2 novembre 2007

Le tre verità

Ci sono canzoni che ottengono un successo immediato, altre che richiedono tempo. E non basta chiamarsi Battisti o Mogol.

“Le Tre Verità” è l’ultimo brano che Battisti registra per la Ricordi. Siamo nell’ottobre del 1971 e lo incide con la PFM. Il b-side è “Supermarket”, canzone chitarra-voce. In copertina compare un trittico fotografico in cui Lucio sfoggia tre look diversi. Uno per ogni verità.

Il pezzo arriva al nono posto delle classifiche settimanali e al sessantanovesimo delle annuali. Risultato buono per chiunque ma non per loro due. Ci si aspetta sempre il massimo dalla coppia che ha definito il concetto di “pop song” in Italia.

La fredda risposta del pubblico dell’epoca non toglie alla canzone quel fascino particolare che ne fa oggi una “cult song”. L’intro chitarristico, lo sviluppo melodico, la scelta armonica anticipa i successivi trent’anni di musica tanto tanto che ancora oggi suona attuale.

Il testo parla di un ménage à trois e si struttura in tre stanze dove ogni soggetto coinvolto dice la sua. Per rendere il tutto polifonico Lucio canta le melodie in tre ottave diverse. La la donna è praticamente un falsetto. Tono contenuto per l’amico traditore e voce rabbiosa per la vittima.

Alcuni passaggi sono meravigliosi. “E l’innocente e l’innocente pagherà” ha il sapore della tragedia greca. L’incipit dell’amico traditore “Non mi interessa se tu/ delle false lacrime ora berrai./Ti posso dire sono salate / le ho già bevute oramai” ha la forza di una sentenza crudele e cinica. “Soltanto uno, uno soltanto morirà” rimanda alla disperazione del teatro antico o alla insensata gelosia di Otello.

Qualche anno fa la rivista “Mucchio Selvaggio” ha organizzato una compilation tributo a Battisti. Tra i gruppi convolti ci sono anche i Giardini di Mirò. La proposta è certamente bizzarra ma vista la mia segreta passione per il riccioluto cantautore provo a convincere la band. Alla fine accettiamo con la clausola che se risultato non ci soddisfa salta tutto. Io e Alessandro Raina non abbiamo dubbi sul pezzo: “Le tre Verità”.

Nel progetto originale dovevano esserci tre voci. Una per ogni “personaggio”. Una parte ovviamente è di Alessandro Raina. Tra gli esterni il primo ad essere coinvolto è Paolo Benvegnù, sua è la parte finale. La voce femminile la propone Burro. Mi parla di una ragazza di Bologna che canta bene. Io non la conosco ma mi fido. E’ Beatrice Antolini.

Io e Burro iniziamo le registrazioni cercando di scaricare il pezzo originale da internet perché nessuno dei due -quella mattina- l’ha portato con sè. Come contrappasso per la scarsa professionalità ci capita tra le mani una versione registrata dalla Bertè con Lavezzi e Leali. Veramente trash. Io e Burro ridiamo come dei matti. Poi lui dice

«Beh! Hanno avuto la nostra stessa idea».

Ci prende la malsana idea di riproporre la linea di synth della versione Bertè-Lavezzi-Leali, convinti di trovare successivamente un suono che renda giustizia alla fama di gruppo dai buoni ascolti. Dopo alcuni settimane il pezzo è finito e mixato. Lo ascoltiamo tutti più volte. Il giudizio di “contenuto senso d’orrore” è unanime. Siamo fuori strada. La bravura dei collaboratori non si discute ma l’idea di mettere insieme loro, noi, Battisti, quel pezzo della Bertè-Lavezzi-Leali è veramente troppo. Comunichiamo ai responsabili della compilation che non parteciperemo.

«Purtroppo Battisti non è nelle corde del gruppo» dico.

Loro non sono d’accordo e insistono per avere il contributo. Decido di fare un ultimo tentativo. Mi faccio mandare da Burro tutte le tracce e provo e remixarle cercando di rendere il brano diverso. Una versione dub. E’ questa l’idea. Ci lavoro per un paio di settimane. Tolgo la voce di Beatrice e lascio solo Paolo e Alessandro a duettare. Il risultato suona strano. Jukka dice che non è male ma manca coerenza, forse una linea di basso unica. Condividiamo che non ha senso pubblicare una canzone che non ci soddisfa appieno. E così è. Non prendiamo parte al tributo. Con rammarico mio e della redazione del Mucchio.

Qualche settimana fa ho riesumato alcuni brani dei Tiger Wood, band dalla vita fulminea, composta da me e Alessandro Raina. Abbiamo registrato tre o quattro pezzi pubblicati in compilation varie. Tra questo materiale ho ritrovato il remix di Battisti, finito lì per caso a rivendicare un’identità spuria.

Penso sia divertente riporoporlo ora, a distanza di diversi anni, dopo l’uscita di Alessandro dal gruppo, il suo disco solista, il nostro nuovo album, la sua band e tutto il resto. E così eccolo qui. Il finale è interrotto ma gli da un gusto più “clandestino”.

A Battisti-Mogol, Paolo Benvegnù, Ale Raina, ai Giardini di Mirò, Bertè-Lavezzi-Leali, al ménage à trois e tutti gli altri citati in questa storia dedico questo mio insolito secondo privatissimo rituale. Consapevolissimo del fatto “che quel che dice lei non è verità. E l’innocente pagherà”.

Le trè verità nella versione Bertè-Lavezzi-Leali
Il b-side “Supermarket
Foto di Matteo Serri

corradonuccini.com

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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