Blake/e/e/e: Border Radio (Unhip Records / Audioglobe)
Sarà un po’ scontato dirlo, ma il folk migliore mi richiama sempre alla mente le proverbiali ampie distese: uno sguardo vasto sull’orizzonte con il vento che mi soffia in faccia. E che in cielo sia tramonto o mezzogiorno dipenderà poi dall’umore delle canzoni e dal mio. Per esempio, i Band Of Horses o i Grand Archives sono gruppi che mi fanno questo effetto in pieno. Il disco di debutto dei Blake/e/e/e (pronunciato “Blake-ie”), il nuovo progetto di Paolo Iocca e Marcella Riccardi dei Franklin Delano, prende le mosse proprio da queste radici tradizionali, e la cosa bella è che mostra di averne una assoluta competenza, come nelle suggestive Holy Yes To The Sunny Days o The Great Rescue Episode. Ma quello, appunto, si rivela soltanto un punto di partenza. Le melodie di Border Radio partono presto per la tangente, si sfaldano, si fanno psichedeliche come in The Thing’s Hallow o nelle sperimentazioni della title track, che ricordano Califone e Animal Collective. Occorre tenere il passo. Ma Border Radio non si ferma neppure lì: quegli “ampi orizzonti” crescono, si fanno ormai talmente dilatati ed espansi che ogni suono riecheggia e si perde, ogni cosa, infine, svapora nel dub. Ed ecco allora l’introduzione programmatica di Holy Dub, o la trasvolata dei dieci minuti di Dub-Human-Ism, che dondolano sospese a chissà quale altezza. Un album che affascina per il modo in cui riesce a conciliare mondi così distanti, vagando nella musica con sguardo curioso, lo stesso di noi lì dentro che ci lasciamo trasportare.
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