The Durutti Column: Sunlight To Blue… Blue to Blackness (Kooky/Goodfellas)
Vini Reilly non se la passa male artisticamente, specie considerato che l’opinione più frequente su di lui è che abbia iniziato a fare schifo appena dopo l’uscita del primo disco a firma Durutti Column. C’è chi può e chi non può, chi si permette e chi non si dovrebbe permettere e chi è sopra a questo genere di noiose disquisizioni. Sunlight To Blue… Blue To Blackness, dietro una copertina mai così Peter Saville (a parte quelle di Peter Saville) contiene una manciata di pezzi per chitarra acustica la cui rilevanza ai fini dell’inseguimento di nuove frontiere artistiche è estremamente in linea con le tendenze degli ultimi dieci anni di musica suonata (cioè nulla), e pecca un po’ della tipica ossessione dell’autore a non disturbare troppo chi ascolta. Per sua natura un disco sfuggente, scivoloso ed assolutamente gradevole, per il quale ci si ritrova a fare il tifo e a mettere sul piatto più volte di quello che la propria dignità direbbe di fare. Per certi versi, un centro completo.



