Christina Carter: Original Darkness (Kranky/Goodfellas)
Non potremmo definire Christina un’artista che risparmia colpi, tutt’altro. L’impronta personale della sua musica, tuttavia, rende sempre un’occasione un po’ speciale i suoi -tipo- bimestrali comeback discografici: freak-folk allucinato in punta di voce condito di acustiche e campanellini, musica la cui economia di base è l’assenza di un’economia e che nel suo frequente sbilanciarsi verso il tedio suona sempre concettuale e programmatica. Original Darkness in questo è assolutamente in linea con la poetica della famiglia Carter, se vogliamo un pelo meno oscuro della media degli ultimi lavori. La questione strutturale è liquidabile con l’assunto secondo cui chi non è interessato a questa attitudine e a questo suono fa molto bene a manifestare di tanto in tanto la propria distanza, continuando a non interessarsi della cosa mentre i fanatici ingrassano lo scaffale dei vinili senza curarsi troppo del posto di Christina Carter nella storia della musica contemporanea. Tutto questo per dire che di un disco come Original Darkness, del quale tutto si può dire men che “brutto”, s’accorgerà sempre e solo chi è giusto che se ne accorga, e che Christina continuerà a far marciare Charalambides e progetti paralleli senza troppa cura di farlo sapere in giro. Kranky, come sempre, acconsente e mette il logo, e sembra tutto così incredibilmente giusto e sensato da farci togliere il cappello di default.

