13 novembre 2008

Late of the Pier: Fantasy Black Channel (Parlophone)

Non so se c’entri qualcosa il fatto che essere preannunciati da molti come la Next Big Thing (si può ancora usare questa espressione?) e non diventarlo possa far bene ad un gruppo più delle copertine di NME e compagnia bella. Perché i Late of the Pier nonostante le carte in regola ce l’avessero davvero tutte, e fra queste l’asso non troppo nascosto nella manica ovvero la produzione di Erol Alkan, non hanno fatto il passo decisivo verso l’Olimpo. Ma loro se ne sono fregati di fare un disco pulito e dall’ascolto liscio: hanno creato una specie di mutante dalle mille facce. E la cosa sorprendente è che comunque lo guardi, o meglio comunque lo ascolti, è tutto davvero fenomenale. Nonostante anche quando la carne al fuoco sembra davvero troppa il quartetto di Castle Donington la mette assieme sempre in modo irresistibile. Sferzano dalle atmosfere classiche dell’elettropop ai synth più kitsch (Focker e Bathroom Gurgle ad esempio), dalle chitarre punk-funk al prog più glam con una sicurezza impressionante. E anche se come me non amate quasi niente di quello detto sopra non vi scoraggiate perché questo Fantasy Black Channel fa proprio per voi. No, non scherzo, giuro. Per andare verso le classifiche c’è sempre tempo per ora continuiamo a divertirci sul serio.

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…e di Heartbeat
Se ve lo siete perso Giorgio Valletta li intervistò per “I Can Do It In The Mix”

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