I Can Do It In The Mix: party like it’s 2.0.0.9

Giorgio Valletta | 31/12/2008

L’ultima puntata del 2008 di “I Can Do It In The Mix” è anche la prima del 2009: decidete voi :-)
In scaletta ovviamente c’è molta musica dell’anno nuovo, come per gli Animal Collective, attesissimi al loro ritorno discografico, Lily Allen, Who Made Who e il progetto NASA (North America South America), davvero ricco di stars. Tra gli emergenti da tenere d’occhio, le inclassificabili Telepathe, l’indie-rocker Tommy Sparks e l’electro-girl La Roux. E poi alcune delle più belle canzoni delle ultime settimane, dagli splendidi Amadou & Mariam al pop degli Empire Of The Sun fino all’emozionante “Little Bird”, con Jose James ad affiancare i Jazzanova.
Il finale è dedicato a Moltheni e a quello che a mio avviso è uno dei dischi più ispirati e sottovalutati del 2008 italiano: “I segreti del corallo”.

Buon ascolto!

Questa è la tracklist:

I can do it in the mix” 31/12/08 (numero quarantotto)

1. Elvis Presley CRAWFISH (Pilooski edit)
2. White Denim SHAKE SHAKE SHAKE
3. Tommy Sparks I’M A ROPE
4. Who Made Who TV FRIEND
5. Mr. Oizo POSITIF
6. Animal Collective MY GIRLS
7. Telepathe CHROME’S ON IT
8. Lily Allen THE FEAR
9. La Roux QUICKSAND
10. Empire Of The Sun WALKING ON A DREAM
11. Desmond & The Tutus KISS YOU ON THE CHEEK
12. Jay-Z feat. Santogold & Kanye West BROOKLYN (GO HARD)
13. NASA feat. David Byrne, Chuck D, Ras Conga, Seu Jorge & Z-Trip MONEY
14. Daft Punk HARDER FASTER BETTER STRONGER (Diplo work is never over remix)
15. Amadou & Mariam SABALI
16. Jazzanova feat. Jose James LITTLE BIRD
17. Moltheni VITA RUBINA
(intervista a Moltheni)
18. Moltheni IN PORPORA

Scarica la puntata in mp3

oppure ascoltala in streaming qui sotto:

Up, Close and Personal: fuck it tapes

Tomm. | 30/12/2008

Up, Close and Personal: Not A Top Ten

Giorgio Busi-Rizzi | 30/12/2008

Ceci n’est pas une top ten. Tanto meno quella delle migliori canzoni del 2008.
Non che sia ideologicamente contrario alle top ten: semplicemente non le so fare. Soffro, soffro già per decidere dieci album, non parliamo di dieci canzoni. Così, parto escludendo gli album nel listone Vitaminic dei migliori 2008, tranne gli italiani (sì, è un criterio arbitrario e antidemocratico – embé?), le scelte dei colleghi, su cui spero avrete già investigato per conto vostro, ed alcuni dischi (Portishead, Why?, Beach House, Deerhunter, Spiritualized, Matt Elliott che pure non mi ha incantato) che secondo me vanno ascoltati per intero, perché il processo di estrazione/astrazione non rende loro giustizia.
Via, quindi, alle mie dieci canzoni condivisibilmente gradevoli del 2008:

Don Turbolento – Take It Up

Perché al concerto (mostruoso) dicembrino al Covo a vederli c’erano quindici persone, e ne meriterebbero almeno 1500. Una canzone dal tiro disumano nata per infiammare i dj set (ed i live). Roba da mandare il disco a Pitchfork ed aspettare l’impennata di hype. Ché se hai scritto “Brescia” sulla carta d’identità…

Eels – Taking A Bath In The Rust

Perchè se non fosse per la quasi completamente esaustiva collezione di b-sides, questa gemma dall’introvabile colonna sonora di Levity mica la potevate ascoltare. E come deprimervi altrimenti?

Amanda Palmer – Oasis

Per il testo deliziosamente cinico. E per il video, in cui lei fa delle facce impagabili. Melissa is gonna wet herself, oh yeah.

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra La-La-La Band – Blind Blind Blind

Perché da un gruppo che ha allungato il proprio nome solo “to piss off the media” non ci si può aspettare nient’altro che questa cavalcata epica, disperata e catartica, corale e sgolata, figlia e specchio dei tempi in cui viviamo. E anche noi vogliamo punks in the palace/’cause punks got the loveliest dreams.

