18 dicembre 2007

L’appuntamento

Darsi appuntamenti nelle canzoni non è difficile. Basta iniziare con un accordo in minore. Una la o un si. Scrivere un testo: un accenno al tempo, ai vestiti. L’ansia dell’attesa. Poi un ritornello, un cambio di armonia. Un bacio, un corpo nudo ma non solo. Anche un rifiuto, un addio, il manifestarsi di qualcosa di reale e crudele.

Più difficile è darsi appuntamenti veri. Anche se c’è Roma nell’aria. Nonostante sia Giugno e tutto richiami le suggestioni del Mediterraneo e l’idea dell’alveo. Qui, lungo Viale Luigi Einaudi, poco distante da Stazione Termini, io e Nina camminiamo come fosse Natale. Abbracciati stretti.

Ornella Vanoni pubblica “L’appuntamento” nel 1970, in collaborazione con Bruno Lauzi. E’ il suo maggior successo tanto che il singolo rimane per lungo tempo in testa alle hit parade. Ed è normale che sia così. E’ lei la persona più indicata per cantare il pathos di un appuntamento.

Che sia un rendez-vous a Roma piuttosto che Torino o Milano “in un grande magazzino/in piazza o in galleria” o in qualsiasi altro luogo, per Ornella incontrarsi è sempre un gesto folle. Sì, lo sappiamo bene entrambi. “Accettare questo strano appuntamento è stata una pazzia!”.

Neanche a dirlo, Nina fa suo quel pensiero e mi bacia di sorpresa. Nel bel mezzo di una rotonda a fine del viale, proprio davanti alla fermata della metro. E lo fa sfacciatamente. Precedendo ogni gesto. Ogni possibile reazione. Vuol esserci lei al centro dei pensieri. E’ la prima regola da imparare. Non importa se c’è gente intorno ed inizia a piovere. Poco contano le bugie dette a chiunque, l’importante è esserci e il resto sono conseguenze.

Le canzoni della Vanoni descrivono sentimenti che tentano di resistere alle passioni, senza riuscirci. E’ un eterno conflitto tra ciò che è travolgente, folle, fuorviante e quello che lecito fare. “Amore, fai presto, io non resisto.. se tu non arrivi non esisto non esisto, non esisto..” Tra l’amore bello e l’amore giusto. “Abbracciami forte e dimenticami”.

In questo preciso momento ci sorprende l’estate. Acerba nelle intenzioni, già umida e bagnata come il desiderio di aversi appoggiati ad un muro a pochi metri da Fontana di Trevi. Un gruppo di turisti americani osserva. Vede le mani sui suoi fianchi. Un bacio al collo, uno alla fronte. Si divertono e rumoreggiano. Fischiano come fossimo lì per loro.

Ornella è dalla Milano bene e si vede. Donna di classe, capelli rossi, portamento elegante. Stufa di essere ‘la cantante della mala’. O di essere solo quello. Gino è figlio del proletariato, vive in una soffitta. Stile bohémien. E’ scorbutico e veste sempre di nero. Scrive per lei “Senza fine”. E altre canzoni memorabili. Il loro è uno degli amori più belli e creativi della canzone italiana.

Io e Nina entriamo in un bar per due caffè e una spremuta d’arancia. Parlo di mille cose dimenticando la regola d’oro. C’è lei al centro dell’attenzione. Così alla mia prima pausa mi appoggia le labbra al collo. Davanti a tutti. Rido, cercando di contenermi.

«E’ pieno di gente, non fare così.»
«Tanto tutti guardano la partita…» e infila la mano nei pantaloni.

Ornella dà scandalo facilmente. Milano si trasforma in un piccolo borgo quando commenta la sue peripezie. Ma a lei sembra non interessare. Poco più che ventenne ha già avuto una relazione con Giorgio Strehler ed ora Gino Paoli. E sembra inarrestabile. Trattiene ogni cosa nelle sue mani grandi.

Io e Nina vorremmo avere quelle stesse mani per conservare i momenti migliori della giornata che volge al termine. Ma è impresa vana. Seduti su una panchina lungo il binario attendiamo i treni che partono dalla stessa banchina, ma da lati opposti. Un senso di incompiutezza ci pervade. Mi sale a cavalcioni e mi bacia sugli occhi.

«Cosa c’è?» chiede.

Non rispondo. Il sole spunta tra le nuvole. Ora tutto è trasparente. L’evidenza ha il colore di questa giornata romana. L’aria non ha segreti e non c’è foschia. Cancellata da quella pioggia complice che ci lascia appesi ad un inappellabile senso di verità.

Ornella e Gino si lasciano dopo qualche tempo e una manciata di canzoni splendide. Paoli trova spazio per altre cose. Innamorarsi di Stefania Sandrelli, spararsi un colpo al cuore, cadere in rovina e tornare nelle balere. Lo scorso anno, allo scoccare del settantesimo compleanno di entrambi, sono tornati in tour insieme. Ornella Vanoni suonerà al teatro di Modena il prossimo 20 dicembre.

A Nina, all’idea di Roma come alveo, a Gino Paoli e Ornella Vanoni, alle mani senza fine dedico questo mio quarto privatissimo rituale.

Su youtube non ho trovato una bella versione dell’appuntamento. Accontentiamoci di questa versione di “Io ti darò di più”. Presa da un nostalgico televisore. Foto di Matteo Serri.

www.corradonuccini.com

Pubblicità

Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

Archivi

wordpress visitors