I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 18/2/2009

vermiglioLa settimana scorsa Enzo e la Fagotta non erano negli studi di Via Berretta Rossa e così, per questo appuntamento con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni venerdì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, hanno lasciato sul mixer una playlist che non sembrasse troppo fuori luogo nel weekend di San Valentino. Qua e là tra le canzoni li potete anche sentire al telefono mentre cercano di prendere la cosa vagamente sul serio. Grazie a Jonathan Clancy che ha assemblato e confezionato il tutto. Ecco la scaletta di quanto andato in onda:

Camera Obscura – My Maudlin Career
matt pond PA – Hearts and Minds
Frida Hyvönen – Enemy Within
Dean & Britta – Friday I’m In Love
Dente – La più grande che ci sia
I Was A King – A Name That Hurts To Say
Barzin – Words Tangled In Blue
Au Revoire Simone – Sad Song (Air France Remix)
Morrissey – I’m Throwing My Arms Around Paris
Say Hi – November Was White, December Was Grey
Rogue Wave – Maps (Yeah Yeah Yeahs cover)
The Bird And The Bee – My Love
Jeremy Jay – Heavenly Creatures
My Teenage Stride – Theme From Teenage Suicide
The Pains Of Being Pure At Heart – A Teenager In Love
Jessica Lea Mayfield – Words Of Love (Buddy Holly cover)
Elvis Perkins In Dearland – Shampoo
Coconut Records – Any Fun
Lake – Blue Ocean Blue
Parker Lewis – The Only Loving Boy in New York
Burning Hearts – Close to Her
Comet Gain – If You Ever Walk Out My Life
M. Ward – Blake’s View
Dent May – Love Song 2009

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Dan Auerbach: Keep It Hid (Nonesuch Records/Self)

Chiara Leandri | 17/2/2009
auerbach-keep-it-hidStrano individuo, questo Dan. Mi ha colpito per la trascinante I Want Some More, una ritmica blues molto elettrica e svociata. E poi? Poi invece viaggia su quelle canzoncine spudoratamente indie – quelle con vocina lamentosa e chitarrina arpeggiata, per intenderci - e non si capisce cosa voglia fare veramente. Sono le altre tracce, quelle che ti permettono di scuotere la testa ritmicamente ma con classe, che si apprezzano moltissimo: un intreccio di blues elettrico, psichedelia della voce, atteggiamento country, cantautorato soffice ed intenso. Dan Auerbach è la metà cantante (e chitarra) dei Black Keys e rispetto a loro questo disco appare più pulito, deciso, autonomo. Perchè la strada polverosa è sì la stessa, ma percorsa con più controllo alla guida. Anche quando vorremmo che la voce non si incantasse come un disco rotto su note troppo alte (Whispered Words), la chitarra sostiene qualsiasi cosa. Inutile: è un grande conoscitore del ritmo blues. Provate inoltre ad accostarlo ai White Stripes: nei momenti più ritmici, si calzano a pennello. L‘atteggiamento è diverso, ma la verve viva allo stesso modo.

Ulrich Schnauss: Far Away Trains Passing By/A Strangely Isolated Place (Independiente)

Enrico Amendola | 17/2/2009

schnauss-741770L’etichetta inglese Independiente ha ultimamente dato alle ristampe i primi due dischi di Ulrich Schnauss a nome proprio. Per chi non lo conoscesse, il tedesco originario di Kiel, inizia con piccole produzioni drum’n bass per virare poi in qualcosa che lambisce l’elettronica-dance tedesca. Dopo una serie di pubblicazioni sotto moniker diversi (View To The Future, Ethereal77, Police Cars With Headphones),  i due dischi in questione, rispettivamente dati alle stampe al prima volta nel 2001 e nel 2003 dalla Domino in USA e dalla City Centre Offices in Europa, prendono le distanze dalla produzione precedente divendendo, in maniera diversa, due capisaldi dell’elettronica moderna. Far Away Trains Passing By è ricco di atmosfere eteree, circolari, concettualmente vicine alla musica dei Sigur Ros, formalmente influenzate dal suono dei Tangerine Dream e dalla ambient di Brian Eno. Un disco elegante e sinuoso, capace di sospendere l’ascoltatore in una lenta catarsi emotiva. A Strangely Isolate Place è diversamente bello, molto legato allo shoegaze di Slowdive e My Bloody Valentine. Un dream pop (post)moderno, con quel tocco vintage che ricama tessiture armoniche di fragilissima dolcezza. Due lavori di differente bellezza, indispensabili per chi è solito frequentare certe sonorità sintetiche e fluttuanti. Che poi possa piacere di più l’uno o l’altro poco importa, trattasi di pure questioni di lana caprina

