The Record’s: Money’s On Fire (autoprodotto / Sony BMG)
Quello dei bresciani The Records è un album d’esordio dove tutto cade al posto giusto e funziona come un meccanismo ben rodato e oliato: dalle citazioni beatlesiane (Lockdown porta come sottotitolo Free As a Bird) all’amore dichiarato per i Kinks, dalle affinità (chissà quanto premeditate) con Joe Jackson alle accelerazioni più garage rock. Viene quasi da pensare che forse non avrebbe guastato, in fin dei conti, un filo di immediatezza in più. Qualche calcio più disordinato e punk, qualche ombra di ruvida bassa fedeltà, per scacciare la sensazione che tutto sia in ordine e proprio come deve essere, quanto di meno rock’n'roll ci si potrebbe aspettare da un disco del genere. L’energia giusta i Record’s sembrano averla, insieme a un buon talento per le melodie (Clouds Are Moving, Draft). In alcuni episodi la voce spinge parecchio sul “lato Hives” (Girl Of My Wet Dreams, per esempio), ma in generale le riuscite armonie vocali fanno da misurato contrappunto allo sferzare delle chitarre, mentre i ritmi restano quasi sempre sostenuti con convinzione. Money’s On Fire, prodotto da Giovanni Ferrario, è un esordio che promette bene: ora però qualcuno porti The Record’s al più presto in Erasmus in Gran Bretagna, a farsi sei mesi a suonare in giro per tutti i pub e a convincere l’NME, i ragazzi sono all’altezza della missione.
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