One Little Plane: Until (Text Records)
Non sono mai stato un fan di Joanna Newsom, di cui, pur riconoscendone il valore, non digerisco la voce infantile che sembra prenderti per i fondelli. One Little Plane è a suo modo altrettanto infantile, ma è riuscita a conquistarmi sin dal primo ascolto. E’ una questione di sfumature e di equilibri, le linee vocali qui sono meno fanciullesche e gli arrangiamenti più lineari, funzionali al mio modo di intendere certo cantautorato femminile. Until esce per l’etichetta di Kieran Hebden (Four tet) ed è una felice commistione di folk inglese, cantautorato intimista e modernariato elettropop. A prevalere sono gli episodi acustici, talvolta arricchiti con inserti elettro-glitch a fare da contorno, ma il cuore delle composizioni è essenziale, nudo. La fragilità della voce ben si sposa all’andamento pigro dei brani e al tono confidenziale delle liriche che la fanno sembrare una Beth Orton a bassa fedeltà o meglio ancora una Feist più sussurrata. Talvolta si cambia registro con risultati alterni, come in Sunshine Kid, brano di stampo pop-rock classico o nella suggestiva Lotus Flower, episodio perfettamente in linea con il concetto di folktronica tanto caro a band come i Psapp. Long time ago invece si dilunga eccessivamente nella durata, inciampando su se stessa pur ricreando rilassate ed affascinanti atmosfere notturne che amalgamano pulsazioni elettroniche a chitarre liquide. Un disco che si cambia d’abito pur restando sempre se stesso, senza stravolgere nulla della propria essenza, un lavoro di classe e di personalità. Pescare dal foltissimo mazzo della musica folk contemporanea una carta così potrebbe essere la vostra mano vincente.



