12 novembre 2007

Vladislav Delay @ Piazza Vittorio. Torino. 6/11/2007

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(foto BOBMOZ – 24 Hour Party People)

Al concerto di Vladislav Delay in Piazza Vittorio alla fine sono dovuto andarci da solo come un alienato, però alla fine mi sono divertito lo stesso. In mezzo al concerto hanno parlato degli assessori per spiegare come mai stavano facendo il concerto, solo che io non ho ascoltato perchè sono andato dietro al palco a guardare cosa c’era sugli schermi dei portatili di Vladislav Delay. Alla fine non ho capito né una roba né l’altra perché gli schermi dei portatili erano troppo piccoli e io sono miope da bestia, e comunque chiedendo in giro mi sembra che il concerto l’hanno fatto per presentare/inaugurare due/tre robe contemporaneamente: il Club To Club, che sarebbero i giorni in cui la città è consacrata al clubbing di livello internazionale, Artissima, che sarebbero i giorni in cui la città è consacrata all’arte contemporanea, e le Luci d’artista, che sarebbero i giorni in cui la città è consacrata all’inquinamento luminoso.
Vladislav Delay si è presentato strizzato dentro un giubbottino blu che diminuiva ulteriormente la sua figura minuta, riguadagnando immediatamente imponenza grazie a un inizio pesantemente dub, con ovvio e massiccio ricorso all’effetto dal quale prende il cognome. Di tutti gli alter ego impersonati da questo produttore finlandese quello di Vladislav Delay è quello che più radicalmente lavora alla sistematica decostruzione delle impalcature ritmiche, e alla deflagrazione dei blocchi sonori segue la lavorazione di un caos popolato di suoni scovati dentro spettri di frequenza incontaminati. I delay si fondono con i loop che si confondono con i ritardi della percezione. Un hi-hat in quattro quarti lascia intravedere la possibilità di una svolta verso i territori battuti da Luomo/Uusitalo, ma non succede e non occorre farsi prendere dal panico visto che Uusitalo sarà protagonista al Club To Club un paio di giorni dopo. Il palco è un piccolo cubo di ferro senza pareti con le casse appese in alto di fronte al pubblico. Il sogno sarebbe quello di avere centinaia di casse sparse in giro dentro i portici di questa splendida piazza per moltiplicare le fonti di provenienza del suono, ma alla fine bastano i riverberi a costruire gli spazi che servono per contenere i rumori.
Quando i lampioni colorati delle Luci d’artista si accendono succede anche che s’illumini una porzione di piazza che fino a pochi secondi prima era immersa nel buio e a quel punto prende vita una specie di festa dell’unità a sorpresa: alcuni dipendenti comunali dispensano a piene mani piatti di plastica ricolmi di cibo, dai rubinetti delle damigiane scorrono litri di barbera e decine di barili di Nastro Azzurro iniziano a spillare birre piccole come se non ci fosse un domani. L’emorragia di pubblico catalizzato dal bancone è repentina e incontenibile. Rimango da solo di fronte a Vladislav Delay, e comunque mi ricordo che in effetti, oltre che di Vladislav Delay, sono anche un grande fan delle birre gratis, quindi pur volendo godermi il concerto in ogni suo minimo sussulto cedo alla tentazione di una sfiancante staffetta bancone-palco. E allora siamo lì, io e la mia birretta, uno dei più grandi avanguardisti della scena elettronica sta suonando per me alle sette di sera con la Gran Madre illuminata sullo sfondo, le luci colorate, i portici che puntano il fiume, un dub del futuro che schizza fuori dalle casse per andare a fondersi coi clacson delle macchine che scorrazzano intorno, l’autosnodato numero 15 che scorre placidamente dietro il palco con i pendolari che guardano dai finestrini la gente sorridente con le mani attorcigliate intorno ai bicchieri pieni, e non è per stimolare un insopprimibile moto d’invidia nei confronti di tutti coloro che vivono in una città dove succedono meno cose e ci sono meno concerti, meno eventi culturali, meno locali, meno vita notturna, meno lampioni colorati, meno forme d’intrattenimento di massa e meno squadre in serie A, però devo constatare che in quel momento il fatto di vivere in una città come Torino mi è apparso tutto sommato come un destino più che dignitoso.

Scarica I saw a polysexual di Vladislav Delay

Stefano Trinchero scrive per Vitaminic. — Visita il suo profilo

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