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Boohoos: Here Comes the Hoo (Spittle/Goodfellas)

Francesco Farabegoli | 16/2/2009

boohLa notizia è che Spittle pubblica una raccolta di cose incise dai Boohoos negli anni in cui i Boohoos incidevano cose, vale a dire la fine degli ottanta. Da Pesaro, verso le vette più alte -e giusto in tempo di morire affogati dagli sbadigli di chi non aveva più tempo per pensare a questo genere di rock’n'roll. Per me la pubblicazione di un disco del genere significa più che altro la possibilità di sapere infine i nomi delle tracce dell’unica pubblicazione di cui ero in possesso, vale a dire il lato B di un nastro da 46 che al lato A portava scritto PAGANS -in seguito sacrificato da mamma sull’altare della rivoluzione dei CD; e magari en passant stupirmi per certi influssi wave che non ci avevo mai sentito prima, tanto per dire di un gruppo incredibilmente più completo e longevo di quel che la storia si permetta di ricordare. Fuori tempo massimo, probabilmente, ma nondimeno un recupero di quelli che pesano. Da Pesaro. Ci pensi? Da PESARO.

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Our Broken Garden: When Your Blackening Shows (Bella Union/Self)

Chiara Leandri | 16/2/2009
untitledSulla copertina vediamo una giovane – anche attraente, se vogliamo – distesa a terra con la faccia piena di lividi. Bene: in questo caso la rappresentazione mi sembra più che appropriata. Questo disco è come una mazzata in faccia. Si può parlare di incredibile sensibilità, lirismo, inno superbo alla solitudine. Oppure di cantato forzatamente sussurrante e pianofortino pedante. Il confine è labile. Se l’iniziale Watermark ha un qualche piglio canzonettistico, il resto sembra continuare come interminabile coda al primo episodio. Sarà che credo nelle variazioni e negli smottamenti, nei guizzi che sanno accendere il cervello. Il disco va  ascoltato pensando ad altro. Solo accorpandolo ad una immagine, infatti, come nel prezioso video che vi presento qua sotto, si capisce che potrebbe essere qualcosa di più: un momento magico, un rimestìo interiore. Eppure - direi alla gentile pianista degli Efterklang che ha voluto cimentarsi in questa nuova impresa - non basta. Forse sarà abbastanza per i momenti di subbuglio interiore, per servirsi di un tappeto sonoro che accompagni considerazioni sulla vita, l’universo e tutto quanto. Ma non lo è per chi cerca un sapore nuovo e una nave che non scivoli per inerzia sul mare piatto della consuetudine.
 
 

Asobi Seksu: Hush (One Little Indian/Goodfellas)

Simone Varriale | 13/2/2009

asobihushPotremmo iniziare con qualcosa del genere: “Yuki Chikudate e James Hanna si sono affrancati dalle proprie influenze, partorendo il proverbiale album della maturità”. Invece non condivido una parola di questa frase (eccetto proverbiale). Quindi mettiamola così: se lo shoegaze è solo il suono dei My Bloody Valentine, il terzo album degli Asobi Seksu cerca di andare da un’altra parte. Non solo per le distorsioni più asciutte che in passato, ma perché ha un suono tecnico e pulito. Kevin Shields sarebbe sdegnato da una tale mancanza di (finta) trascuratezza. Se invece lo shoegaze è una politica del suono, Hush ne è la celebrazione senza maglioncini infeltriti.+ Gli Asobi Seksu hanno sempre voluto essere catchy e stilosi. Il disco d’esordio dava tanta centralità alla voce di Yuki (e James) che restava poco per le dissolvenze identitarie che piacevano tanto agli Slowdive (anche in video). Il bagno di rumore di Citrus non ha cambiato la sostanza: canzoni incisive, scritte per piacere e compiacere. Con Hush invece il gruppo si è tuffato in una dimensione rarefatta, fluida e priva di ogni traccia di realtà; che sembra lo shoegaze visto con un modello (funzionante) di occhiali 3D.* Questo lo rende un disco potenzialmente noioso o bellissimo, che si presta alla logica dei bianchi contro i neri. Invece non è ne merda ne cioccolato, ma solo quel che desidera essere: indefinito.

