6 novembre 2007

Pony Up: Make Love To The Judges With Your Eyes

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/ponyup.jpgEra il Gennaio duemila e cinque quando facemmo conoscenza con queste quattro signorine di Montreal. Si presentavano come un fantastico prototipo di gruppo indiepop tutto al femminile, sorta di Pipettes antesignane con più sostanza e meno pois. Il loro omonimo ep conquistava con la freschezza e l’irruenza di un twee energico, cori sguaiati e testi di un erotismo infantile e sfacciato à la Strip Squad, con tanto di proposte di sesso orale in battere e levare.
Dopo una lunga attesa arriva finalmente anche da noi il loro album d’esordio dal curioso quanto criptico titolo Make Love To The Judges With Your Eyes.
Ascoltando le dodici tracce sembra quasi che il passare degli anni abbia significato per il quartetto canadese un progressivo ma deciso allontanamento dalle sonorità C86 che ne avevano consacrato il debutto, come se le fantasie adolescenziali da cameretta si fossero scontrate contro la durezza del mondo reale andando in mille pezzi: eliminati i punti esclamativi, le imperfezioni low-fi e passate le cotte per il più bello del quartiere, ciò che rimane sono le delusioni e i livori, il rancore e i continui chiarimenti su amori morti e sepolti dietro una batteria nervosa che nel suo testardo rincorrere il basso è l’unica superstite della svolta stilistica delle Pony Up. Il piglio da rriot girls che portava molti ad accostarle alle Sleater-Kinney sembra evaporare quasi completamente, lasciando sui vetri una condensa indie-rock dai toni soffusi e malinconici che bagna la maggior parte dei pezzi, a cominciare dalla splendida The Truth About Cats And Dogs (Is that They Die) col suo trascinante ritmo serrato fatto apposta da tenere col piede, fino a What’s Free Is Yours in cui risuona con voce innocente uno straziante “..I don’t care if you break my heart“.
Con le sue tinte opache a metà tra un indie rock assonnato e un pop malinconico, Make Love To The Judges With Your Eyes è il disco adatto per i cuori infranti e disillusi, o per lo spleen passeggero di un pomeriggio davvero troppo grigio.

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