14 marzo 2008

The Grand Archives: s/t (Sub Pop)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/03/grand_archives2.thumbnail.jpgEnrico Amendola
Questo disco piacerà a molta gente, come quello dei Band Of Horses con cui ha molto in comune, a partire da Mat Brook (nella band dei cavalli ai tempi del primo disco) per finire con l’etichetta, la Sub Pop. E forse anche nel riscontro critico delle riviste di settore, positivo ma non eccessivamente. Il fatto è che certe soluzioni di rock pop melodico ed elettroacustico sono spesso sottovalutate nonostante un buonissimo riscontro di pubblico. I Grand Archives scrivono ottime canzoni, che siano morbide ballate oppure brani dall’andamento più luminoso il risutato è sempre eccellente. Smorzano i toni epici dei Band Of Horses, asciugando un poco le armonie in crescendo e ogni tanto si concedono qualche digressione più zuccherata e prettamente indiepop. Praticamente ciò che molte persone cercano in un disco: equilibrio e riscontro emotivo. Le canzoni hanno un cuore folk ma attorno si costruiscono arrangiamenti che richiamano anche le lucenti armonie dei Beach Boys e di certo pop chitarristico. Niente di più semplice e fruibile per le nostre orecchie, nessuna strada trasversale o digressione pischedelica e ben venga tutta questa immediatezza. Fidatevi, questo potrebbe essere il disco della vostra primavera 2008, e probabilmente anche della mia.

Enzo Baruffaldi
L’oro del sole basso sull’orizzonte che filtra tra gli alberi e grandi, vasti spazi tutto intorno. Basta ascoltare solo poche note delle canzoni dei Grand Archives per sentire già il vento di una sera di fine primavera soffiarti incontro, e un braccio passarti intorno alle spalle. Dolcezze folk che conosciamo bene, ma che in questo disco risplendono di una luce particolarmente felice, perché qui la connessione è con quella tradizione melodica americana che prende Beach Boys, Crosby, Stills, Nash & Young e perfino i Bee Gees come riferimento.
Il segreto è presto svelato: i Grand Archives sono il nuovo progetto di Mat Brooke, che fino a un anno fa militava nei Band Of Horses, e che di quella formazione aveva già scritto una assoluta perla come Saint Augustine.
Rispetto ai Band Of Horses qui sembra mancare ogni sorta di propensione all’oscurità, e anche la malinconia sa mostrare un buon sorriso. I Grand Archives amano costruire le loro canzoni su strati di suoni: percussioni, tromboni, violini, voci su voci… tutti e cinque i membri della band cantano, e spesso si aggiunge ai cori anche Jenn Ghetto, già compagna di Brooke nei Clarissa’s Wierd, la band dalle cui ceneri i Band Of Horses presero le mosse.
L’iniziale Torn Blue Foam Couch sembra entrare in argomento con tranquillità, ma poi al piano elettrico subentrano le chitarre e la melodia quasi in falsetto si rincorre con sempre maggiore energia, la batteria incalza e quando tutto si interrompe è troppo presto, ci lascia senza fiato. Un effetto che ai Grand Archives riesce particolarmente bene. Per esempio, dentro la trascinante The Crime Window, con il suo dispiegarsi vibrante di fiati e i suoi echi di Springsteen.
In mezzo, i Grand Archives sanno proporre anche delicate ballate acustiche, buone per sedere intorno al fuoco sulla spiaggia, come Index Moon o A Setting Sun, più tradizionali e raccolte.
Un disco sontuoso, con un’idea di musica che vola sopra generi ed etichette, per tornare ad abbracciare il piacere limpido dell’ascolto.

Visita la pagina MySpace dei Grand Archives
Scarica l’mp3 di Torn Blue Foam Couch
Ascolta alcuni demo sul blog I Guess I’m Floating

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