Baustelle – L’uomo del secolo

Perché qui si crede nella storia fotografata da angolature minimali, nel racconto orale, nella denuncia dei canti di paura, nelle canzoni dall’ipnotica struttura circolare. E perché in un album paurosamente scostante (canzoni meravigliose alternate ad altre orride) questo è uno dei picchi.

Offlaga Disco Pax – Venti minuti

Perché ancora quando la sento mi commuovo fino a piangere, nonostante molti (cinici) la possano trovare stucchevole. Un rapporto padre-figlio mai pacificato che si incrocia ad un rapporto d’amicizia durata oltre la naturale scadenza. Stupenda.

Le Luci Della Centrale Elettrica – Per combattere l’acne

Per le maratone sulle tue arterie, per i lavori in corso solo per farti venire. Brondi ha bisogno di maturare e di scremare le sue enumerazioni caotiche (e chissà se ci riuscirà o si farà travolgere dal consenso attuale), ma in questa canzone quasi nulla stona. E il video è meraviglioso.

Sr Chinarro – Timidos

Perché esiste anche l’indie spagnolo, sì. E questa canzone è evidentemente stata creata per compensarci di un anno senza i Perturbazione (per tacere degli Smiths). Timidos del mundo unìos/que no pare la conversaciòn…

Vincent Delerm – Il y a un temps pour tout

Perchè esiste anche l’indie francese, sì. E come si fa resistere alla marivaudage di Delerm, così squisitamente inutile? Nel primo singolo del nuovo album (bruttino) donne che guidano compulsando Michelin, pescando dolcetti, pontificando su cartelli stradali e autostrade la notte. Perché c’è un tempo per tutto.

Flight Of The Conchords – Leggy Blonde

Il duo comico-musicale che ha sbancato gli USA quest’anno, qui nella versione espunta dalla loro serie. Perché sono i sixties virati sitcom, con chiusa r’n’b, con un video che fa invidia ad un sacco di video “veri”. E provate a non esclamare “ooh” quando cominciano a srotolare lo scotch.

Fine, titoli di coda. Come? Ho barato, così sono undici? Mannò. E poi l’avevo detto che non era una top ten. Felice 2009.

Marta Sui Tubi – Sushi & Coca (Tamburi Usati/Venus)

Giorgio Busi-Rizzi | 29/12/2008

- Registrato con Taketo Gohara (Capossela, Banda Osiris, Mauro Pagani) e autoprodotto come Tamburi Usati (anagramma di Marta Sui Tubi), il terzo album del duo-ormai-quartetto (batteria e piano, più gli originari chitarra e voce) siciliano stanziatosi a Milano, alba impaurita vestita di seta stracciata (nella title track), mostra inconfondibile il marchio MST: il gusto per il calembour (Lauto ritratto, già dal titolo), i testi arguti e surreali – come angosciantemente surreale è il quotidiano di cui parlano -, la continua ricerca musicale che inanella citazioni (il para-Caparezza nell’esordio, il Buscaglione e la fine growl di Dominique, l’esordio quasi Scissors Sisters di Non lo sanno, i sixties di Dio come sta, e volendo la caccia è aperta) su strutture mai banali, debitrici al prog (vengono in mente gli Area), profondamente zappiane e testimoni della formazione accademica del gruppo, con belle aperture melodiche, armonici ed armonie vocali (L’aria intorno), arpeggi elaborati di una chitarra più discretamente amalgamata ai nuovi coprotagonisti (le svisate di piano, la batteria mai banale, i fiati di Gabrielli che arrangia anche gli archi del trio Cane, persino un banjo).

- Però…
- Però i pregi di quest’album sono anche i suoi difetti. Talvolta il gusto per la complessità approda a virtuosismi fini a se stessi: il coro di bambini di Non lo sanno, le strofe lunghissime dette tutte d’un fiato e sempre marcate (dalla chitarra, dalla batteria, dalla voce stessa), le mille citazioni, è tutto così ricorrente che può risultare fastidioso. Si finisce per apprezzare i momenti in cui rallentano ed escono dal loro stile(ma), per avvicinarsi paradossalmente ad un approccio più convenzionale alla forma-canzone (La spesa osa poco, ed è stupenda, Pensieri a sonagli è inaspettatamente sanremese – di un Sanremo buono però, alla Avion travel). E poi…
- Dimmi.
- E poi la maggior parte delle suggestioni del testo sono più che altro fini al ritmo. Significano poco. E talvolta osano troppo, le metafore continue alla fine diventano invadenti. E non credo d’essere un puritano, ma la presenza di puttane (in 4 brani su 12) è pari solo alla quantità di frasi sentenziose, di un autocompiacimento un po’ sbruffone, come dei Mariposa sotto cocaina. Insomma, bel lavoro ma sanno e possono migliorare…

La voce dall’altro lato del telefono smette di farfugliare le sue S da Bugs Bunny.
- Mh, capito. Allora, grazie, Slavoj. Ciao.
- Prego. Ciao.
Click.

