Melt Banana + Pissed Jeans @ Unwound, Padova (27/05/08)
Concludere una giornata fatta di postumi di un tamponamento e di studio sfrenato con un concerto dal potenziale altamente rumoristico potrebbe sembrare poco saggio. Eppure dopo aver considerato per qualche secondo la possibilità di andare a casa per restarci ci guardammo increduli ed optammo per l’ipotesi più seducente.
I giapponesi Melt Banana e gli statunistensi Pissed Jeans hanno marchiato il 2007 con due album che, se riprodotti ad un volume considerevole, potrebbero essere tranquillamente usati come strumenti di tortura. La loro resa live ci incuriosiva non poco.
Nel mettere piede all’Unwound notammo gli stormi di t-shirt di band hardcore, i volti carichi di aspettative e qualche metallaro in incognito. Per mesi avevamo concentrato sprazzi d’attenzione sui Pissed Jeans, perché un album come Hope For Men parla chiaro. Da molti è stato etichettato come un capolavoro. Dal nostro punto di vista si tratta invece un interessante punto di svolta, che getta le basi di quello che forse sarà il revival grunge. I segni ci sono tutti, a partire da un suono monolitico che ha come fonti Melvins e Jesus Lizard. Non mancano poi i riferimenti iconografici espliciti, come la copertina del singolo Don’t Need Smoke to Make Myself Disappear, un chiaro tributo al Singles Club della storica etichetta Sub Pop.
Hope For Men è senza dubbio un disco dai contenuti pregevoli, ma che talvolta finisce per risultare datato. La sua resa dal vivo ci spinse a rivalutarlo. Attraverso una sequenza di brani pressoché concatenati tra loro, i Pissed Jeans diedero origine ad una tempesta sonora che finimmo per appezzare proprio perché satura di rimandi agli anni ‘90 più granitici ed in bilico tra generi apparentemente totalizzanti. Sul palco si sviluppò un dinamismo tra strumentisti che odorava di disastri naturali, mentre Matt Korvette, deliziò il pubblico costruedo figure schizofreniche con i suoi arti, risultando però vagamente superfluo a livello vocale.
Dopo l’esibizione uscimmo dall’Unwound per prendere un po’ d’aria, commentando la performance dei metallari in incognito, che si erano scatenati in prima fila sfoggiando polo ben stirate. Nel bel mezzo della conversazione udimmo un suono familiare, che in un primo istante scambiammo per l’inizio di un brano dei Melt Banana. Si trattava invece dello stridore infernale di un treno in frenata. Questo riflette le aspettative che ci eravamo costruiti relativamente tanto atteso concerto della band nipponica.
L’avvento sul palco di Yasuko Onuki e soci scatenò l’euforia del pubblico. Fin dal primo istante non potemmo fare a meno di provare un certo divertito stupore di fronte ad un muro di suono pulsante ed isterico, costruito da individui così minuti. Brani serratissimi e dalla durata trascurabile si susseguirono come proiettili sparati all’impazzata. Un grindcore cartoonistico capace di provocare danni permanenti ai timpani dei presenti ci travolse come una pioggia di mattoni. Ichirou Agata scatenò addirittura l’ilarità di chi occupava le prime file, faccendo largo uso di una pedaliera enorme. Uno spettacolo sublime.
Yasuko Onuki, dall’alto dei suoi trampoli, diede nuova vita alle canzoni che compongono Bambi’s Dilemma, grazie ad urla perforanti ed un evidente talento nella gestione del palco.
Assolutamente memorabili le otto canzoni eseguite in poco più di un minuto.
Pur avendo evitato accuratamente il pogo ce ne andammo con la sensazione di essere stati pestati, ma con un grande sorriso stampato in faccia.
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