11 giugno 2008

Afterhours: I milanesi ammazzano il sabato (Universal)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/06/300_afterhours_i_milanesi_ammazzano_il_sab.jpgMargherita Ferrari
L’uscita de I Milanesi Ammazzano il Sabato è stata accompagnata da un coro di recensioni positive, in cui ho avuto difficoltà a rintracciare qualcosa di simile ai miei sentimenti nei confronti di quest’album. Ho cercato invano un’opinione femminile, che speravo potesse aiutarmi a comprendere più a fondo la natura del mio astio.
La mia impressione è che con quest’album il fil rouge che legava i lavori degli Afterhours si sia aggrovigliato. L’eccesso di chitarre, il ritorno a sonorità eccessivamente piene, i plurimi tributi alle divinità degli anni ‘70, ha poco della sublime ferocia del loro passato discografico. I testi più antichi erano in grado di sconvolgere chiunque avesse in corpo un minimo di rabbia e senso dell’umorismo. I Milanesi Ammazzano il Sabato sembra invece destinato ad un pubblico maschile.
Non posso fare a meno di sentirmi esclusa.
Non mancano comunque brani pregevoli (E’ solo febbre, Dove si va da qui, Orchi e Streghe sono soli), che in alcuni casi riescono a compensare sprazzi di insensata demenzialità (Tutti gli Uomini del Presidente, Riprendere Berlino).

Enrico Amendola
Il nuovo disco degli Afterhours è una bella prova di coraggio. E’ stata una scelta precisa quella di evitare i classici brani-inno che il pubblico canta a squarciagola durante i concerti, preferendo uno stile trasversale e per certi versi sperimentale. Le canzoni hanno bisogno di ripetuti ascolti per essere assimilate fino in fondo, ma quello che risalta da subito è la cura certosina nella realizzazione dei suoni, soprattutto delle chitarre. Agnelli si diverte a scrivere canzoni abbastanza brevi, i cui testi spesso assumono toni ironico-sarcastici che talvolta lasciano spazio a momenti più autoreferenziali (in più di un’occasione accenna apertamente alla propria paternità). Spazio anche al classico indie-rock dai toni pop come il piacevolissimo singolo Riprendere Berlino e ad un paio di ballate a tinte scure: la splendida Musa di nessuno e la title-track. Album probabilmente destinato a dividere per la sua non immediata fruibilità e anche perché per una band come gli Afterhours le aspettative sono sempre alte. Probabilmente un lavoro di transizione, punto di partenza per una direzione nuova, ma questo soltanto i prossimi dischi potranno confermarlo. Resta il fatto che, per essere semplicemente un album di passaggio, la qualità è decisamente alta; fortunatamente non si vive di soli inni e canzoni da far cantare al pubblico durante i concerti.

Luca Baldinazzo
Li avevamo lasciati a Parma nell’estate del 2007, quando la band guidata da Agnelli, all’apice di un divismo ai limiti dell’irritazione cutanea, stava assaporando l’adorazione della folla. A quel tempo gli Afterhours dovevano essere di ritorno dagli States; dove è fare immagine che si siano tolti parecchie soddisfazioni in compagnia dell’amico e spirito affine Greg Dulli.
Li troviamo oggi con un disco multiforme come mai prima d’ora, in cui si intrecciano – ma anche scontrano – un diverso approccio alla musica così come ai testi: da un lato I milanesi ammazzano il sabato suona incredibilmente vintage, dagli attacchi zeppeliniani-sabbathiani alle melodie che rimandano ai Beatles, dall’altro lato Agnelli concentra le liriche su partner e figlia raggiungendo in maniera fastidiosa in diverse occasioni vertici di pruriginoso maschilismo.
Dopo svariati ascolti, di questo disco rimangono stampati nella testa molti pezzi: manca la pura bellezza del passato, ma c’è indubbiamente di che divertirsi tra elettricità ed energia, che il palco saprà esaltare con pienezza.
Una menzione particolare per E’ solo febbre, Tutti gli uomini del presidente, Orchi e streghe sono soli e (Muse a parte) Tutto Domani.

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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