21 gennaio 2008

Steven Blush: American Punk Hardcore – Una storia tribale (ShaKe Edizioni)

http://www.vitaminic.it/uploads/2008/01/mdc.gifSono nata nel 1987. Convivo amaramente con la certezza di essermi persa una serie pressoché infinita di eventi.
Per compensare le mie carenze culturali ed affettive dedico parte della mia vita al maniacale ripescaggio di dischi.
Qualche mese fa mi scoprii intenta ad abbracciare una copia di Post-punk, il portentoso volume di Simon Reynolds. Oggi ho fatto lo stesso con American Punk Hardcore di Steven Blush.
La mia svenevole tendenza a carezzare le pagine di questi libri ha a che fare con la loro stessa natura. Sono scrigni pieni di informazioni. Un dono celeste per chi, come me, in prima elementare conservava gelosamente le cassette delle Spice Girls.
American Punk Hardcore è un volume che si colloca nella mia testa come il perfetto contrappeso di Post-punk. Leggerlo con il giusto spirito significa fare chiarezza e dotarsi di strumenti più adeguati per giudicare le varie trasmutazioni dell’oldschool punk.
Il lavoro di Steven Blush è corposo, ricchissimo di testimonianze e rappresenta il frutto di una ricerca durata anni. Blush ha vissuto in prima persona ciò di cui parla. Il suo approccio alla scrittura è dunque inevitabilmente hardcore.
Descrive un movimento che ha ospitato individui dal background sociale assolutamente vario, che si è spento nel 1986 insieme alla speranza di poter cambiare lo stato delle cose. I kids hardcore di cui parla Blush sono “ragazzini sconvolti che si sono ritrovati nell’hardcore”, un movimento che era anche “una maniera di vivere, qualcosa che dovevano fare.”
Il volume, ricchissimo di informazioni e dotato di una discografia sbalorditiva, si apre con una contestualizzazione politica e culturale della nascita e della diffusione dell’hardcore, seguita poi da una serie di capitoli dedicati allo Straight-Edge, alle derive razziste, al problema della violenza durante i concerti, al ruolo marginale delle donne, alla demonizzazione del movimento da parte dei media e della polizia.
Nella seconda parte invece vengono raccontate le varie scene e le band coinvolte, a partire dai nomi più grossi, come Black Flag, Dead Kennedys, Minor Threat e Bad Brains, fino a chi è finito nel dimenticatoio da anni, magari senza aver mai registrato neanche un singolo.
Significativa è poi l’attenzione rivolta alle etichette indipendenti (SST, Touch & Go, Dischord, ecc) e alla rete costruita dai kids per organizzare concerti e diffondere dischi in giro per gli Stati Uniti senza l’appoggio di major o distributori. Un lavoro che ha dato i suoi frutti soprattutto negli anni successivi, come nel caso emblematico della Sub Pop.
American Punk Hardcore è dunque un volume fondamentale per chiunque voglia conoscere a fondo il movimento, grazie alla sincerità dell’autore e ai plurimi spunti musicali e di riflessione che offre.
La postfazione è ad opera dei Kina, band hardcore di Aosta, che raccontano qualcosa della scena italiana e delle loro vicende personali.

Visita il sito della ShaKe Edizioni

Playlist

  1. Sparklehorse Sea Of Teeth (live)
  2. Caribou Odessa
  3. Amor Fou Peccatori In Blue Jeans
  4. These New Puritans We Want War
  5. Pontiak Suzerain
  6. Rifoki Zombie Attack
  7. Ok Go! This Too Shall Pass
  8. Hole Skinny Little Bitch
  9. Gil Scott-Heron Me And The Devil
  10. Hermitage Ulrike

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