I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio
La settimana scorsa Enzo e la Fagotta non erano negli studi di Via Berretta Rossa e così, per questo appuntamento con il podcast di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni venerdì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, hanno lasciato sul mixer una playlist che non sembrasse troppo fuori luogo nel weekend di San Valentino. Qua e là tra le canzoni li potete anche sentire al telefono mentre cercano di prendere la cosa vagamente sul serio. Grazie a Jonathan Clancy che ha assemblato e confezionato il tutto. Ecco la scaletta di quanto andato in onda:
Camera Obscura – My Maudlin Career
matt pond PA – Hearts and Minds
Frida Hyvönen – Enemy Within
Dean & Britta – Friday I’m In Love
Dente – La più grande che ci sia
I Was A King – A Name That Hurts To Say
Barzin – Words Tangled In Blue
Au Revoire Simone – Sad Song (Air France Remix)
Morrissey – I’m Throwing My Arms Around Paris
Say Hi – November Was White, December Was Grey
Rogue Wave – Maps (Yeah Yeah Yeahs cover)
The Bird And The Bee – My Love
Jeremy Jay – Heavenly Creatures
My Teenage Stride – Theme From Teenage Suicide
The Pains Of Being Pure At Heart – A Teenager In Love
Jessica Lea Mayfield – Words Of Love (Buddy Holly cover)
Elvis Perkins In Dearland – Shampoo
Coconut Records – Any Fun
Lake – Blue Ocean Blue
Parker Lewis – The Only Loving Boy in New York
Burning Hearts – Close to Her
Comet Gain – If You Ever Walk Out My Life
M. Ward – Blake’s View
Dent May – Love Song 2009
Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala qui sotto in streaming:

Strano individuo, questo
L’etichetta inglese Independiente ha ultimamente dato alle ristampe i primi due dischi di
La notizia è che Spittle pubblica una raccolta di cose incise dai
Sulla copertina vediamo una giovane – anche attraente, se vogliamo – distesa a terra con la faccia piena di lividi. Bene: in questo caso la rappresentazione mi sembra più che appropriata. Questo disco è come una mazzata in faccia. Si può parlare di incredibile sensibilità, lirismo, inno superbo alla solitudine. Oppure di cantato forzatamente sussurrante e pianofortino pedante. Il confine è labile. Se l’iniziale Watermark ha un qualche piglio canzonettistico, il resto sembra continuare come interminabile coda al primo episodio. Sarà che credo nelle variazioni e negli smottamenti, nei guizzi che sanno accendere il cervello. Il disco va ascoltato pensando ad altro. Solo accorpandolo ad una immagine, infatti, come nel prezioso video che vi presento qua sotto, si capisce che potrebbe essere qualcosa di più: un momento magico, un rimestìo interiore. Eppure - direi alla gentile pianista degli
Potremmo iniziare con qualcosa del genere: “Yuki Chikudate e James Hanna si sono affrancati dalle proprie influenze, partorendo il proverbiale album della maturità”. Invece non condivido una parola di questa frase (eccetto proverbiale). Quindi mettiamola così: se lo shoegaze è solo il suono dei My Bloody Valentine, il terzo album degli Asobi Seksu cerca di andare da un’altra parte. Non solo per le distorsioni più asciutte che in passato, ma perché ha un suono tecnico e pulito. Kevin Shields sarebbe sdegnato da una tale mancanza di (finta) trascuratezza. Se invece lo shoegaze è una politica del suono, Hush ne è la celebrazione senza maglioncini infeltriti.+ Gli Asobi Seksu hanno sempre voluto essere catchy e stilosi. Il disco d’esordio dava tanta centralità alla voce di Yuki (e James) che restava poco per le 





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