Interviste Privatissime: Alessandro Baronciani (Altro)
Gli Altro sono una band di culto perchè unici nel loro stile. Sono un gruppo che non piace in quanto punk, rock o shoegaze. Nemmeno per aver scritto questa o quella canzone. Piacciono perchè sono loro. Gli Altro, appunto. Altro da quello che solitamente ci si aspetta da un gruppo. Altro dalla professionalità compassata dei gruppi abili a scrivere schede tecniche o richieste cathering prima che canzoni. Altro dallo stile serioso e inarrivabile dei gruppi alternativi italiani. O da quello “finto cazzone” dei nuovi gruppi indie rock. Alessandro Baronciani è voce e chitarra del gruppo. Provo a fare due chiacchere “telematiche” con lui. Ci conosciamo da qualche tempo e quindi perdonerete lo stile poco professionale. Ma ci sta. Rivendichiamo entrambi la nostra “alterità”.
1-Dichiaranzione d’intenti. Io non sono un intervistatore e tu non sei un cantante. Nonostante questo io ti intervisto e tu canti. Siamo sfacciati vero?
Perchè sfacciati? Le cose migliori alle volte si ottengono mettendo due persone insieme a fare qualcos’altro. Ad esempio mi ricordo una bellissima intervista fatta da Igort, Gabriella Giandelli e Stefano Ricci sul fumetto molto interessante. Tutti parlavano di come creavano le loro storie a fumetti in maniera completamente estranea e differente dagli altri. Nessuno di loro era un intervistatore ma hanno parlato insieme liberamente raccontando più di quello che un giornalista poteva chiedergli. Gli intervistatori di mestiere, invece, possono essere troppo analitici e cercare per forza delle conclusioni alla fine di un discorso, mentre molte volte in un discorso la conclusione è implicita. Forse per chi intervista di mestiere è una questione di metodo. Attraverso il metodo raggiungi molto facilmente il tuo scopo anche senza essere preparati sulla materia.
2-Qualche anno fa. Un giorno d’estate. Ci siamo trovati io, te, Scarfo (Julie’s Haircut) e Barnaba. Obiettivo: un pranzo insieme. Abbiamo cercato un fantomatico ristorante sul colle che spunta dietro Pesaro. Non lo trovammo, e non ricordo nemmeno come mai, forse non era mai esistito o probabilmente aveva chiuso. Finimmo per mangiare sul lungomare. In un bagno gestito da qualche tuo amico/parente. Abbiamo fatto un sacco di chiacchiere. Ovviamente nulla di quello che ci siamo detti s’è avverato. Almeno vorresti dirci come si chiama quel posto e come ci si arrivava? Avevi poi offerto tu?
Il posto si chiamava “mare e monti” era un ristorante di pesce. I prezzi erano buoni e si mangiava guardando il mare. Era un posto “sincero”. Si trovava sulla la strada che passa e attraversa tutto il colle del San Bartolo. Putroppo era o lunedi o martedi, I giorni di chiusura del locale. Quindi alla fine optammo per il “bagniacciuga” che sicuramente in alta stagione era aperto. Conosco i proprietari del locale, erano gli ex-gestori della Fuente, uno dei locali storici della provincia. Hanno avuto il merito di farmi vedere un sacco di gruppi: dai Massimo Volume agli At The Drive In. Non posso dire che siano proprio miei amici, però diciamo che li conosco molto bene. C’era anche Barnaba, era ospite a casa mia, perchè c’era “Frequenze Disturbate” a Urbino e lui aveva gli accrediti; così potevamo andare a vedere gratis i concerti del festival. Ora che mi ci fai pensare era in quel periodo che avevamo iniziato a fare questo disco nuovo. Barnaba era venuto alle prove e mancava un nome per fissare una canzone. Poi ci dicemmo: chiamiamola così, quando sarà il momento cambieremo il titolo.
Non mi ricordo chi offrì il pranzo, però mi ricordo che chiacchierammmo molto e anche se tutto non si è avverato ero molto contento di parlare di progetti futuri. Anche perchè non ci sono tante occasioni per parlare insieme. l’anno dopo, sempre in occasione di “Frequenze Disturbate”, andai a pranzo insieme a Burro e Jukka! questa volta sono andato sul sicuro e siamo stati all’”Osteria dalla Guercia”, che in dialetto non è l’albero ma una signora senza un occhio.
