25 luglio 2008

The War On Drugs: Wagonwheel Blues (Secretly Canadian)

Wagonwheel Blues è il perfetto punto di incontro tra classico e moderno, ma più che a metà strada, le due caratteristiche si amalgano completamente nella struttura di ogni brano. Non si tratta di bilanciare le influenze, è l’impasto sonoro a procedere all’unisono attraverso canzoni circolari che rifuggono la classica forma strofa-ritornello-strofa. I The War On Drugs percorrono un viaggio sonico ancorato al buon vecchio songwriting a stelle e strisce di Dylan, Springsteen e Tom Petty, ma bagna il tutto di influenze shoegaze, accenti di Brian Eno e sperimentazioni che richiamano i Wilco di A Ghost Is Born. Il risultato è un disco affascinante, sporcato dalla polvere delle strade di periferia, bagnato dal sudore delle chitarre elettriche, comunque moderno nella forma. Un ruolo primario lo svolgono i muri di distorsioni che accompagnano la componente ritmica, non espressione di un rumore invadente, ma il giusto accompagnamento per i loop che caratterizzano l’andamento dei brani. D’altro canto, la scelta stilistica di voler trovare una strada diversa dalla forma canzone canonica rappresenta anche il limite compositivo di un album alla lunga un po’ ridondante e ripetitivo. A conti fatti, i pregi prevalgono sui difetti e la possibilità di poter ascoltare un disco così attuale nella struttura e allo stesso tempo di impostazione classica non è un fatto così comune di questi tempi. Nella scena di matrice USA, stracolma di classico cantautorato folk più o meno freak, Wagonwheel Blues si presenta come una piacevole digressione sull’argomento, sicuramente migliorabile, ma già ora di pregevole fattura.

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