Humpty Dumpty: Q.b. (autoprodotto – free download)
Il disco si apre su Valentina, una figura femminile dall’apparenza inafferrabile, che funziona però anche da primo specchio del narratore: “sognare / mi rompe il cazzo esattamente quanto vivere”. Il pensiero corre presto ai Baustelle, come per esempio nella storia da “Piccole vacanze” aggiornate al nostro modesto presente di Bobby Holiday (”casomai ne riparliamo / al corso di yoga”), o in Barbablù. Ma la seconda prova sulla lunga distanza per Humpty Dumpty cerca anche altre strade, soprattutto sofisticate e letterarie. A volte funziona e diverte, come nella frenesia di Gerani (”le piante da balcone / non fanno la rivoluzione”), che ha la crudele leggerezza di certi vecchi Diaframma, o in quel piccolo reperto da archeologia del presente che è Sai Violetta, dedicata alla Beauregard musicista, blogger ed ex Suicide Girl. In altre occasioni il risultato è un po’ asfittico, come nelle forzate citazioni di Mr. Makake, o nella sobria spietatezza di Un weekend necrofilo (”è psicologismo da fine del mese / è roba da vecchio romanzo viennese”). Nel complesso, Q.b, con le sue voci distaccate alla Garbo, il suo pop mai scontato e gli arrangiamenti algidi di tastiere, lascia l’impressione di avere alte ambizioni e al tempo stesso poca voglia di concedersi. Desidera colpire con arguzia ma non vuole abbassarsi a troppa disponibilità, finendo così, come un dandy ancora giovane, per non raggiungere in pieno proprio quell’eleganza a cui allude tutto il tempo e che mostra di conoscere bene.
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