19 febbraio 2008

Offlaga Disco Pax: Bachelite (Santeria)

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Marina Pierri
Dalla mattina che ho ricevuto nella mia cassetta della posta Bachelite, sono quasi certa che non sia passato giorno senza che ne abbia ascoltato almeno una traccia. Per giunta, dopo qualche tempo, mi sono accorta che ero io stessa, qua e là, a recarne le tracce: al secondo album di una band con una personalità così nitida e distinta, ci si sente autorizzati a parlare di un “Offlaga-pensiero” che re-incornicia una varietà di esperienze quotidiane. Mi trovo a raccontarmi delle storie nella mia testa ed a scandire le consonanti come fa Collini, svuotando le pause tra le parole e soppesando ogni singolo passaggio. Ma non mi sono trovata soltanto a pensare come gli Offlaga: ho anche pensato agli Offlaga. Ho masticato quel che ho letto in giro, anche la bella intervista di Corrado comparsa su queste pagine, in cui l’intervistatore appare così prolifico di dettagli e l’intervistato così reticente. Da vari vagabondaggi tra critiche e considerazioni sono emerse tre constatazioni, quelle che sembrano guidare il discorso sugli Offlaga di questi tempi: la prima vuole che questo sia il disco “musicato” della band emiliana, quello in cui finalmente gli arrangiamenti, bistrattati almeno parzialmente in Socialismo tascabile, reclamano il loro legittimo posto nella storia; la seconda vuole che Bachelite segni l’ingresso (?) in una zona meno autoreferenziale, più spiccatamente neorealista; la terza, la mia preferita, designa l’album come l’album dei sentimenti, o qualcosa del genere. Quanto alla prima, è ineccepibile: la voce recita meno e le vicende contano più lacune, lasciate perché a riempirle siano gli arrangiamenti. Quanto alla seconda, vera anche quella, se accettiamo che la vena caricaturale o sarcastica che emergeva qua e là si sia trasformata in un rendiconto più impostato. Quanto alla terza, è indubbio che Venti Minuti o Cioccolato I.A.C.P scoprano una vena nostalgica. Ma il commentario è sociale anche quando è umano, e quando è umano resta sociale. Il ritratto è impietoso fino al fastidio. In quei sentimenti, se proprio così dobbiamo chiamarli, c’è un sentire sordo e mai (auto)indulgente, quello di chi non si lascia andare (ai sentimenti). Neorealista, ancora una volta. Così, a conti fatti, Bachelite emerge come un lavoro contraddittorio, meno unitario e nettamente più scomodo o piacevole rispetto al precedente. Non meniamocela coi dischi della “maturità”, che rischiamo seriamente che Enrico, Max e Daniele scoppino a ridere. Limitiamoci a dire che gli Offlaga sono riusciti a mirare più dritto, più al centro; non una band sentimentale, ma una band sensibile, parola vaga come le stelle dell’Orsa, si, ma a cui restituiamo con piacere i suoi benefici (= 2c agg. FO che reagisce a determinati stimoli intellettuali, estetici, emotivi ecc, da De Mauro).

Margherita Ferrari
In dormiveglia ho deformato il testo di Robespierre per farne una recensione di Bachelite. Nella mia testa Max Collini pronunciava frasi improbabili relative al suo lavoro.
Mi sono svegliata e ho fluttuato per un po’ nello sconcerto.
Da qualche anno ho la sindrome da blogger compulsivo; scrivo mentalmente decine di post e poi, altrettanto mentalmente, li cestino.
Quest’oggi posso dire di essere giunta ad un nuovo stadio: sognare recensioni musicate.
Bachelite ha forse corroso il mio cervello? Direi di no.
Molto semplicemente, quando ascolto il nuovo lavoro degli Offlaga Disco Pax, non posso fare a meno di sentirmi inadeguata, ignorante e veneta.
Quando dormo, invece, sono un nessuno privo di pudore.
Negli ultimi giorni Bachelite ha accompagnato ogni mia immersione nel traffico e, come alcuni pregevoli album shoegaze, mi ha permesso cancellare volti ostili e giovani berlusconiani, che nonostante tutto persistono.
Rispetto a Socialismo Tascabile, gli arrangiamenti si sono evoluti, assumendo talvolta fattezze post-rock.
Ne conseguono struggimento, commozione, apatia.
Infine ci sono i testi. Alcuni sono spettacolari, altri semplicemente validi.
Ognuno di essi si insinuerà nella vostra testa, permettendovi di vedere poesia in ogni cosa.

Visita il blog degli Offlaga
Leggi la recensione di Indie for Bunnies

Playlist

  1. Simon Scott Nivalis (edit)
  2. The Knife Colouring Pigeons
  3. Warpaint Elephants
  4. Avril Lavigne Alice Underground
  5. Bologna Violenta Trapianti Giapponesi
  6. Motorpsycho She Left On The Sun Ship
  7. unòrsominòre. Le notti difficili
  8. The Magnetic Fields You Must Be Out Of Your Mind
  9. R.U.N.I. Il ballo del quaquaraqua
  10. Richard Skelton The Shape Leaves (Early Version)

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