Amari + My Radio Boy @ Circolo degli Artisti, Roma (8/12/2007)
Di Daniele Giovannini e Nur Al Habash.
Siamo arrivati alle ventidue in punto, dopo un insolito ingorgo sulla via che da casa conduce al Circolo degli Artisti. Il luogo era già popolato, con quello che sarebbe stato il pubblico della serata in giro a godersi le novità (come il negozietto di dischi e gadget) e l’esposizione di giocattoli da collezione tra cui una serie di balene di plastica, non immemori dell’esperienza Grand Master Mogol, decorate per l’occasione. Il richiamo verso il ventre buio e tufaceo della sala grande è stato un pulsare e un tremare di elettronica violenta attraverso le pareti. Dentro, abbiamo scoperto, c’erano i due My Radio Boy, da Guidonia, con veli neri legati come mantelli e occhiali di cartone a raggi X. Hanno portato il loro casino siderale di tastierone squadrate, drum machine e vocoder che a sentirlo, senza capire bene perché, ti si stampava un sorriso sulla faccia: i Daft Punk si sono tolti i caschi e sembra stiano facendo di tutto per arrivare a firmare con la Riotmaker. Una di quelle band che nel MySpace ha un decimo della forza che ha dal vivo. Di quelle che devi attendere che vengano a fare gli scemi sotto casa per esserne fulminato.
Gli Amari sono saliti subito dopo, ordinatamente posizionandosi sul palco con le loro nuove nere e scimmiesche divise. Spalle al pubblico come le vere star, rivolgendosi alla loro icona al neon hanno iniziato con l’ormai-quasi-tormentone Le gite fuori porta. Il pubblico del Circolo ha impiegato non più di trenta secondi per precipitare nel più profondo delirio.
Urla sguaiate, sorrisi in ogni dove e addirittura qualche accenno di danza nel piccolo spazio vitale disponibile. Insomma, già dall’inizio avevamo tutti capito che questo concerto sarebbe stato la definitiva consacrazione romana degli Amari, oltre che una bella festa. Lo spettacolo è proseguito senza intoppi, saltellando tra molte delle tracce dell’ultimo Scimmie d’Amore tra le quali Arpeggi in love e Manager nella nebbia, senza dimenticare però i classici da cantare tutti in coro: le rivoluzioni da divano di Bolognina Revolution hanno trascinato davvero tutti. Su 30 anni che non ci vediamo ci veniva da scommettere che sarebbe mancato poco, per vedere anche una lacrimuccia sulla faccia di Dariella.
Dopo una diversione bizzarra quanto può esserla la loro versione della smithsiana Some Girls Are Bigger Than Others, presi dal sentimentalismo gli Amari hanno poi tirato fuori dall’impolverata soffitta dei loro primi album Whale Grotto, quello che considerano “un pezzo con quattro accordi shoegaze”, lungo e gustoso durante il quale hanno spremuto le loro chitarre e tastierine a dovere, ricavandone — si sarebbe detto dalle loro espressioni — quasi un piacere fisico. Il concerto è terminato con i fortissimi applausi del pubblico, che non voleva proprio lasciare andare i cinque dal palco. È seguito dopo qualche minuto il dj set dei Fare Soldi, ignari del fatto che a Roma ai concerti indie non si balla. Peccato, perchè il remix dei My Awesome Mixtape era una vera bomba.
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(Foto di Cloz)



