Camden Crawl, Pt. I (Londra, 18/04/2008)
Il Camden Crawl è a suo modo una piccola risposta londinese al SXSW.
Si prendono un centinaio di band emergenti, le si sparpagliano nell’arco del weekend per una ventina di locali distribuiti nel diametro di un chilometro, le si condiscono con qualche più affermato ospite a sorpresa (l’anno scorso Ash, Black Rebel Motorcycle Club e Amy Winehouse, quest’anno The Fratellis, Wombats e Robyn) e si fornisce la scaletta rigorosamente all’ultimo istante, con un effetto “busta a sorpresa” che, insieme alla facilità con cui ci si imbatte in code improponibili, demolisce qualsiasi tentativo di programmazione anticipata.
Lo spirito è approfittare dei limiti logistici per lasciarsi sorprendere da nuove scoperte, e le edizioni precedenti insegnano che in molti casi ne vale la pena.
Vitaminic si è gettato anima e corpo nell’impresa uscendone con le ginocchia distrutte, le orecchie pulsanti e qualche macchia verde fosforescente sui pantaloni.
Does It Offend You, Yeah?
Avendo individuato l’accoppiata più interessante della serata al Purple Turtle di Mornington Crescent, estremo sud del percorso, tocca rimanere in zona per evitare brutti scherzi, e alle 7pm si entra solo al Koko.
I DIOYY hanno un nome decisamente più audace della musica che propongono, un electro-rock abbastanza innocuo, e per fortuna nemmeno loro ci credono più di tanto. Nei momenti migliori sembrano stimolare uno spettacolare ritorno alla breakdance, trascinano e scatenano un fitto lancio di birre (che da queste parti è segno di apprezzamento); nei peggiori sono piuttosto generici e dimenticabili.
Riescono comunque a onorare in qualche modo il nome quando intimano di non votare Boris Johnson alle prossime “comunali” (se di questo si può parlare quando c’è da eleggere il nuovo sindaco di Londra), ricevendo in cambio una pioggia di “buuu”.
Florence And The Machine
Il minipub “The Crescent” tiene sì e no 50 persone, ed è intasato all’inverosimile da una buona percentuale di fans convinti. La rossa Florence si presenta grintosa ed estroversa, e tra pezzi propri e cover di Beirut e Cold War Kids investe con un talento vocale notevole quanto debordante e onestamente, alla lunga, ai limiti del molesto. Dopo quattro pezzi notiamo dalla finestra che c’è già coda per i Lets Wrestle, per cui ci catapultiamo fuori.
Lets Wrestle
L’attesa è palpabile, e a intervalli random qualcuno non ce la fa ed esplode in un “Let’s wrestle, let’s fucking wrestle!!!”, come recita il ritornello del loro inno. Questi tre giovanotti al momento sono forse i più classici piccoli idoli locali, grazie a una serie infinita di concerti raramente fuori Londra, e a una manciata di singoli sgangheratissimi ma a presa immediata. È un po’ una sorpresa scoprirli quindi timidissimi, con lo sguardo continuamente basso, mentre i presenti impazziscono ad ogni brano. Sorpresa minore è invece rendersi conto che, nonostante la timidezza, il loro slacker rock miserabile (immaginate una versione da pub dei Dinosaur Jr se J Mascis avesse imbracciato la sua prima chitarra ieri) funziona alla grande. Potrebbero scomparire subito come diventare un’istituzione.
Crystal Castles
Difficile essere obiettivi quando si è schiacciati sotto un palco da un centinaio di teenager fluorescenti in trance agonistica, e devi alzare il collo di 90 gradi per vedere la cantante la quale contemporaneamente ti sta pestando le mani a ripetizione. Mentre Ethan Kath tesse suggestioni retro-digitali accompagnato da un batterista vero, Alice Glass catalizza tutta l’attenzione alternando strilli e sospiri e sporgendosi costantemente sull’orlo dello stage, che abbandona sporadicamente per sdraiarsi sfinita con un piede sulla grancassa. Suonano solo mezzora sui 45 minuti previsti, lasciando sia il pubblico che i dj locali in disorientata estasi.
Robyn
Ci si aspettava un’alternativa intelligente a Gwen Stefani, e ci si ritrova invece una ragazzona non più giovanissima e dai movimenti non sempre aggraziati che, accompagnata da una band in identico completo di ordinanza, richiama pericolosamente Simona Ventura con Le Iene. In una cornice così fighetta anche i pezzi migliori vengono livellati a patinato pop medio da domenica pomeriggio. Grossa delusione.
Leggi l’articolo sulla seconda giornata del Camden Crawl
Guarda il video dei Lets Wrestle al Camden Crawl
Guarda i Crystal Castles dal vivo in una puntata del telefilm inglese Skins
Guarda il video di Konichiwa Bitches di Robyn



