24 ottobre 2008

Bobby & Blumm + The Sleeping Years @ Init, Roma (22/10/2008)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/10/musicbox-250x187.jpgArriva, ogni anno, almeno un’occasione in cui le serate in giro per la capitale sono sabotate dall’insignificante ma triste fatto che la città ha una squadra di calcio in serie A e nei tornei internazionali. Nel torpore di noi seduti all’esterno dell’Init, pubblico inesistente, poi cresciuto in un pubblico sparuto, si provava non poca pena per Ella “Bobby Baby” Blixt, F.S. Blumm e due Sleeping Years seduti in attesa poco più in là. Avremmo potuto provare la confortante sensazione di far parte di un circolo intimo e ristretto, qui nella provincia dell’universo. Quando però nel ventre dell’Init, più tardi, si era meno delle dita delle mani, tutto è passato per la farsa ed è quindi diventato festa disertata. Sul palco, in un orario speranzosamente compatibile con quelli del pallone, Bobby & Blumm sono saliti smarriti e spauriti. La coppia tra il veterano di casa Morr, Tomlab e Staubgold F.S. Blumm, morbido chitarrista dall’aria di marinaio triste, e la solista dell’elettronichina teutonica Bobby Baby, attiva anche negli It’s a Musical!, è l’esempio ideale della metà buona e dolce della produzione Morr dell’ultimo paio d’anni. Il pop di Bobby & Blumm è solitario e indulgente, di chitarra echeggiante, accarezzata e puntinata di tastiera, sullo sfondo di suoni remoti di carillon, diamonica e sacchetto svedese — un contenitore di stoffa pieno di plastica, forse, o carta, equivalente musicale indolente di quello che il bubblewrap è per il tatto. Nella sala vuota i fraseggi acquarellati tra Bobby e Blumm venivano tratteggiati e modellati dal cantato di Ella “Bobby”, dolcissima e vellutata sia come personaggio sia come voce, a metà forse tra Masha Qrella e Susanna Karolina Wallumrød ma peculiare nel suo timbro leggero ma solido, nella sua onestà e fluidità. A seguire, gli Sleeping Years dell’irlandese Dale Grundle si sono presentati come la coppia già intravista, metà degli attesi quattro membri. Grundle, alla chitarra e alla voce, già nei Catchers, è stato accompagnato dalle tastiere soltanto. Quello che nell’album di esordio è solido cantautorato arricchito da violoncello e ottime parti ritmiche, folk-rock blando ma dal bel suono, nel live ha forzosamente preso una forma in cui emergevano i testi ma in cui tutto il resto affondava monocorde nella, forse possiamo dirlo, noia. Era affascinante rimanere ad ascoltarlo, risollevati nella seconda metà del set da brani come You and Me Against the World e una bella cover di Abilene di Damien Jurado, ma alla fine siamo andati via assonnati. È stato bello esserci, in un certo senso un po’ snob, egoistico, sprezzante verso qualunque squadra di calcio stesse giocando in qualche angolo d’Europa.

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Nella fotografia: la music box di Bobby & Blumm.

Daniele crede non ci sia speranza e spera di sbagliarsi. Intanto scrive per Vitaminic. — Visita il suo profilo

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