MGMT @ Koko, Londra (26/02/08)
Si sa che aria tira da un po’ di tempo a questa parte.
Senza togliere nulla a chi continua comunque a sfornare cose interessanti, il gioco bene o male è quello di spulciare nel passato e recuperare le influenze che non aveva ancora recuperato nessuno – tra i casi più recenti il Paul Simon epoca Graceland dei Vampire Weekend.
Delle fonti di ispirazione sonora dei MGMT si sapeva già: a cogliermi assolutamente impreparato è quindi il look del frontman Andrew Vanwyngarden che mi va a rispolverare nientemeno che la bandana alla Mark Knopfler. Ora mancano davvero solo le spalline.
Intorno a lui comunque formazione a cinque, e anche la giacca in domopak del bassista non è male. Ben Goldwasser, l’altra metà del duo titolare del marchio, è invece in normale e modesto pullover a righe, e indaffarato dietro ben tre tastiere.
E una volta finite le considerazioni fashion non si può non annotare la grandiosa invadenza della macchina hype a pieno regime, tant’è che c’è bisogno di spostare le transenne un metro indietro per fare posto a tutti i fotografi. La scena poi acquista valenza ancora più surreale se si considera che trattavasi di misero slot di supporto per i Sons & Daughters prima e i Band of Horses poi.
Da parte sua la band risponde con un set piuttosto spavaldo che si gioca subito i pezzi da novanta: si presenta con Weekend Wars, con la sua strofa rubata agli Stones e il ritornello ai Muse, e già in seconda posizione spara il singolone/inno Time To Pretend. Ma l’atteggiamento è sul timido/guardingo, forse per l’inusitato dispiego di obiettivi puntati in faccia, e finisce che chi non conosce il background sarcastico/situazionistico del duo di New York potrebbe credere che quella bandana in testa ad Andrew sia seria.
Tempo mezzora, in cui spicca una bella resa di Electric Feel e l’assenza di Kids, e la pacchia è già finita.
Meritati applausi dei fans.
La transenna viene riposizionata al suo posto originale.
Qualcuno addirittura torna a casa (io compreso).
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