Up, Close and Personal: Acceptable in 2007

Stamattina mi sono comprata un paio di jeans rossi. Si, rossi. Credo che l’ultimo paio del medesimo colore sia stato da me posseduto approssimativamente attorno al 1991 perciò non so se attribuire il fatto alle sfere celesti ed all’eterno ritorno oppure al fatto che abbia smarrito ogni traccia di buon gusto. Comunque, se ammettiamo che la circostanza sia la prima, due possibili considerazioni mi sovvengono. La prima: mi ricorderò sempre del 2007 come dell’anno in cui, dopo una pausa di sei anni, ho ricominciato a portare i jeans (in questo caso potete guardare al mio paio rosso come ad una sorta di giro di boa); la seconda: mi sembra che il 2007 sia stato un anno nostalgico, nel quale la resurrezione degli 80s si sia ultimata (e quindi abbia perduto interesse). Con Control, Bring the Noise di Simon Reynolds, la morte di Tony Wilson, lo scintillio nuovo della fiamma dello shoegaze acceso da nuovi fuochi e vecchie re-union, l’aberrante nu rave, le ballerine sotto i pantaloni e l’anthem di Calvin Harris Acceptable in the Eighties (LA canzone dell’anno, se date retta a me) abbiamo cannibalizzato il cannibalizzabile del decennio della mia nascita. Eppure, nonostante la “mia” eredità epocale me la tenga stretta, gli ’80s non sono veramente la mia eredità. Nel 1990 avevo dieci anni, perciò sono cresciuta con Top Gun, il grunge ed Internet, che da Apocalisse di colpo si è trasformata in routine. Forse, il 2008 sarà l’anno dei ’90s, quello in cui non ci vergogneremo più di dire che Avey Tare canta come Kurt Cobain (la damnatio memoriae della band che ha cambiato noi adolescenti nel 1994 prima o poi dovrà compiere il suo ciclo) e quello in cui gli Ace of Base sostituiranno definitivamente gli Abba nella memoria dei più giovani.
Un ulteriore punto di vista (non necessariamente incompatibile con il primo) vuole che il 2007 sia stato un anno rock/pop molto avvitato su se stesso nella misura in cui le scoperte in senso stretto si possono contare sulla punta delle dita. Musicalmente, me ne ricorderò come un periodo di conferme e smentite, pur con alcuni esordienti d’eccezione (alcuni: St. Vincent, Gowns, Foals). Tornano gli Shins con un disco che non posso dire di avere amato fino in fondo, i Maximo Park con uno che non ho amato affatto, i The National con un bel lavoro che non batte Alligator pur con gli stessi guantoni da pugile, i Wilco con alcune delle canzoni più struggenti della loro maestosa carriera, i Fiery Furnaces con il mio disco dell’anno Widow City (forse per pochi altri, il loro migliore di sempre), i Modest Mouse con Johnny Marr e con un album che nel tempo, purtroppo, perde colpi, gli Animal Collective con un’orgia di suoni che è più catartica che mai, Jens Lekman con una manciata di ritratti assolutamente sublimi, gli Amari con un nuovo gioco tutto da giocare, l’eroe Bill Callahan stregato dall’eroina del 2006 con un disco folk pallido rispetto al passato. La lista è virtualmente infinita e dura 365 giorni. Passati, oltre al resto, ad ascoltare ininterrottamente.
Perciò ecco che una seconda volta questa cartolina dell’anno appena finito si presenta come la veduta – da un angolo diverso – del paesaggio che si è visto troppe mattine dalla propria finestra. Guardando con attenzione si scoprono sempre nuovi particolari su cui soffermarsi, ma nel complesso il colpo d’occhio è lo stesso; rassicurante e noioso, memorizzato e costantemente rielaborato, magico e monotono allo stesso tempo. Il mio 2007 è stato un anno accettabile; o forse tutto questo è stato accettabile nel 2007. Quanto a quel che viene, vorrei che – invece – fosse (positivamente) importante. Buon Anno.

Foals, Hummer (singolo)
Yeasayer, 2080 (All Hour Cymbals)
Justice, D.A.N.C.E. (†)
Modest Mouse, Spitting Venom (We Were Dead Before the Ship Even Sank)
Stateless, Prism.1 (The Outsider)
Hanne Hukkelberg, Break My Body (Pixies Cover) (Rykestrasse 68 – Propeller Recordings)
Loney Dear – I Am John (Loney, Noir)
LCD Soundsystem, All My Friends (Sound Of Silver – DFA/EMI)
Gowns, Fargo (Red State)
Alcuni dischi finiscono nella cassetta della posta del recensore sbagliato. Così l’ultimo lavoro del cantautore calabrese
Per augurarvi un ottimo Natale, vi facciamo ascoltare in streaming l’EP di due delle nostre band italiane preferite (su una delle nostre etichette italiane preferite) alle prese con alcune canzoni natalizie composte ad hoc. Perciò, eccovi due canzoni degli 
St. Vincent, Your Lips Are Red (Marry Me)
Mala - Bury Da Bwoy (Bury Da Bwoy/Hunter 12″)
P J Harvey, Grow Grow Grow (White Chalk)
Pants Yell!,
Giardini Di Mirò, Dividing Opinions (Dividing Opinions)
3/4hadbeeneliminated,
Tunng, Bricks (Good Arrows)
YACHT, We’re Always Waiting (I Believe in You, Your Magic Is Real)
Pete & The Pirates – Come On Feet (Wait Stop Begin)

Tentare in poche parole il riepilogo di un anno intero, anche solo dal punto di vista musicale, è una scommessa che mi pare persa in partenza, per cui tanto vale alzare la posta soltanto per il divertimento di farlo. Si potrebbe, per esempio, prendere a prestito il titolo dell’ep di debutto dei 
Yeah Yeah Yeahs, Rockers to Swallow (Isis ep)
Amor Fou,
Atlas Sound, Pure Unevil (Liars Cover) (Demo)
Scout Niblett, Kiss (This Fool Can Die Now)
The White Stripes, Conquest (Icky Thump)
Shins, The Australia (Wincing the Night Away)
The Killers feat. Lou Reed,
