decennio di collaborazioni fra le più varie, la buona rosellina di Carlisle potrebbe finire sotto tutto il catalogo di etichette che normalmente si affibbiano sparando nel mucchio: classic metal, gothic, noise, electric folk, o un generico alternative. Ecco, mescolate tutte queste cose tenendo bene a mente che lei non sarà mai niente di tutto questo. E’ una brava inglese che ha imparato presto a comporsi le sue cose, che usa poche note quando si deve raccogliere nei meandri dei suoi pensieri, che poi si volge al ritmo potente di un distorto metallico, graffiante e senza orpelli mentre grida liricamente come vestita di costumi baroccati e crudeli; e che infine vocia inaspettatamente alla PJ Harvey, ma ci sta dannatamente bene. A me piacciono, tutte queste cose, questo minestrone ben condito. Ma senza una ragione ben precisa, solo lasciando parlare questa vaga sensazione di suoni giusti e ambienti decorati a gusto. La mente interviene poco e a breve perde in concentrazione. La sensazione che rimane però è di conoscere sul serio Rose Kemp – viso a cui sorridere come riconoscendola, pur senza saperne il perchè.
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