Dadamatto: Il derubato che sorride (R!SVP / Aboutaboy Records)
Dopo l’esordio di Ti tolgo la vita, di appena un anno fa, tornano i Dadamatto, trio di Senigallia dedito a imbrigliare follia e poesia dentro canzoni costantemente in bilico tra “l’ansia del punk e la leggerezza della canzone popolare italiana”.
Non a caso, il nuovo album, Il derubato che sorride, prende a prestito il titolo da un verso di Pasolini per una canzone di Modugno. E la citazione arriva fino a una delirante cover registrata con un telefono cellulare, sulla lunga strada del ritorno da un concerto dove erano stati rubati tutti gli strumenti e l’attrezzatura della band. La rivincita del derubato è l’amore che, nonostante tutto, continua a illuminargli il sorriso, come una “nevrosi da trauma”. Ma non si tratta dell’unico rimando letterario dentro questo disco, c’è anche una strofa di Gianni Rodari messa in esergo a X Mary: una filastrocca che conclude come “non per tutti domenica è festa”.
Una delle caratteristiche più riuscite e uniche dei Dadamatto sembra proprio essere quella di riuscire a tradurre in canzoni una tensione tra la tenacia del sentimento che sfiora l’ossessione, da un lato, e una vena più crepuscolare, quasi introversa, dall’altro. Da una parte, Al cinema, dove “la ragione scivola”, e dall’altro Il mio amico Michele Grossi, in cui il ricordo di un amico immaginario è soltanto un indizio. E oltre a tutto questo, si resta spesso spiazzati da una vena comica surreale che nei Dadamatto non viene mai meno (soprattutto se si pensa a quanto il senso della morte è presente in questo album) e che coinvolge anche il piano delle scelte musicali: da chitarre rumorose si passa repentinamente a ninne nanne, a tastiere dalle cadenze quasi folkloristiche, a passaggi cantautorali. Ma è un piacere lasciarsi disorientare dai Dadamatto, che alla fine ci ricordano come in fondo “la morale della storia è praticamente evidente: c’è sempre e comunque qualcuno che lo prende nel culo”.
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