21 gennaio 2008

Interviste Privatissime: Max Collini (Offlaga Disco Pax)

Gli Offlaga Disco Pax sono una band composta da Enrico, Daniele e Max. Sono di Reggio Emilia come me. Inutile dire che noi della “meglio gioventù” cittadina ci conosciamo tutti. Se non di persona almeno di vista. Enrico lo conosco da tanti anni e spesso vedo Daniele al lavoro “da Tosi”, un grosso negozio di dischi in via Emilia San Pietro. Max, al contrario, è una conoscenza recente. L’ho visto la prima volta che era già sul palco. Per l’esattezza al concorso per band emergenti del Centro Comunale di Cavriago “Augusto Daolio”. Da quel periodo in poi per loro è stata una scalata senza soste. Il loro primo disco “Socialismo Tascabile” ha vinto premi,  ottenuto copertine dei giornali e sopra tutto ha creato un vasto pubblico disposto a seguirli ovunque. Gli Offlaga escono in questi giorni con “Bachelite”, il loro secondo album. Io e Max l’abbiamo ascoltato insieme appena dopo l’epifania. Ecco il mio parere. Penso sia proprio un buon disco. Anzi credo sia un netto passo in avanti rispetto al passato. Un album ricco di sentimenti e musica. Per chiarezza premetto che il disco precedente non mi ha entusiasmato. Vuoi per la vexata quaestio “Tono Metallico Standard”, vuoi perché non è facile per un emiliano residente in Piazza Lenin 6 a Cavriago rimanere affascinati da quel mondo che combacia in larga parte con la quotidianità. O forse, come spesso accade, ho bisogno di più tempo degli altri. Questo disco però segna una crescita notevole sia testuale, con Max svincolato dal “socialismo tascabile” e disposto a parlare con il cuore aperto, che musicale, con una band capace di proporre trame sonore di fine fattura, emancipandosi dal ruolo di accompagnamento ai testi. In sostanza “fine delle prove tecniche di trasmissione”: ora si fa sul serio.

Nell’intervista che segue ho parlato con Max, in maniera disordinata, di questi cambiamenti e di altre faccende. Concedendoci il lusso di divagare spesso perché come ho messo in chiaro più volte non sono un giornalista e non so fare interviste come si deve. Allora, Max, lasciamo che sia proprio questo il punto di forza.

Ho letto sull’Europeo un’intervista che Oriana Fallaci fece a Mina. La sua prima domanda è davvero bizzarra. La Fallaci ricostruisce lo scenario della loro primo incontro/intervista. Ricorda: “Affermavi di dormire con un orsacchiotto e divertirti soltanto con topolino, le bolle di sapone e le fotografie di un tipo con la barba che ha accoppato un sacco di persone e mi pare si chiami Fidel . Ignoravi o sembravi ignorare molte altre cose: che Nenni fosse socialista, che il pentagramma servisse per scriver musica e che Maometto avesse dettato la religione dell’islam”. Ora io non ricordo il nostro primo incontro. Tu lo rammenti? Però, dato per scontato che conosci Mark Lanegan, sono certo che conosci anche tutte le cose che Mina ignora. Vero? Magari ti diverti pure a giocare con le bolle di sapone e la foto di Fidel Castro. Di certo, mi dicono, hai qualche difficoltà con il pentagramma…

Mio padre amava molto la musica e mi fece prendere un paio d’anni di lezioni di pianoforte quando andavo alle medie. Fu un disastro, ma un po’ di solfeggio me lo ricordo ancora. Credo che il nostro primo incontro sia stato al Calamita di Cavriago, probabilmente al concerto di Violetta Beauregarde di qualche anno fa organizzato da Punk not Diet.

Veniamo al disco. Un testo racconta di Max Collini che ruba un’ auto. La sua. Ripensandoci mi chiedo: come è possibile che uno di quei bravi ragazzi del partito comunista italiano si conceda un gesto di questo tipo? Hai presente ladri di biciclette, no? I novizi al crimine vengono beccati subito. Non facevi prima a fare come faccio io che non ho un’auto e mi sposto con l’autobus?

Alle nove e mezza di sera gli autobus a Reggio Emilia? Dubito fortemente. Il gesto fu non premeditato ma istintivo. Col senno di poi è stata una vera cazzata, non so cosa mi sia preso quel giorno. In ogni caso era il 1994, il Partito era già defunto da un po’ e si vede che la crisi di valori incombeva.