3-Vi vidi la prima volta ad Umbertide. Vi ascoltai con grande interesse perchè Andrea Pomini (proprietario della label Love Boat, ex bassista di Disco Drive, giornalista di Rumore etc) mi disse che eravate semplicemente il miglior gruppo italiano. Oh, non avercene, ma quel giorno mi pensai “Pomini perde colpi”. Poi come sempre per amare qualcosa/qualcuno bisogna inizialmente lottarci. Cosi fu. Oggi vi porto su un palmo di mano. E questa intervista lo dimostra. Però mi resta una convinzione: quel giorno avete fatto particolarmente cagare. Ammetti?
Se siamo molto emozionati suoniamo anche peggio. Quello che mi ricordo e che suonammo di pomeriggio nel cortile di un circolo bocciofilo. Non mi ricordo bene ma forse il palco era il campo di bocce. Pavese diceva che la conoscenza nasce dall’odio. Nel senso che all’inizio deve esserci qualcosa che ti fa arrabbiare nell’altra persona che ti spinge ad approfondire. Altrimenti sarebbe indifferenza. l’indifferenza, di solito, non porta niente. Io invece ero completamente innamorato del vostro concerto di Umbertide. La mia ragazza che vi aveva visto una settimana prima mi aveva spedito il vostro disco. Non avevo mai visto i Cocteau Twins dal vivo, ma quella volta pensai che forse potevano essere una cosa molto simile a quello che stavo ascoltando. È stato uno dei vostri concerti più belli. C’era la piazza di sera, era estate e c’era tanta gente venuta per vedere il concerto. Tutta la città era chiusa e sembrava abbandonata. D’estate non c’è nessuno nell’entroterra: sono tutti al mare. Per il festival il comune aveva pensato fosse carino mettere delle luci di natale. C’erano echi di chitarre per le strade vuote, come se fosse una palestra vuota, insomma una splendida atmosfera. Forse le luci di natale me le sono inventate.
4-Un disco nuovo. L’ho ascoltato un po’ di volte. Si sente che siete cresciuti. C’è ambizione di maturità. Sia testuale che sonora. Ovviamente nel vostro stile. La notizia però è questa: non siete più pischelli. Hai imparato a fare gli accordi sulla chitarra per bene?
Gli accordi della chitarra ne faccio sempre meno. nel senso che una volta facevo quattro tipi di accordi per fare una strofa, e altrettanti per un ritornello. Adesso ne faccio due per la strofa e due per il ritornello, ne faccio di meno ma li faccio meglio. Spero meglio. Non so se ci sia ambizione di maturità, anche perchè non ci si accorge quando fai qualcosa se effettivamente è cambiato qualcosa. Questo si può tradurre dicendo che è meglio fare piuttosto che stare a pensare.
5-Eri in guerra col Dio Passato? Immagino sia stata una guerra senza esclusioni di colpi. Chi ha vinto alla fine? Ma sopra tutto che libro hai preso sui templari?
Era un libro su Casteldelmonte. La seconda volta che andammo giù in puglia al festival della Maizza per presentare il nostro primo disco “Candore” ci andammo con la twingo, volevamo vedere La reggia di Federico II che si trovava per la strada di Fasano. Casteldelmonte è stata, quando avevamo sedici anni, un po’ una specie di mito. Eravamo tutti molto presi con le magie e il medioevo. Su Casteldelmonte c’erano libri che ne spiegavano l’architettura esoterica, la storia, i collegamenti con il sacro ordine dei templari. Poi in realtà, dal vivo, è molto più piccolo delle monetine da un centesimo.
6- Nel disco ci sono certe sonorità “punk-shoegaze” . Una cosa impensabile a parole. Strana combinazione. Forse solo voi potevate riuscirci. Non credi però che lo shoegaze sia una musica da fighetti?
