Up, Close & Personal: Songs of Sadness, Songs of Happiness
Tentare in poche parole il riepilogo di un anno intero, anche solo dal punto di vista musicale, è una scommessa che mi pare persa in partenza, per cui tanto vale alzare la posta soltanto per il divertimento di farlo. Si potrebbe, per esempio, prendere a prestito il titolo dell’ep di debutto dei My Awesome Mixtape per cominciare ad abbozzare a grandi linee qualche categoria, per quanto generica.
Infatti se mi volto a guardare questo mio 2007, anche sotto il profilo della colonna sonora, lo vedo procedere a strappi, tra entusiasmanti eccessi e fasi più malinconiche.
A proposito della giovane band bolognese, “happiness” è stata trovarsi al loro concerto numero uno e realizzare di colpo che si aveva di fronte qualcosa di finalmente nuovo, forte e promettente. Su un altro piano, ma anche questo legato a un live, voglio ricordare la formidabile rivelazione degli A Classic Education, di cui attendo con trepidazione l’esordio discografico l’anno prossimo.
Per continuare con i nomi italiani, il 2007 ha visto anche il ritorno in gran forma degli Ex-Otago, ora supportati dalla Riotmaker a dare coesione al progetto genovese, e quello dei Disco Drive che, assorbito il cambio di formazione, si sono confermati campioni di suoni post punk a livello internazionale. La voce “sadness” di casa nostra è piena di consolazioni, tormenti e riflessioni, come quelle contenute nel nuovo disco degli Amari o in quello degli Altro, o nelle canzoni di Dente, musicisti molto diversi fra di loro ma che hanno in comune la capacità di usare la nostra lingua in maniera efficace e poco comune.
Altre istantanee in chiaroscuro da altri concerti memorabili: gli svedesi I’m From Barcelona sulla spiaggia di Marina di Ravenna che al settimo cielo continuano a cantare insieme a tutti noi, nonostante la corrente elettrica sia saltata da un pezzo; la classe di Johnny Marr che accompgna i Modest Mouse e noi lì di fronte a fare un po’ di conti con quello che siamo diventati; gli occhi di Matt Berninger e la sua voce che sa di bourbon alla data milanese dei National; il sold out dei Settlefish che incendia il nuovo Locomotiv Club di Bologna; andare in giro in furgone e poi saltare e gridare sul palco insieme ai Fanfarlo; una scintillante Frida Hyvönen che sorride seduta al pianoforte; le giornate milanesi del MiaMi; l’esperienza degli Arcade Fire a Ferrara Sotto Le Stelle; la pioggia sopra Stoccolma mentre dentro al vecchio teatro di legno Jens Lekman presenta il suo nuovo album.
E proprio Night Falls Over Kortedala del cantautore svedese è il mio personale disco dell’anno, con le sue evasioni da Love Boat, con la sua emotività complicata, con i suoi improvvisi momenti sereni. Subito dopo metto i suoi connazionali Shout Out Louds, confermati oramai matura e coinvolgente rock band. La Scandinavia, in generale, ha dato ancora grandi soddisfazioni, ma in misura minore rispetto agli anni precedenti. Ci siamo tutti innamorati delle Those Dancing Days, e i Cats On Fire sono una grande band, ma ho l’impressione che le cose a nord si stiano muovendo sempre più in direzione dell’elettronica e della dance. Del resto, questo è stato anche l’anno dell’affermazione ecumenica della “Legna” (fashion e fluo, ma pur sempre fatta per sudare), a mettere d’accordo più o meno tutti. E non a caso le stagioni più indiepop, ovvero la primavera e l’autunno, sono state accompagnate da ascolti provenienti soprattutto da Gran Bretagna (Clientele, Lucky Soul) e Stati Uniti (Of Montreal, Pants Yell!).
E poi c’è stata la radio. Sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana, da Bologna, polaroid alla radio è ormai giunto alla sua settima stagione. Sta superando gli acciacchi dell’età grazie all’assistenza di una “stagista” d’eccezione come La Fagotta, che si è calata a meraviglia nello stile random di questo programma “do it yourself”. E ci sono “collaboratori esterni” di lusso, che in quanto a competenze e professionalità superano di gran lunga la stessa redazione. E ci sono state tante band che ci hanno regalato nuovi live acustici in studio, una delle più grandi soddisfazioni che mi ha dato continuare ad andare in onda ogni settimana, sul serio.
Infine, vorrei trovare qualcosa di sensato da dire anche sulle serate che mi capita di fare in giro a mettere dischi, molte più di quelle che la mia inettitudine al mixer mi consentirebbe, ma di solito le finisco in condizioni tali per cui che non saprei trarne un bilancio ponderato. Spero almeno che qualcuno si diverta e balli quanto me.
In conclusione, il 2007 è stato un altro anno pieno di musica, molto più del precedente e molto meno del prossimo. Io sono ancora contento ogni volta che trovo una canzone, un disco, un gruppo che mi fa saltare per la stanza, che mi fa sentire il bisogno di parlarne subito a qualcuno per raccontare quanto mi piace, che mi fa venire voglia di scriverne su queste pagine. Ma questo, in effetti, potrei dirlo ogni anno.
(Foto di Lucio Pellacani)

