12 febbraio 2008

Efterklang + Peter Broderick @ Init, Roma (09/02/08)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/02/efterklang_init.thumbnail.jpgEra una serata insolita. Un pezzo di Danimarca si era staccato dalla madrepatria e, navigando intorno all’Europa, era arrivato galleggiando fino all’Init. Scendendo sempre più la notte, sotto l’acquedotto andava radunandosi il piccolo pubblico dell’enorme band-collettivo danese. Il colpo d’occhio sul palco ancora vuoto era come le aspettative sul live: affollato, confuso, pieno di promesse. Disteso subito dietro c’era il panorama a metà tra Bosch, Escher, Picasso e Disney che appare sulla copertina di Parades, secondo LP degli Efterklang, uscito nel 2007 e ora portato in tour. Presentandosi in modo discreto, all’estrema sinistra del palco, è comparso Peter Broderick ad aprire. Suonata la prima manciata di battute al piano ha afferrato il violino e giocato di sovraincisioni. Broderick incarnava alla perfezione l’ideale estetico Type Records di suoni quieti, composizioni acustiche sul confine con l’elettronica e viceversa. Il fatto che sia nativo dell’Oregon non significa molto. È danese d’adozione, vive a Copenhagen, ed è regolarmente in tour anche come violinista degli Efterklang, condividendone umori e ispirazioni. Si è alternato tra violino, sega, melodica, chitarra e piano continuamente duettando con sé stesso, sdoppiandosi, piegandosi un istante e quindi esplodendo al violino, per poi ricomporsi all’improvviso, sussurrando nel microfono, riprendendo a pizzicare le corde. Esteso e arricchito, il materiale dai suoi lavori sparsi è stato modellato in una forma che, partendo da canoni simili a quelli del compagno di etichetta Helios-Goldmund, si proiettava in vibranti stratificazioni semigenerative di archi quasi sul modello delle tre vaziazioni della Discreet Music di Eno. Quando nel finale degli applausi prematuri sono finiti nella registrazione di un campione di chitarra, Broderick se l’è comunque cavata meravigliosamente, smorzando, distorcendo e integrando sul momento quella partecipazione imprevista.
Gli Efterklang, prima di ogni altra cosa, erano tanti. Si confondevano come animali soliti al mimetismo tra le aste dei microfoni, le percussioni sterminate, le penne di pavone puntate verso il soffitto e le chincaglierie disseminate ovunque. Eppure rimanevano otto e si notava, tutti sul palco fianco a fianco, a freddo a sollevare solenni il primo coro di Polygyne. La presenza scenica, in un crescendo di estasi nervosa e di scambi agli strumenti, era varia e folkloristica, circense, fatta di calzoni al polpaccio per i membri in vista, gilet di paillette per Clausen e un vestito salmone per la deliziosa Anna Brønsted. Lo stralunato Casper Clausen si è proposto sempre più come improbabile frontman, personaggio tra Kevin Barnes e Steve Buscemi, mentre alla sua destra e in modo altrettanto improbabile Rasmus Stolberg faceva la parte del chitarrista con attitudini punk. Il resto del gruppo si proponeva come ensemble bandistico, tra corni e trombe, Moog e flauto, violino e un sottobosco di elettronica parsimoniosa piena di glitch. Con una tecnica formidabile e con straordinaria immediatezza gli Efterklang hanno magistralmente allargato la gamma sonora del nucleo pop-rock fino a una coralità a otto voci, all’elettronica nordica e rarefatta di Múm (ma infinitamente più vivi e risonanti) e Isan (ma infinitamente più tiepidi e umani), alla ricchezza con un’anima indie dei L’altra, all’esplosività anarchica, marciante, travolgente e totale degli Akron/Family. Il chiacchiericcio iniziale, che era come unghie sulla lavagna durante la prima placida mezz’ora, si è spento. Sono aumentati gli sguardi fissi verso gli occhi sgranati di Clausen, le teste ciondolanti al martellare di cassa, i cori duplici e triplici dal pubblico, le braccia al cielo e i piedi pestati in terra. È diminuito il parlottio, è aumentata l’ilarità. I condotti di aerazione ai lati del palco percossi come se la batteria e i tamburi non bastassero, ogni singola voce a fluire, ogni istante suonato come se non ci fosse più domani. Nel bis, quando è stato annunciato un brano calmo prima del gran finale, è sceso un silenzio disarmante. Il rispetto di un pubblico solitamente difficile si conquista così. Poi tutti a ridere di nuovo. Il pezzo di Danimarca, questo isolotto errante di musica corale con i suoi infiniti abitanti, dopo essersi spiaggiato e aver celebrato i suoi riti pagani di falò, penne di pavone e fiati, aveva già ripreso il largo.

Visita il MySpace degli Efterklang
Scarica brani e guarda video degli Efterklang
Leggi di Under Giant Trees e Parades su Vitaminic
(Fotografia di Damiano Cerrone).

Pubblicità

Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

Archivi

wordpress visitors