Weezer: Weezer (Geffen)
La vita è spesso una questione di colori. Che sia il rosso del semaforo che ci blocca all’incrocio, la tonalità di grigio dell’umore nei giorni difficili o anche il viola troppo acceso e poco rassicurante di quella bibita energetica che promuovono nei festival estivi. Nelle faccende importanti come in quelle insignificanti siamo continumente condizionati dalla percezione visiva, reale o simbolica, delle cose che tocchiamo con mano e che proviamo dentro. E così anche nella musica possiamo abbinare i colori alle canzoni e ai dischi in base alle nostre emozioni. Per i Weezer i colori sono una questione puramente formale, di catalogazione. Siamo al terzo album omonimo, il primo da tre anni a questa parte, che si differenzia dai precedenti semplicemente per la tonalità della copertina ed è il turno del rosso. Se prima il verde e il blu erano facilmente associabili alla freschezza del loro sound, ora ci si poteva aspettare qualcosa di diverso, magari più incline ad una passionalità calda e avvolgente. Ma le copertine non sempre ci dicono tutto del disco, per cui ci si trova nuovamente catapultati sulle coste californiane in piena estate, magari con un drink in mano e lo stereo del bar sulla spiaggia che sputa fuori a tutto volume queste canzoni. All’ascoltatore più attento non può sfuggire una vena più cupa del solito, che talvolta si appoggia a soluzioni più morbide ed acustiche, altre invece si esprime in una inedita asprezza nei toni. A tal proposito sono significative Everybody Get Dangerous, che sembra uscita dalla penna dell’ultimo Kiedis dei Red Hot (anche se qui il risultato è più convincente) o quella The Greatest Man That Ever Lived il cui incipit rappato sembra quasi Eminem in libera uscita. Poi ovviamente entrano le chitarre e tutto rientra nei ranghi, ma sono evidenti gli intenti di voler cambiare senza stravolgere le coordinate sonore. I Weezer sono carta conosciuta e in tutta onestà non ci si aspettava nè più nè meno di un buon disco, che delizierà i palati dei fan e regalerà buone soddisfazioni a tutti gli altri. Magari tra altri tre anni avremo un nuovo colore e la stessa freschezza di sempre, personalmente sono pronto a giocarmi qualcosa sul giallo, ma già lo sappiamo, sarà semplicemente un modo nuovo per catalogare il prossimo disco.