Assolutamente no. Ieri ho trovato in cantina un vecchio numero di Rockerilla, ci scrivevano praticamente tutti quelli che oggi sono su rumore. In copertina c’erano gli Urban Dance Squad, ma il disco del mese erano i Soundgarden ex-equo con Nevermind dei Nirvana. Era un Rockerilla del ‘91. Tra le recensioni in evidenza c’erano i Blur di Leisure, e tanti altri dischi che mi sono comprato nel tempo: all’epoca avrò potuto comprarmi al massimo un disco alla settimana. Guardando tra le recensioni c’erano anche gli Slowdive. Che buffo, mi sa che all’epoca non gli avevo neanche dato un’occhiata. Lo shoegaze mi piace molto, mi è piaciuto un po’ alla volta, dopo aver comprato il primo disco degli Swervedriver, qualcuno scrisse che assomigliavano agli Hüsker Dü, e forse adesso avrei anche notato le somiglianze, ma all’epoca era qualcosa di molto distante dall’idea che avevo del punk e della musica hardcore. A natale mia mamma sotto consiglio di mio fratello mi comprò il primo album dei Jesus and Mary Chain. Quando mi chiese se lo ascoltavamo insieme, mi guardò un po’ desolata e poi mi disse: mi dispiace ma devo averti comprato una copia fallata, ma quando riaprirà il negozio puoi andarlo a cambiare, ho ancora lo scontrino!
7-Alessadro Baronciani fummettista. Il tuo tratto pulito contraddistingue il tuo stile. La grazia però la utilizzi solo con la graffite della matita perchè con il plettro sembri un unno. In che relazione stanno per te le tue attività di illustratore, fumettista e musicista?
Che quando disegno mi piace ascoltare tanta musica.
8-Sei nel programma del festival “Control+C” che si terrà a Carpi dal 7-8-9 dicembre. Cosa presenterai in questa occasione?
Per il festival ho preparato delle serigrafie che ho fatto insieme ad Angelino e Michele dei La Quiete. Sono dei poster 50×70 e anche 100×140, grandi cioè come i poster del cinema. Ho preparato una piccola tiratura anche delle serigrafie con le teste viste da dietro che ci sono sul disco Aspetto. Se riesco ci sarà anche un piccolo libro a fumetti stampato su stoffa.
9-Parliamo di background musicale. Ascoltate i cantautori? C’è qualcosa o qualcuno del passato che vorreste consigliare?
Cantautori? io ascolto molto Luigi Tenco, Bugo e Ornella Vanoni ma lei non è una cantautrice, no? Per un periodo ho ascoltato tantissimo l’ultimo disco di Scott Walker, non riuscivo a toglierlo dallo stereo, stessa sorte capitò con quello di Arthur Russell, scoperto a Londra in un negozio di dischi di seconda mano. Lo stava ascoltando il commesso e non me l’ha voluto vendere. A Gianni, invece piace Bonnie Prince Billy ma anche Fossati e Guccini. Matteo dice che ha soltanto il disco di Jhonny Cash che fa le cover ma anche gli altri sono bellissimi, e poi bisogna ricordarsi di De Andrè e anche Battisti e anche un po’ di Tenco. Il disco più bello di Battisti è “Il nostro caro angelo”. e poi anche Olek.
10- Che fine ha fatto il vostro vecchio batterista?
Simone a comprato casa fuori Pesaro. Hai presente, quando vuoi comprare casa, che vai in una agenzia immobiliare e ti dicono che se vuoi spendere poco ci sono quei paesini satelliti intorno alla città, dove ci si arriva soltanto in macchina? Che di solito il nome del paese è di due parole e la prima parola è sempre un numero. Ecco Simone ha comprato una casa a Tre ponti, vicino a Pesaro. Lavora in uno studio di architettura, progettano chiese. Matteo invece, c’è sempre stato, il disco con gli scogli in copertina ce l’ho registrò lui. All’epoca chiedemmo a Betta se ci prestava l’appartamento estivo dei suoi nonni a Torrette di Fano per fare il disco. Volevamo passare una settimana insieme e vedere cosa veniva fuori. Non eravamo impegnati come oggi, ma alla fine fu difficile anche quella volta trovare il tempo per trovarci insieme. Era novembre, e l’appartamento era senza termosifoni. Quando Simone lasciò il gruppo noi stavamo già andando a suonare con Matteo da qualche mese. Il disco nuovo iniziò di li a poco.
11- Fine dell’intervista. Mi dici quanto tempo ci metti solitamente a rispodere alle domande?
Di solito due giorni. Prima però devono leggere anche Gianni e Matteo, quindi potrebbero volerci più giorni.



