2 ottobre 2008

The Notwist + Saroos @ Circolo degli Artisti, Roma (30/9/2008)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/10/notwistlive-250x166.jpgGli ormai irrimediabilmente soffici Notwist, soffusi di una mestizia non esattamente teutonica, sono sempre stati per me un gruppo da cameretta e sinesteticamente marroni. Marroni nel senso migliore del termine, come Woody Allen ma in modo ovviamente diverso. A sei anni di distanza da Neon Golden volevo sopra ogni cosa ricercare di nuovo la confortante marronità dei Notwist in questo tour che accompagna l’ultimo album, The Devil, You + Me. Quello di martedì era un Circolo degli Artisti da tutto esaurito, ma ammirevole nella gestione di uno tsunami su scala indiequalcosa. Il sentore del tutto esaurito era nell’aria, eventualità che nella sua accezione letterale e brutale fino a tempi recenti era sempre stata tanto rara da queste parti. Ho pregustato la totale assenza di intimità parcheggiando quasi a Porta Maggiore. Tagliando la folla verso l’ingresso. Facendomi largo compostamente fino a metà sala, in qualche modo. I Saroos, da Monaco, ultimi ospiti della Alien Transistor dei padrini Notwist, stavano già suonando. Duo più uno per la serata, hanno reso finalmente godibili le remote e involute divagazioni electro-atmosferiche del debutto omonimo trasformandole in sano, energico rock sporco di hip-hop, direttamente dalla matrice Anticon. Non sarebbero da definirsi esaltanti neanche se ci fosse stato lo spazio per esaltarsi — nonostante le grandi accelerazioni da generazione Y e la bella carica dal vivo — ma purtroppo in ogni caso lo spazio non c’era. Qualche gregge femminile intaccava la compattezza dei centinaia schierati in attesa, l’aria si arroventava di traspirazione e del chiacchiericcio che solo a metà concerto si sarebbe spento, i soliti (per fortuna pochi) imbecilli già facevano risplendere nel buio le braci delle proprie sigarette alla faccia dei divieti e del vicino di gomito. I Notwist, nel solo atto di entrare, hanno mostrato tutto quello che c’era da vedere. Soffici come atteso e per l’infinito tempo che sarebbe venuto poi incredibilmente discreti, i due Acher e il resto della band sono sembrati come sospesi e sorpresi dall’improvvisa sparizione della quarta parete della loro cameretta e dalla comparsa al suo posto di una folla sudaticcia e grottescamente enorme. La grandezza dei Notwist di martedì non è stata nell’aver rappresentato il culmine di una ricerca durata più di una decina d’anni, né lo sperimentalismo sorridente di chi inietta di glitch canzoni tristi, o manipola l’elettronica con i controller di un’innominabile console per videogiochi. Non era neanche nella resa ordinaria dei pezzi da The Devil, You + Me, belli ma invivibili, o nel suo recuperare Puzzle da un passato lontanissimo. I Notwist sono stati grandi, forse un po’ noiosi nell’insieme ma grandi, nel loro rappresentare su un palco lo stato dell’arte del concetto di indie nel suo nonsenso più astratto. I brani da Neon Golden sono stati l’essenza di quello che andrebbe fatto, qui, ora: Pick Up the Phone ordinaria, This Room già psichedelicamente spinta e prolungata, una Neon Golden delirante tendente al rave e sfiorata dal cantato ibrido virato all’ocra tra Neil Tennant e Brian Molko di Markus Acher, Pilot spinta fino quasi al dub purissimo (ossimoro, lo so). E dopo The Devil, You + Me la patetica abitudine dei bis multipli istantanei, eppure gradevoli, con One With the Freaks, Good Lies, Consequence e Gone Gone Gone gettate nel mucchio in due riprese. Circolo degli Artisti caldissimo, come il torpore bizzarro e notturno, forse sgradevole, scatenato dal contesto emotivamente ostile, come i Notwist.

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Fotografia di Francesco Negri: Notwist live a Ljubljana.

Daniele crede non ci sia speranza e spera di sbagliarsi. Intanto scrive per Vitaminic. — Visita il suo profilo

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