Se il Devoto-Oli inserisse un nuovo lemma per descrivere il mondo e l’immaginario degli ODP al pari di “felliniano” o “kafkiano” quale pensi sarebbe il termine migliore? Offlagadiscopaziano, offlaghiano, offlaghesco? Ne hai un idea? Mentre ci pensi mi dici onestamente se sei riuscito a far capire il tuo mondo agli altri?

Offlagico? Agli altri il nostro mondo provo a raccontarlo come posso, poi ognuno capisca quel che gli va.

Torniamo al disco. Una sera a Verona, concerto dei Giardini di Mirò, io e te abbiamo parlato di onomastica reggiana. Da quella discussione e da tante altre cose ne è nata una canzone. “Nessun nome da lunario” mi sembra si dica nel pezzo. E pertanto scartiamo i nomi dei santi, dei padri della chiesa, degli evangelisti, dei pellegrini e dei profeti. Scartiamo anche i nomi celtici, quelli legati alla mitologia classica. Qui ne restano pochi. Abbastanza però per fare una canzone. Giusto? A parte tutti quelli che hai citato e che si possono sentire nel disco, vogliamo parlare di quelli leggendari, tipo Porcòdio, Diòfiga, Scioperina, Lenina, Resistenza, Yalta. Dai tirane fuori un pò, chi se ne frega del politically correct…

Il testo di “Onomastica” dice: “Niente nomi di santi da lunario”. Mio nonno era un mezzadro e chiamava le sue mucche da latte coi nomi più assurdi. Alla sua preferita rifilò “Mosca”, in omaggio alla capitale dell’Unione Sovietica. Per mio padre invece scelse Metuccio: la fantasia non gli mancava di certo. Nella squadra di pallacanestro di Avellino gioca quest’anno un colombiano che ha come nome di battesimo, se così possiamo dire, Stalin. Alla faccia del politicamente corretto. Il mio preferito resta probabilmente “Vittoria Proletaria”. Sublime.

L’Emilia è un luogo chiacchierato, scritto e cantato. In tutte le forme e salse. Da Guareschi a Silvio D’Arzo. Da Zucchero a Antonio Delfini. Proprio quest’ultimo scriveva rivolgendosi a Dio “Vorrei tu mi armassi la mano per incendiare il piano padano“. Non so com’è ma mi viene in mente Dylan quando parla della “Highway 61″ . In quel pezzo Dio chiede ad Abramo di uccidere suo figlio lungo quella strada. Domanda da un milione di euro. Credi in Dio? No dai scherzo, la domanda è un’altra. L’Emilia che terra è? Perché se ne parla così tanto? Non credo sia talmente bella da incantare ma nemmeno compromessa al punto da dover esser rasa al suolo. Giusto? Allora perché muove sentimenti così complessi e stratificati? Ma sopratutto Max Collini scriverebbe di Dio ed Abramo in relazione alla Via Emilia tra Cella e Gaida?

L’Emilia è una regione orizzontale e se vuoi andare dal nord al sud o viceversa ci passi dentro per forza. Sarà per quello che un po’ tutti pensano di conoscerla. Tra Cella e Gaida c’è via Lincoln? Non mi pare. Attualmente ho un po’ di fede residuale nella Costituzione Italiana. Terracini era uno che vedeva lontano, anche nelle disposizioni transitorie e finali (Savoia e altre regioni limitrofe). A suo tempo mi han fatto prendere i sacramenti, ma poi il mio parroco l’hanno ammazzato a revolverate. Ancora non si sa chi sia stato il colpevole a distanza di diversi lustri. Sono un grande fan dei dEUS, casomai servisse, mentre la mia madonna di riferimento è rimasta Bianca Berlinguer. Appare ogni tanto verso le 19,30. Delle volte anche alle 23,00.

Bachelite. E’ un disco intimista. Per dirla spiccia c’è meno “propaganda” e più sentimenti. Ho letto un’intervista di Bianconi dei Baustelle dove dice di sentirsi prigioniero delle canzoni che ha fatto su Milano. Di essere in un qualche modo ingabbiato in certi stereotipi che gli hanno complicato la relazione con la città dove vive. Forse è capitata la stessa cosa a te? Quale scintilla ha portato a parlare meno di Partito Comunista e molto più di te? In questa logica il toccante pezzo finale che parla del rapporto con tuo padre ne è la conferma. La domanda è questa: cosa avrebbe pensato il Comintern della svolta poetica degli Offlaga Disco Pax? E Togliatti? Ma sopra tutto cosa è la bachelite, una malattia?

