Weezer: Weezer (Geffen)

Enrico Amendola | 1/8/2008

La vita è spesso una questione di colori. Che sia il rosso del semaforo che ci blocca all’incrocio, la tonalità di grigio dell’umore nei giorni difficili o anche il viola troppo acceso e poco rassicurante di quella bibita energetica che promuovono nei festival estivi. Nelle faccende importanti come in quelle insignificanti siamo continumente condizionati dalla percezione visiva, reale o simbolica, delle cose che tocchiamo con mano e che proviamo dentro. E così anche nella musica possiamo abbinare i colori alle canzoni e ai dischi in base alle nostre emozioni. Per i Weezer i colori sono una questione puramente formale, di catalogazione. Siamo al terzo album omonimo, il primo da tre anni a questa parte, che si differenzia dai precedenti semplicemente per la tonalità della copertina ed è il turno del rosso. Se prima il verde e il blu erano facilmente associabili alla freschezza del loro sound, ora ci si poteva aspettare qualcosa di diverso, magari più incline ad una passionalità calda e avvolgente. Ma le copertine non sempre ci dicono tutto del disco, per cui ci si trova nuovamente catapultati sulle coste californiane in piena estate, magari con un drink in mano e lo stereo del bar sulla spiaggia che sputa fuori a tutto volume queste canzoni. All’ascoltatore più attento non può sfuggire una vena  più cupa del solito, che talvolta si appoggia a soluzioni più morbide ed acustiche, altre invece si esprime in una inedita asprezza nei toni. A tal proposito sono significative Everybody Get Dangerous, che sembra uscita dalla penna dell’ultimo Kiedis dei Red Hot (anche se qui il risultato è più convincente) o quella The Greatest Man That Ever Lived il cui incipit rappato sembra quasi Eminem in libera uscita. Poi ovviamente entrano le chitarre e tutto rientra nei ranghi, ma sono evidenti gli intenti di voler cambiare senza stravolgere le coordinate sonore. I Weezer sono carta conosciuta e in tutta onestà non ci si aspettava nè più nè meno di un buon disco, che delizierà i palati dei fan e regalerà buone soddisfazioni a tutti gli altri. Magari tra altri tre anni avremo un nuovo colore e la stessa freschezza di sempre, personalmente sono pronto a giocarmi qualcosa sul giallo, ma già lo sappiamo, sarà semplicemente un modo nuovo per catalogare il prossimo disco.

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Indietracks Festival – 26/27 luglio 2008, Midland Railway Centre, Derby (UK)

Enzo Baruffaldi | 1/8/2008

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/07/p1020233_-250x166.jpgNon è mai facile riassumere nello spazio di una cronaca un intero festival, anche soltanto di due giornate. La quantità di band, impressioni, facce, aneddoti e soprattutto musica che si accavallano nello stesso luogo in così poco tempo riesce a sopraffarti e a farti sentire piacevolmente distante da tutto. D’altra parte, non sempre chi legge è interessato a un lungo elenco di nomi e relativi personali giudizi, magari a ragione. Dato però che l’edizione 2008 (appena la seconda) dell’Indietracks Festival, sperduto nel Derbyshire, è stata sicuramente tra le migliori rassegne dell’anno per quanto riguarda l’indiepop, e mi ha restituito quel senso di festosa meraviglia e scoperta che ogni volta cerco in questo genere di eventi, mi piacerebbe qui lanciare per aria come coriandoli una manciata di istantanee scattate lo scorso soleggiato fine settimana, e conservarne così qualche ricordo.
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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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