Visita il Myspace dei Marta Sui Tubi
Guarda il video di Non lo sanno

Guarda il video di Cinestetica

Yo Majesty: Futuristically Speaking… Never Be Afraid (Domino/Self)

Daniele Giovannini | 29/12/2008

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/12/futuristically-250x250.jpgLa cosa fantastica è che si può trovare un compromesso: la Domino di Arctic Monkeys, Franz Ferdinand e Kills pubblica un album hip-hop/dancehall/house. La parte migliore è che non si esaurisce tutto qui, dato che le Yo Majesty meritano tanto rispetto tanto quanto sono distanti dalle sonorità medie Domino. Shunda K e Jwl B, duo formatosi a Tampa, Florida, hanno dichiarato di essere lesbiche e cristiane. L’attitudine iconoclasta, femminista e gay militante, dice chi le ha incrociate dal vivo, sembra pervada le loro esibizioni party-rap. Futuristically Speaking… Never Be Afraid, album di debutto, segue il comunque recente Yo EP. In quello che la stampa riconduce alla gay music e da radici nell’hip hop, le Yo Majesty hanno coltivato una dance black-futuristica — del genere che, come da manuale, tra due anni sarà già meravigliosamente datata. Le premesse, inclusa la prospettiva di un hip hop in cui lo stereotipo dello sciovinista, sfacciato e orgoglioso delle proprie prodezze sessuali viene promosso a una lettura intergenere, si traducono forse bene nei live in club umidi ma su disco suonano purtroppo già trite. L’apertura, appropriatamente prodotta dai Basement Jaxx, è appena più rabbiosa del resto. Il resto è un electro-rap che ha qualcosa (meno molto altro) di M.I.A., house post-Detroit e ghettotech che scalcia Missy Elliott direttamente nell’oltretomba riservato ai classici. Se questi sembrano titoli di merito, e lo sono, sono mescolati in modo assurdista, isterico, poco coeso e con una copertina pacchiana oltre quello che le parole possono descrivere. Never Be Afraid è un party album autocontenuto e neppure troppo eccitante; come già detto, ci riserviamo l’eventuale entusiasmo per i live. Naturalmente ora si accettano sfidanti al titolo di più promettente duo lesbo-cristiano da Tampa.

L’International Herald Tribune sulle Yo Majesty
Visita il sito della Domino Records

Il meglio dell’anno secondo Vitaminic

Redazione | 29/12/2008

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/12/vinyl.jpgIl bilancio di Vitaminic del 2008 è quello di un grande anno discografico, dominato soprattutto dagli esordienti, fatte alcune dovute e imponenti eccezioni (i nuovi Portishead contano in un certo senso come degli esordienti, con un nuovo volto tanto simile e diverso da quello di oltre dieci anni fa). Non serve dire che ci sono piccoli dischi, come quello degli Wave Pictures, che hanno caricato di immagini e colori i mesi appena passati (tanto basta); ma serve dire che forse abbiamo assistito alla nascita di band che potrebbero rivelarsi più di una semplice one hit wonder. Non sarebbe niente di nuovo neanche quello, ok, e del resto spiegare perché ogni volta è scontato e magnifico è impossibile. Un po’ come farsi una ragione del perché quattro fighetti in Ralph Lauren, con il loro bagaglio di preppy-pop e Ivy League, abbiano conquistato le orecchie di mezzo mondo con una canzone dal nome assolutamente ridicolo. Insomma, Cape Cod Kwassa Kwassa? (M.P.)