+ quelli di Bilinda Butcher e Rachel Goswell, che Yoki Chikudate ha decisamente cassato
* hyper-dream pop?

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Pronti Al Peggio, Fossifigo: Scuola Furano

Pronti Al Peggio | 12/2/2009

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Dice il saggio “faccio il dj e non vado a letto prima delle sei”. Borut vive a Gorizia, una città non proprio al centro del mondo, così se vuoi smuovere un po’ le acque devi inventarti qualcosa. Diventare un dj ad esempio, farti chiamare Scuola Furano, girare l’Italia e il mondo mettendo i tuoi dischi, producendo e remixando la musica di altri. C’è anche altro nella sua vita, un lavoro ordinario ad esempio: l’edicolante, di quelli a cui la sveglia suona molto preso: lo sapete voi a che ora bisogna ritirare i giornali la mattina?
Chiudi da una parte e apri dall’altra. Basta con schedine del super enalotto, supplementi e edizioni straordinarie. Quando cala la notte è il momento di tirare fuori la borsa dei dischi. Da qualche parte c’è qualcuno che vuole ballare proprio quella musica lì, quella a cui abbiamo pensato tutto il giorno e finalmente è il momento di mettere in pratica

Visita il sito di Pronti al Peggio e guarda un altro video con Borut

Billie the Vision & The Dancers @ La Limonaia, Fucecchio (08/02/2009)

Paolo Morelli | 12/2/2009

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Il tour del ritorno in Italia dei Billie the Vision & The Dancers, spensierato collettivo tra twee e folk-pop messo su dallo svedese Lars Lindquist e già giunto al quarto album (uscito in questi giorni in Italia per la Tea Kettle), ha evitato le grandi città puntando sulla provincia. L’ultimo appuntamento domenica scorsa a Fucecchio, nel cuore di una Toscana “di mezzo” (lontana dai poli fiorentino e pisano) produttiva quanto povera di offerta musicale, in cui attualmente ci pensa quasi solo La Limonaia del Parco Corsini a vivacizzare le serate. Il locale, accogliente e capiente quanto basta per le “masse” spostate in loco dalla musica dal vivo, si sviluppa soprattutto in larghezza e ben si presta proprio a concerti come questo, che si risolvono in una colorata e inebriante festa tra amici.
Quello messo in scena da Lindquist e compagni, va detto, è un party che ha anche i suoi momenti malinconici: la scaletta è infatti ben bilanciata sia nel pescare dai vari album in repertorio, sia nello svariare tra tutti i mood più familiari all’indiepop di marca scandinava. Ecco quindi che dal deflagrare improvviso della Groovy in apertura alla nostalgia naif di I Miss You, dall’amaro disincanto da desperate-tv-addicted di Overdosing With You al romanticismo senza vergogna di Summercat, c’è quanto basta per commuovere, rallegrare, riscaldare: tutto ciò che si può richiedere al genere. La formazione “agile” senza archi (con basso, due chitarre e una trombettista/fisarmonicista/corista) evita sovrabbondanze nel suono. La marcia in più è poi la scioltezza mostrata dalla band di Malmoe su un palco che la contiene a stento – forse ancor più dai 5 sorridenti compagni di viaggio che non da Lindquist stesso, più concentrato sulle liriche (e sul quale l’attenzione collettiva è tenuta desta soprattutto dalla mise un po’ “dragqueen sfatta” e dalle calze bucate).
I cinquanta minuti del live scorrono in un lampo per tutti quanti. Un pizzico di delusione per la mancata concessione di bis c’è, ma importa poco quando al rientro a casa ti accompagneranno i ricordi delle storie di Pablo e Lily e la lieve sensazione che dopo tutto, forse, “everything is gonna be alright, someday, somehow“.