Di sicuro non mi sento prigioniero a casa mia. La politica è sempre stata nei testi che scrivo un dato ambientale ancora prima che ideologico. C’è sempre, anche quando non sembra. Il fatto che in “Bachelite” non si nominino così spesso nei testi i padri fondatori del marxismo leninismo è solo perchè non sento il bisogno di dire le cose sempre allo stesso modo. Spero comunque che il Comintern e Togliatti non avessero tempo da perdere con queste minuzie. La bachelite è la plastica primigenia. Modernariato ormai, ma anche simbolo di cambiamenti molto radicali. Non necessariamente positivi.

Qualche mese fa alla Casa 139 di Milano ho assistito ad un concerto insieme a Jukka, Reverberi, un nostro comune amico. Un reading composto da una selezione di “Racconti emiliani”. Almeno così li chiamate. Torniamo sempre alla matrice letteraria dell’Emilia. Rimasi davvero colpito dall’interpretazione di alcuni racconti. Vorrei che me ne parlassi e mi indicassi con quale criterio hai selezionato i brani. Infine mi devi dire come sopperirai in futuro alla mancanza di due grandi scrittori reggiani che hai escluso. Uno è Ludovico Ariosto l’altro sono io.

Ludovico Ariosto è roba un po’ ostica per le mie capacità. Preferisco cimentarmi con la letteratura contemporanea, decisamente. Ho scelto le “Letture Emiliane” da fare con Jukka tra le cose che amo di più di quegli autori. L’incipit di “Bassotuba non c’è” di Paolo Nori piuttosto che la pera in “Altri libertini” di Tondelli sono pagine talmente belle che non ho resistito alla tentazione. Io e Jukka facciamo sta cosa improvvisando, come viene e senza prove. Ieri abbiamo aggiunto un testo di Giuseppe Caliceti mentre andavamo a Padova in macchina e tre ore dopo lo avevamo già servito. Di tuo ho letto solo le domande di questa intervista e qualcosa sul blog. Sono già preoccupato.

Ho notato che nel disco la voce è più integrata nelle musiche. Quale significato ha questa scelta? Gli Offlaga Disco Pax sono prima di tutto un gruppo musicale? Che peso hanno nelle vostre composizioni testo, musica, parole, suoni? Prima si scrivono i testi poi si musica il tutto o prima si musica poi si suona?

Non abbiamo metodi di lavoro prestabiliti, spesso si è partiti dal testo ma non sempre. In questo secondo disco le cose sono venute a volte partendo dal testo, a volte dalla musica e a volte in sala prove mescolando le cose sul momento. Mi piace pensare che negli ODP sia il brano in sè che abbia importanza più che gli addendi che lo compongono. In Bachelite la voce è volutamente più “dentro” la musica e l’ascolto dei testi richiede quindi maggiore attenzione.

Cerchiamo di finire con il botto. Parliamo di politica. Io ho votato per la prima volta nel 1992. Il partito comunista s’era sciolto nel febbraio dell’anno precedente. Il muro di Berlino caduto. Il patto di Varsavia terminato. Nel mentre era esploso il caso Mani Pulite, Tangentopoli e il germe dell’antipolitica creò la pandemia. E la cura per molti fu il signor Berlusconi. Come muoversi in questo caos? Non vorrei essere frainteso. Nemmeno fare il bignami della mia perdita d’identità. Non è qualunquismo. Mi impegno a fare la mia parte. Leggo e mi tengo informato. Cerco di crearmi un ‘opinione perché rinunciarvi è la peggiore delle sottomissioni. Ma intorno a me vedo uno scenario desolante. Quindi, caro Max, nella mia testa è un gran casino. Ed oggi a trentatré anni suonati, dovessi votare domani non saprei che fare. E non ti nascono che questa è un ammissione sofferta. Tu come sei messo?

Sono messo malissimo. Finisce che prima o poi mi iscrivo alla “Die Linke” tedesca di Oskar Lafontaine e Gregor Gysi e morta lì.

(www.corradonuccini.com)

Playlist

  1. Sparklehorse Sea Of Teeth (live)
  2. Caribou Odessa
  3. Amor Fou Peccatori In Blue Jeans
  4. These New Puritans We Want War
  5. Pontiak Suzerain
  6. Rifoki Zombie Attack
  7. Ok Go! This Too Shall Pass
  8. Hole Skinny Little Bitch
  9. Gil Scott-Heron Me And The Devil
  10. Hermitage Ulrike

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