1 PORTISHEAD – Third (Island)

2 FUCK BUTTONS – Street Horrrsing (Colors Move/ATP)

3 FLEET FOXES – Fleet Foxes (Bella Union/Sub Pop)

4 MGMT – Oracular Spectacular (Columbia)

5 BEACH HOUSE – Devotion (Carpak/Bella Union)

6 VAMPIRE WEEKEND – s/t (XL Recordings)

7 OFFLAGA DISCO PAX – Bachelite (Santeria)

8 THE WAVE PICTURES – Instant Coffee Baby (Moshi Moshi)


9 BON IVER – For Emma, Forever Ago (Jagjaguwar) / FOUR TET – Ringer (Domino)

10 BAUSTELLE – Amen (Warner/Atlantic)

11 FLYING LOTUS – Los Angeles (Warp)

12 CRYSTAL CASTLES – Crystal Castles (Last Gang)

13 LIGHTSPEED CHAMPION – Falling Off The Lavender Bridge (Domino)

14 R.E.M. – Accelerate (Warner Bros)

15 TV ON THE RADIO – Dear Science (Matador)

Up, Close and Personal: why even bother

Enzo Baruffaldi | 28/12/2008

Cercare di riassumere un anno intero dentro una personale playlist si fa ogni volta più inverosimile. Il 2008, tra le altre cose, è stato anche l’anno dei mille siti alla Muxtape e delle inutili battaglie per chiuderli. È da tempo che tutte le playlist sono diventate possibili, accessibili, scaricabili e forse indistinguibili. Hanno cambiato forma e uso, perduto buona parte del loro valore di condivisione. Non saprei immaginare, oggi, di fare un nastrone per qualcuno: da qualche parte, in qualche hard disk, chiunque possiede già ogni cosa. Ciò che i nastroni racchiudevano si è rivelato a tal punto impalpabile ed evanescente da volare via al primo soffio di Wi-Fi. Restano le canzoni, è vero, e così questa è soltanto una playlist come un’altra, con dentro un po’ delle canzoni che quest’anno ho ballato da solo.
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Up, Close and Personal: Il est toujours joli, le temps passé

Nur Al Habash | 28/12/2008

E’ sempre bello, il tempo andato. Il mio anno in canzoni (pop).

El Perro Del Mar – Somebody’s Baby
Una canzone irresistibile: tre dita di solletico al pianoforte, una voce celestiale, svedesità a palate.

Let’s Wrestle – Let’s Wrestle
Ragazzini inglesi selvaggi e sconclusionati. Gente che ti urla nelle orecchie a più non posso “facciamo lotta!”, suda divertimento e sputa noncuranza. Non chiedevo altro.

Portishead – The Rip
Un pezzo che ha lo spessore di un romanzo intero, una preghiera scevra di ogni patetismo. Sono tornati i Portishead, insomma.

Vermillion Sands – Mary
Oh, rainy days I can’t stand you anymore. Oltre che ad essere in tema con i nubifragi di fine anno, è il sette pollici più sorprendente uscito fuori dallo stivale negli ultimi 12 mesi. Rock ‘n roll!

Jeremy Jay – Hold Me In Your Arms Tonight
Questa canzone d’amore mi ha fatto compagnia in un anno di peripezie sentimentali. Jeremy Jay unisce la grazia di un gentleman ad una laconicità congenita e seducente. Ha anche un gran bel taglio di capelli.

Alt-Ctrl-Sleep – Take Care
L’abbraccio di cui avevate bisogno, il massaggio al collo dopo una giornata massacrante, il venticello fresco d’estate dopo pranzo. Questa canzone è distillato di relax. Indispensabile contro i frenetismi dell’anno appena passato, e possibilmente anche per quelli a venire.

Comet Gain – Love Without Lies
Sapete l’adrenalina? Sapete la voglia di ballare, di chiudere gli occhi e lasciare che tutto vada? Ecco. I Comet Gain pestano duro con un pezzo che sarà ricordato in tutti i dj sets nei secoli dei secoli amen.

Tiger Tiger! – Premarin
Timidi vagiti twee all’italiana. Anche se i Tiger Tiger! dicono di non sapere cosa sia, questo pezzo si canticchia che è una meraviglia. E il giretto di Casio all’inizio sembra spruzzare arcobaleni e mini pony da ogni tasto.

Beach House – Gila
Il suono più sexy del 2008. Con una tastiera e una chitarra i Beach House sono riusciti a creare un mondo di aurore boreali e sfumature finissime. Insomma, mi hanno impressionato terribilmente.

The Wave Pictures – Just Like a Drummer
La canzone più commovente del disco più commovente dell’anno.

Up, Close and Personal: c’è crisi

Chiara Leandri | 27/12/2008

Quest’anno c’è crisi. Vi aspettate che citi Bugo? No, la mia crisi italiana viaggia su 10 canzoni raccolte a fatica. Andiamo all’estero, finiamo il nostro viaggio, o ne cominciamo uno da soli. A voi scoprire chi parla di cosa.

Schiller feat. Xavier NaidooSehnsucht
Berlino. U-Bahn. Desiderio. La voce di Naidoo dà vita ad un testo perfetto. Schiller trova nella dimensione urbana l’architettura per i suoi suoni. Brano che lascerà il segno. Insieme al videoclip.

