27 febbraio 2008

Los Campesinos!: Hold On Now, Youngster… (Wichita/Arts & Crafts)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/02/los_campesinos.thumbnail.jpgI Los Campesinos! dissero una cosa vera quando dissero “the International Tweexcore Underground will save us all”.
Si tratta ora di stabilire di che natura sia tale redenzione: un amore universale che nasce dalla musica e dalla bellezza, oppure l’eterna promessa di un’estetica elitaria ed esclusiva, non toccata dal cattivo gusto dilagante?
Nel loro album d’esordio Hold On Now, Youngster…, questi giovani kids di Cardiff sfiorano l’esasperazione tanto si mostrano capaci di trasmettere allo stesso tempo il loro sincero e coinvolgente entusiasmo e un distacco ironico e consapevole.
“It’s sad that you think that they’re all just scenesters / and even if we were, it’s not the scene you’re thinking of”: il loro manifesto era già tutto qui, in quella You! Me! Dancing! che ce li fece conoscere l’estate di un paio d’anni fa. In quella posizione ricercata e difesa di totale adesione a un modello (quello di un indiepop intellettuale, collezionista e feticista), ma nella simultanea e ininterrotta presa di distanza da ogni stereotipo identificabile. Insomma: schizofrenia allo stato puro.
In questo senso aveva ragione la recensione apparsa sulla webzine Drowned In Sound, sostenendo che Hold On Now, Youngster… era il primo disco pop figlio di quella generazione musicale inglese cresciuta con Pitchfork. Nessuna traccia di Kinks o di Clash, nessuna strizzata d’occhio a NME (che infatti non sembra aver apprezzato troppo l’album), nessuna tradizione diretta a cui rifarsi oramai, tanto qualcuno finirà sempre per trovarci noiosi comunque. Eccitarsi è solo una scelta come un’altra, vediamo allora cosa resta da fare.
Dal punto di vista musicale, tutto ciò sembra tradursi in un’euforia prolungata di tutti gli strumenti sovrapposti, nel rincorrersi delle voci quasi sguaiate. E nonostante in cabina di regia sieda David Newfield, già produttore dei Broken Social Scene, il risultato è un gioioso caos che sembra sempre sul punto di scoppiare, richiamando alla mente tanto i Pavement quanto gli Architecture In Helsinki, con mille campanelli e un onnipresente violino.
A questi nomi si potrebbero poi aggiungere gli Huggy Bear, per l’irruenza politica e rumorosa, o gli Art Brut, per il gusto citazionista e la tendenza a divagare nello spoken word. Ma il risultato raccolto dai Los Campesinos! in questo album frenetico ed esuberante resta comunque superiore alla somma dei singoli elementi, un’istantanea di una scena e di un’epoca che significa molto più di ciò che contiene la sua piccola cornice.

Visita il sito dei Los Campesinos!
Visita la loro pagina sul sito dell’etichetta Wichita
Scarica l’mp3 di Don’t tell me to do the math(s)
Guarda il video di Death To Los Campesinos!

La prossima settimana i Los Campesinos! saranno in concerto in Italia:
giovedì 6 marzo – Musicdrome, Milano
venerdì 7 marzo – Covo, Bologna

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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