Visita il sito di Billie the Vision & The Dancers, con tutti i testi e gli mp3

Guarda una versione dal vivo di Summercat (formazione in parte diversa)
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Duelli in casa

Francesco Locane | 11/2/2009

frostnixonAmiche e amici di Vitaminic, benvenuti al nuovo podcast di Seconda Visione, la trasmissione di cinema, sciocchezze e pretese culturali che va in onda ogni martedì alle 2230 su Città del Capo – Radio Metropolitana di Bologna. L’ultima puntata ha visto Tommaso “L’anziano” Simili, il dott. Noto e io che vi scrivo alle prese con ben tre film, tra una cosa e l’altra.

Il primo titolo in scaletta è stato Frost/Nixon – Il duello, e ne siamo rimasti molto contenti. Ron Howard dirige alla perfezione due ottimi interpreti, come Frank Langella e Michael Sheen, nella ricostruzione delle interviste che David Frost, un conduttore di talk show senza la minima preparazione politica, fece all’ex presidente USA Richard Nixon. Un film intenso, molto classico, da vedere. Ah, ammettiamo pubblicamente di esserci innamorati in massa di Rebecca Hall. Son cose.

Il trailer esaminato, invece, è stato quello di Diverso da chi?, film diretto da Umberto Carteni con Luca Argentero e l’ormai onnipresente Claudia Gerini. Secondo noi nel suddetto trailer c’è l’unica battuta buona del film… Ho detto tutto.
L’intervista è stata fatta a Federico Bondi, il regista di un altro film che vi consigliamo. E’ una piccola produzione italiana intitolata Mar Nero, che sta riscuotendo consensi unanimi tra pubblico e critica. Spulciate i programmi dei cinema della vostra città e correte a vederlo.

Infine, Home, di Ursula Meier. Un buon cast, sulla carta, con Isabelle Huppert e Olivier Gourmet che interpretano la madre e il padre di una famiglia che vive ai margini di una lingua d’asfalto. La minaccia che perdura da anni sul fatto che quella strada possa essere aperta si concretizza d’improvviso e…
Mah. Un film che davvero non sa che direzione prendere, ma che ha permesso al dottor Noto una delle recensioni più sintetiche e ficcanti che si siano mai udite nella storia della radiofonia italiana.

Insomma, cliccate play e ascoltate la puntata! E se volete scriverci, al solito, l’indirizzo è secondavisione@hotmail.com. A martedì!

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 11/2/2009

giulianovaEccoci a una nuova puntata del podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni venerdì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana. Questa volta la Fagotta, pur di non essere presente negli studi di Via Berretta Rossa, ha trovato la scusa di giocare all’inviata speciale, e così ci ha raccontato in diretta da Las Pezia com’è stato il concerto di Billie The Vision & The Dancers. Per fortuna accanto al mixer avevamo il supporto di Nur, direttamente dalla redazione di Frigopop. Poi, insieme a Max e ai mille complotti del dopo-Baustellometro, abbiamo percorso il tragitto dalla stazione di Giulianova a quella di Williamsburg, dove ci aspettava Matteo, per un nuovo appuntamento con “NewYorkwatch”.
Queste le canzoni che abbiamo suonato:

Disco Drive – Layers
[collegamento con la Fagotta live from Las Pezia]
Billie The Vision And The Dancers – Lily From the Middleway Street
Oxford Collapse – Please Visit Your National Parks
Andrew Bird – Fitz and Dizzyspells
[collegamento con Max dalle cantine di Complottoemmezzo]
Dente – Vieni a vivere
Jeremy Jay – A Place Where We Could Go
[collegamento con Matte in diretta da New York per la rubrica "NewYorkwatch"]
Fan Death – Veronica’s Veil
The Pains Of Being Pure At Heart – Stay Alive

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

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