26 novembre 2007

Fabriclive.36: James Murphy & Pat Mahoney

fabriclive36_in.jpg grazie a Riboo.

Scatole e scatole di vinili. Copertine mai viste. Buste consumate dal tempo. Migliaia di label e adesivi e. Cartoni e contenitori di ogni tipo impilati uno sull’altro senza un criterio evidente. Tra questi scaffali impolverati -al riparo dal vento di questi giorni- la luce del sole riflette il silenzio delle strade circostanti. Fuori fa freddo. Potrebbe essere fine febbraio. Potrebbe aver smesso di nevicare, finalmente. Questo -a due passi dalla stazione di Essex Street, Linea M. East Village- potrebbe essere il luogo in cui sai di poter trovare -un pomeriggio qualsiasi- James Murphy e Pat Mahoney (mente e batterista-dal-braccio-instancabile degli LCD Soundsystem). Curvi sulle scatole di dischi nascoste dietro il bancone. In silenzio. Assorti. Intenti a sfilare dalle custodie e mettere con cura da parte alcune cose. Pomeriggi interi dedicati a rovistare nella polvere di quelle copertine dimenticate, quei titoli (per noi) sconosciuti. Lunghi pomeriggi trascorsi ad ascoltare e ricostruire. Anni di negozi di dischi usati e scantinati e muovere la testa e notti insonni e cuffie e puntine e bracci da regolare e solchi da pulire e tracce da far ripartire e altre da far entrare e. Dischi ritrovati. LP lasciati chissà dove, altri andati perduti. The Loft. Lo Studio 54. Il Paradise Garage. Gli anni Ottanta e il suono della DFA. New York City e un disco che non ti aspetti. New York City, oggi. Il Fabriclive numero 36. Magari sarebbe questa la roba che girerebbe sui piatti del grande Larry Levan, se non avesse sopravvalutato i limiti del suo cuore malato e sfiancato dagli abusi, invece gli unici suoni che filtrano da dietro i battenti chiusi del Paradise Garage, oggi, sono i trilli dei cellulari degli impiegati dell’azienda di telecomunicazioni che ha occupato i locali dove un tempo risiedeva il tempio della disco. Un album che pesca a piene mani dal passato, dall’infinita quantità di vinili che (immaginiamo) potrebbe occupare almeno un loft dalle parti di Williamsburg. C’è poco da fare. Dentro questo mix c’è tutta la città delle mille luci. C’è l’Uptown Express che di fermate ne fa poche o nessuna. Ci sono i treni espressi che viaggiano verso Bronx e Queens (e sai che se sali su quello sbagliato a casa non ci arrivi più…). Ci trovi batteristi che per strada battono cestini dei rifiuti e vecchi bidoni. Suona bene. Suona facile. Ci trovi yellow cabs in coda su Broadway all’ora di punta e i piloni della sopraelevata a Brooklyn. Ci trovi un cheeseburger mangiato sotto il Williamsburg Bridge. Il bancone di quel diner di Meatpacking. La stazione della metropolitana di Knickerbocker Avenue. Una corsa in autobus a Greenpoint. Dopo un’ora abbondante di viaggio ti accorgi di essere passato in un numero imprecisato di luoghi che sembrano lontani -irraggiungibili- e invece sono tutti rinchiusi in quel disco. A portata di mano. Appoggiati sullo scaffale.
Dovendo prevedere un ipotetico repertorio dance da inserire in scaletta per un dj set targato DFA avremmo sicuramente pensato alle sonorità electro dei due volumi DFA Remixes, ma in effetti non c’era motivo per cui James Murphy e Pat Mahoney avrebbero dovuto guardare ai suoni dei loro seguaci, molto più pressante l’esigenza di ridare voce ai precursori e di dissotterrare le radici con un groove saturo di instant funk coi campanacci e disco gotica che si elettrifica col passare dei minuti.

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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