Afterhours- Riprendere Berlino
Berlino. S-Bahn. Italia. Non sarebbe bello, non farsi più del male? Riflessioni metropolitane.

Baustelle – Baudelaire
Ammucchiare citazioni dotte come in una Wunderkammer. Finisce che si crea un universo ad uso personale che danza ad un ritmo perfetto.

Max GazzèIl solito sesso
Una canzone che nella sua semplicità fa male, tanto è bella. Forse ho l’età che tutto sembra meno importante…ma mi piace troppo.

La Crus – Mentimi
La realtà dei sentimenti è spesso fatta di paradossi che non sempre sanno spiegarsi. Un’ultima storia, prima dell’addio.

Bloc Party – Signs
E’ come cadere di magia, è un viaggio in autostrada, sa di desideri quotidiani e soluzioni fantasiose. I Bloc Party saranno più elettronici, ma non perdono nulla della loro spina dorsale.

Amanda Palmer – Astronaut
Perchè mettersi alla prova dà buoni frutti, perchè accontentarsi non fa scrivere canzoni come questa.

The Ting Tings – That’s Not My Name
Alla fine ti muovi a tempo e picchietti con le dita: cavalcano la voglia di indie delle masse e ci riescono dannatamente bene.

Get Well Soon – If This Hat Is Missing I’ve Gone Hunting
Non lo si può perdere, questo nuovo progetto. Il brano è tragico, è profondo e sbeffeggiante insieme. Collegamento esterno puramente personale: Dalai Lama, Rammstein.

Coldplay – Viva La Vida
Cosa ce lo fa piacere di più, Brian Eno o Hype Williams ? Forse non importa: questo pezzo vale tutte le chiacchiere sui Coldplay

Up, Close and Personal: l’eterno roteare come agnello nel kebab

Paolo Morelli | 27/12/2008

Il mio 2008 è stato più un anno di grandi concerti che di grandi dischi (di quelli che “resteranno”).
Alcune di queste 10 canzoni sono tratte da album belli (che invece non sono affatto mancati). Altre mi hanno semplicemente divertito o tenuto compagnia.

(il link è al video, ove disponibile)

Baustelle – Il Liberismo Ha I Giorni Contati
L’Italia di oggi, “un corpo fragile che sa di essere morto”, sublimata in chiave-pop-rock-sinfonico. In autunno poi il titolo si sarebbe rivelato ben più profetico del previsto…

Hot Chip – Ready For The Floor
La cosa più ballabile mai prodotta dagli inglesi, senza se e senza ma (qui il titolo è profetico sul destino della canzone stessa).

Coldplay – 42
Ok, la loro hit di quest’anno è stata un’altra, ma è la spiazzante metamorfosi nel cuore di questo pezzo a gridare che i Coldplay hanno ancora qualcosa da dire, anche dopo la trasformazione in U2 e le figlie battezzate come computer.

Kaiser Chiefs – Never Miss A Beat
Ecco, forse in certi casi quella di limitarsi all’ascolto dei singoli è scelta più saggia. Micidiale cuore d’oro di britpop da dancefloor in una confezione di confetti stantìi.

Le Man Avec Les Lunettes – Apples
Piccola grande scorribanda di pop cristallino. Un gruppo italiano di cui andare orgogliosi.

Late of the Pier – Bathroom Gurgle
Post new rave? In ogni caso li ho trovati una delle poche band “hyped” con qualcosa da dire. Qui c’è di tutto: Soulwax, falsetto glam e improvvise trasfigurazioni in Gary Numan.

Death Cab for Cutie – Bixby Canyon Bridge
Un album un po’ manierista, in Italia si è parlato di loro soprattutto per la storia del fake; ma l’apertura e chiusura da brividi di questo pezzo sono tutte da Death Cab originali.

Grand Archives – Torn Blue Foam Couch (MP3 in streaming/download)
Il pezzone orchestrale che apre in modo travolgente l’esordio di questa filiazione un po’ più twee dei Band of Horses (ex band del leader Mat Brooke).

Styrofoam – After Sunset
L’ottima brioche con cui si son saziati tutti quelli che aspettavano pane dagli ancora latitanti Postal Service.

Katy Perry vs Bloc PartyI Kissed a Banquet
In quota “guilty pleasures & sdoganamenti”, batte ai punti “wo-wo-womanizer” Britney. Il cafonissimo singolo di Katy Perry ha imperversato ovunque, e pure di rielaborazioni in rete se ne trovano tante: ma questo mash-up con la base di Banquet, di autore al momento sconosciuto, è forse quello che rende il pezzo più godibile. Anche in pista.

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