Ceci n’est pas une top ten. Tanto meno quella delle migliori canzoni del 2008.
Non che sia ideologicamente contrario alle top ten: semplicemente non le so fare. Soffro, soffro già per decidere dieci album, non parliamo di dieci canzoni. Così, parto escludendo gli album nel listone Vitaminic dei migliori 2008, tranne gli italiani (sì, è un criterio arbitrario e antidemocratico – embé?), le scelte dei colleghi, su cui spero avrete già investigato per conto vostro, ed alcuni dischi (Portishead, Why?, Beach House, Deerhunter, Spiritualized, Matt Elliott che pure non mi ha incantato) che secondo me vanno ascoltati per intero, perché il processo di estrazione/astrazione non rende loro giustizia.
Via, quindi, alle mie dieci canzoni condivisibilmente gradevoli del 2008:
Don Turbolento – Take It Up
Perché al concerto (mostruoso) dicembrino al Covo a vederli c’erano quindici persone, e ne meriterebbero almeno 1500. Una canzone dal tiro disumano nata per infiammare i dj set (ed i live). Roba da mandare il disco a Pitchfork ed aspettare l’impennata di hype. Ché se hai scritto “Brescia” sulla carta d’identità…
Eels – Taking A Bath In The Rust
Perchè se non fosse per la quasi completamente esaustiva collezione di b-sides, questa gemma dall’introvabile colonna sonora di Levity mica la potevate ascoltare. E come deprimervi altrimenti?
Amanda Palmer – Oasis
Per il testo deliziosamente cinico. E per il video, in cui lei fa delle facce impagabili. Melissa is gonna wet herself, oh yeah.
Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra La-La-La Band – Blind Blind Blind
Perché da un gruppo che ha allungato il proprio nome solo “to piss off the media” non ci si può aspettare nient’altro che questa cavalcata epica, disperata e catartica, corale e sgolata, figlia e specchio dei tempi in cui viviamo. E anche noi vogliamo punks in the palace/’cause punks got the loveliest dreams.
Baustelle – L’uomo del secolo
Perché qui si crede nella storia fotografata da angolature minimali, nel racconto orale, nella denuncia dei canti di paura, nelle canzoni dall’ipnotica struttura circolare. E perché in un album paurosamente scostante (canzoni meravigliose alternate ad altre orride) questo è uno dei picchi.
Offlaga Disco Pax – Venti minuti
Perché ancora quando la sento mi commuovo fino a piangere, nonostante molti (cinici) la possano trovare stucchevole. Un rapporto padre-figlio mai pacificato che si incrocia ad un rapporto d’amicizia durata oltre la naturale scadenza. Stupenda.
Le Luci Della Centrale Elettrica – Per combattere l’acne
Per le maratone sulle tue arterie, per i lavori in corso solo per farti venire. Brondi ha bisogno di maturare e di scremare le sue enumerazioni caotiche (e chissà se ci riuscirà o si farà travolgere dal consenso attuale), ma in questa canzone quasi nulla stona. E il video è meraviglioso.
Sr Chinarro – Timidos
Perché esiste anche l’indie spagnolo, sì. E questa canzone è evidentemente stata creata per compensarci di un anno senza i Perturbazione (per tacere degli Smiths). Timidos del mundo unìos/que no pare la conversaciòn…
Vincent Delerm – Il y a un temps pour tout
Perchè esiste anche l’indie francese, sì. E come si fa resistere alla marivaudage di Delerm, così squisitamente inutile? Nel primo singolo del nuovo album (bruttino) donne che guidano compulsando Michelin, pescando dolcetti, pontificando su cartelli stradali e autostrade la notte. Perché c’è un tempo per tutto.
Flight Of The Conchords – Leggy Blonde
Il duo comico-musicale che ha sbancato gli USA quest’anno, qui nella versione espunta dalla loro serie. Perché sono i sixties virati sitcom, con chiusa r’n’b, con un video che fa invidia ad un sacco di video “veri”. E provate a non esclamare “ooh” quando cominciano a srotolare lo scotch.
Fine, titoli di coda. Come? Ho barato, così sono undici? Mannò. E poi l’avevo detto che non era una top ten. Felice 2009.