9 novembre 2007

Ulan Bator @ Shindy, Bassano del Grappa

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/ulanbator.jpgQuando il collega ed io realizzammo che gli Ulan Bator avrebbero suonato a mezz’ora circa dalla nostra mortuaria terra berica scegliemmo la vita della risata e del divertito sconcerto.
Raggiungemmo lo Shindy, un locale dotato di triplice natura (pseudo ristorante indiano, discoteca e per l’appunto luogo in cui talvolta suonano delle band), e subito provammo quella sensazione pruriginosa che in terra vicentina abbiamo ormai imparato ad ignorare. Guardammo noi stessi, il locale, la gente, poi di nuovo noi stessi, il parcheggio, la macchina e contemplammo la fuga. Sentirci fuori luogo è un must della nostra esistenza di patetici provinciali con velletità intellettualodi.
Dopo qualche minuto l’intero staff ci odiava. Ecco cosa succede a desiderare una cena indiana essendo poveri e vegetariani.
Cenammo dunque nelle vicinanze degli Ulan Bator e del gruppo spalla, di cui ritengo di poter ignorare il nome vista la loro totale mancanza di attrattiva. Se però pensate che possa piacervi una band che ricorda incredibilmente i Negramaro e che scrive canzoni che si intitolano French Kiss sentitevi liberi di scoprire chi sono.
Gli Ulan Bator si presentarono con i loro strumenti ed un’attitudine cementicea molto math di fronte ad un pubblico composto quasi esclusivamente da cinquantenni marpioni poco interessati al concerto e ventenni seminude ubriache.
Dopo un’apertura alquanto moscia con un paio di pezzi recenti, gli Ulan Bator gravitarono a lungo sul loro repertorio più pregevole ed arcaico, regalandoci una serie di canzoni tratte da Ego:Echo e Végétale.
La pesantezza della cena e i residuati alcolici dell’aperitivo ci permisero di sfruttare le sonorità tortuose degli Ulan per lanciarci in una riuscitissima serie di viaggi mentali, durante i quali ignorammo addirittura il vociare che si dipanava alle nostre spalle e che poteva essere udito distintamente mentre i brani rallentavano e si colmavano di silenzi.
Apprezzammo dunque i prodigi di questi artigiani del suono di casa Jestrai che, nonostante gli spazi angusti e il pubblico indegno, ci fecero dono di una godibilissima parentesi di post rock spigoloso, con punte di psichedelia rumoristica; cosa assai rara in una terra come la nostra, popolata da uomini Pal Zileri, bestemmiatori e gente desiderosa di avere delle armi atomiche dietro casa.

Visita il MySpace degli Ulan Bator
Visita la pagina degli Ulan Bator sul sito della Jestrai

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Playlist

  1. Mother-Unit Birth-Fate-Death
  2. Solar Bears Neon Colony
  3. A Toys Orchestra Celentano
  4. Secret Cities Pink Graffiti Pt.1
  5. Wildbirds & Peacedrums Bleed Like There Was No Other Flood
  6. Flying Lotus MmmHmm
  7. The Books Beautiful People
  8. El Guincho Piratas de Sudamerica
  9. Holy Other We Over
  10. Deerhunter Helicopter (Live on BBC 6 Music)
  11. Women Eyesore

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