2 febbraio 2009

Enablers: Tundra (Exile On Mainstream Records/Goodfellas)

enablersLa cruda forza descrittiva della spoken word impressa su una tela ricavata da un ruvido e polveroso post-rock, usando un flusso narrativo inarrestabile e tossico come pennello. Questa è l’immagine che meglio riassume il nuovo Tundra dei californiani-meno-californiani-di-tutti Enablers non appena inizia a macinare i primi riff flangerati. Il cercare di ripetersi nella mente che “è solo un disco, va tutto bene” non serve ad addolcire la verità: il senso di certezza con cui avete iniziato la giornata inizierà a sfaldarsi, abbattuto a colpi di metafore sagaci, feedback distorti incessanti e dalla voce impostata di Pete Simonelli, attivissimo protagonista della letteratura underground della West-Coast. Il nuovo lavoro del trio di San Francisco è un ottimo compromesso tra l’emotività tagliente e vandalica del debut-album End Note e un nuovo orizzonte strumentale e introspettivo al limite del math-rock più concreto: l’intero disco è una radiocronaca eccezionalmente musicata di una realtà quotidiana arrugginita, malevola e crudele: è come se fossimo costretti a riguardare più e più volte lo stesso telegiornale. Kosovo è una denuncia chiara e semplice, un bollettino di guerra raccontato da melodie ipnotiche, A Blues una parentesi tanto inaspettata quanto piacevole in un panorama di desolazione tra cui non può mancare la componente amorosa di Four Women. Un disco che è una parata in fiamme di vita vissuta con una colonna sonora meravigliosamente emozionante, che piacerà senza ombra di dubbio ai fan del genere e di gruppi come gli Slint. Marginalmente è opportuno sottolineare che la distribuzione europea, a differenza della versione yankee, prevede confezioni in legno e seta fatte a mano contenenti alcuni gadget e sorprese assortite.

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