26 novembre 2007

Wzt Hearts: Threads Rope Spell Making Your Bones

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/threads_rope.jpgSi può essere morbidi quanto si vuole con la nuova musica, distratti e senza troppe pretese. Ma se quello che si ascolta è congegnato per scatenare nausea e malori, e non ci si può permettere di distogliere l’attenzione tanto facilmente, allora diventa inevitabile abbandonare qualsiasi altra attività e lasciare che il cervello cerchi la sua via verso i seni nasali, li saturi di materia collosa e, raggiungendo le narici, si tuffi gridando verso l’esterno. I Wzt Hearts, altra band infernale proveniente dall’apparentemente innocua Baltimora (che ha dato i natali a Dan Deacon, Animal Collective e forse Satana in persona), nel loro MySpace definiscono con un’ironia che è tutta relativa la propria musica come “terapeutica e di facile ascolto”. Il suo essere terapeutica è abbastanza indubbio: come molto noise, Threads Rope Spell Making Your Bones ha vibrazioni e rigurgiti di suono extraterrestre che, al giusto volume, spaventano le tossine, minacciano ogni malanno, prendono per il bavero germi e batteri che infestano il corpo straziato dell’ascoltatore e li scaraventano fuori con forza. Nessuno riuscirà a riparare i timpani forati, ma sulla terapeuticità dei Wzt Hearts non può esserci dubbio alcuno. Il loro disco di debutto, seppur radicato in uno sperimentalismo quasi convenzionale, accademico — e no questo non è un ossimoro — risulta immaginativo, lisergico, opprimente ma non grigiastro. Violento solo a tratti, manca di fisicità. È come l’emanazione extracorporea di qualche entità confusa e rabbiosa: esplosiva e tempestosa ma in qualche modo privata della sua pericolosità, come dietro un vetro, o percepita attraverso i disturbi dell’immagine su un televisore. In un mare di elettricità statica emerge come reale solo il tintinnio delle bacchette sui piatti; il resto ha la consistenza di un sogno, è colorato ma oleoso, percepito come vero ma relegato in una confortevole bidimensionalità — i singoli fotogrammi hanno qualcosa di familiare e riconoscibile ma l’insieme è spiazzante. Tesi in ogni direzione, i sette compattissimi brani di Threads Rope Spell Making Your Bones rotolano e rimbalzano come farebbe in Katamari Damacy il mucchio di robot, tostapani e pistole laser in copertina, prima di infrangersi contro i pacifici campi di forza di Viszla. Non ci vengono risparmiate digestioni faticose (Spells) o fucine in azione (Hearth Carver), eppure il complesso è insolitamente asessuale, inorganico, pieno di energia infantile e di scintillii noise-improvvisativi che, a differenza del solito, non si prendono affatto sul serio.

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Daniele crede non ci sia speranza e spera di sbagliarsi. Intanto scrive per Vitaminic. — Visita il suo profilo

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