Shockwave NME Awards Show @ Astoria, Londra (10/02/08)
Febbraio è il mese degli NME Shockwave Awards, che come di consuetudine vengono anticipati da un tour itinerante e da una serie di show che mettono in campo una cospicua selezione tra le band favorite del noto magazine inglese, tra nomi affermati (Babyshambles, Wombats, CSS) ed emergenti (Black Kids, Vampire Weekend, MGMT).
Fa quindi un po’ specie che una delle line-up complessivamente più appetibili sia anche fra le poche non sold out: all’Astoria va infatti in scena un signor quartetto composto da Cut Off Your Hands, Los Campesinos!, Future Of The Left e Les Savy Fav. O meglio dovrebbe, perchè i primi danno disgraziatamente forfait all’ultimo minuto.
E qualcos’altro dev’essere andato storto, perchè il solitamente esuberante Gareth Campesinos (tutti i Los Campesinos! adottano lo stesso cognome in stile Ramones) appare visibilmente depresso e demotivato. Ma la forza della giovanissima band di Cardiff sta in pezzi troppo grossi per risentire di un solo componente fuoriposto, e sebbene la vista sia lievemente dissociante, è impossibile resistere all’impeto euforico di You! Me! Dancing!.
Seguono i concittadini Future Of The Left, ovvero l’evoluzione degli ex McLusky tramite il bassista dei Jarcrew. E quella che assale l’Astoria con una serie di miratissime sassate post punk è già una band che non ha nulla da dimostrare: rispetto ai tempi di To Hell With Good Intentions il sound si è fatto se possibile ancora più cattivo, ma c’è la novità della tastiera nonchè un paio di pezzi che tradiscono un retrogusto più pop che chissà, potrebbe in futuro dare loro la meritata visibilità che non hanno mai avuto.
“Quando entro in scena la prima cosa che faccio è assicurarmi di essere la persona meno cool del locale”, è invece una recente dichiarazione di Tim Harrington, frontman dei newyorkesi Les Savy Fav. Dopo oltre dieci anni di carriera, è un risultato che ormai ottiene a mani basse in pochi secondi.
La prima cosa a fare ingresso sul palco sono infatti le sue scarpe. Da sole. In volo. Segue lui, in improbabile costume completo da Fantasma dell’Opera. Tempo un pezzo ed eccolo levare maschera e vestito nero e svelare una camicia fosforescente da vero hippy: non c’è più gara.
Mentre la band sfodera implacabile il suo arsenale di riff angolari, il nostro passa metà del tempo in mezzo alla folla, tuffandosi, attraversandola, regalando trombette e rubando cappelli, pescando altri costumi strani da un borsone, mimando amplessi con le spie, cavalcando e sodomizzando (per finta…) un incauto fan che aveva invaso il palco, e urlando ogni pezzo con quel poco fiato che gli rimane tra una corsa e l’altra.
Prevedibilmente al momento di salutare è seminudo, ma a quel punto è il meno.
Irraggiungibili.
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