5 novembre 2007

Beirut: The Flying Cup Club

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/beirut-flying-cup-thumb.jpgDaniele Giovannini
Non ho mai provato alcuna forma di affetto per il godibilissimo talento di Zach Condon. Mi sono perso nelle geografie confuse di Gulag Orkestar, che pur ci ha regalato la memorabile Postcards from Italy, mal tollerando il cantato lamentoso e quell’infuso di suoni balcanici in una teiera di folk barocco. Ho dovuto perciò mettere da parte le mie avversioni verso ogni forma musicale che richiami aggettivi come romantica o squisita. Perché in The Flying Club Cup davvero: Beirut dimostra gli anni che non ha; ha un gusto musicale europeista non solo costruito sul campo ma più serio e strutturato di quello di tanti chansonnier alla moda; manifesta una spontaneità che si esprime in toni elegiaci, facendo inscindibilmente propri ed essenziali tratti stilistici che sarebbero altrimenti pura affettazione. The Flying Club Cup è un disco pacatamente trionfale di un’intimità che non può fare a meno di farsi sentire — con le lacrime agli occhi e lo squillare opaco delle trombe.

Margherita Ferrari
Dopo aver sciolto i nostri cuori in un calderone pieno di richiami al mondo balcanico, Zach Condon è tornato stringendo saldamente tra le mani delle fotografie di una Parigi color seppia, come quella che compare sulla copertina di The Flying Cup Club. Pare divenuto più serio, più contenuto, il nostro giovane amico Beirut lo statunitense amante degli innesti culturali.
Ascoltando il suo nuovo lavoro non possiamo fare a meno di cercare le dolci fanfare di The Gulag Orkestar, il desolato struggimento e i chiari rimandi agli A Hawk And A Hacksaw.
Constatiamo che sono spariti per lasciare spazio ad un suono più pulito, dominato da immagini romantiche, fisarmoniche, archi e dagli immancabili ottoni.
Torniamo su The Flying Club Cup svariate volte. Non possiamo fare a meno di apprezzarlo, di perderci nelle sue lievi melodie d’altri tempi. Eppure, nonostante la sua innegabile bellezza, ci manca la furia sconclusionata dell’esordio.
Pregheremo dunque affinché Beirut decida di passare per l’Italia, regalandoci furtivamente un concerto che ci permetta di togliere dal suo nuovo album la patina deformante che lo ricopre.

Nur Al Habash
C’è qualcosa di magicamente attraente nella musica di Beirut. Qualcosa di ancestrale eppure vicinissimo, con un’invadenza musicale che va a scavare le nostre radici europee e le riporta in superficie, gli da nuova vita e le fa fiorire di profumi inaspettati.
Se l’album di debutto Gulag Orkestar è stato in qualche modo l’inizio di questo viaggio a ritroso – e Dio solo sa quanto ne abbiamo amato le nervature balcaniche di violini e tamburelli, i lutti inconsolabili e le poesie crepuscolari – questo The Flying Club Cup è la seconda tappa dell’instancabile carovana musicale di Beirut, che percorrendo minuziosamente i più puri sentieri della vecchia Europa è finalmente arrivata in Francia.
Ad aspettarla c’erano i caffè parigini, gli antichi castelli testimoni di fasti perduti, i ventosi porti del nord. Come un novello bohemién Zach Condon si è avventurato in terra d’oltralpe e ne ha scovato i segreti, ne ha recuperato i miti e ravvivato le atmosfere, dando vita ad una rappresentazione musicale che sconfina dal puro ascolto e si fa racconto, fiaba. La sua voce grave eppure estremamente aggraziata e carica di malinconica solennità ci fa strada in questo romanzo di trombe e violini, di storie in bianco e nero tra Nantes e Cherbourg, tra romantico passato e vivo presente. Un disco sublime.

Nicolas Campagnari
Questa volta l’orchestrina di Zach Condon si sposta un po’ più ad ovest, e sembra quasi di essere catapultati indietro nel tempo in una Parigi a cavallo tra Otto e Novecento, divisa tra modernismo e tradizione popolare.
È ufficiale, almeno per il sottoscritto, con questo The Flying Club Cup il buon Zach smette di essere un “caso” e si conferma come autentico mattatore della scena pop internazionale.
Qui la sua scrittura pare andare più in profondità rispetto all’esordio, le canzoni sembrano strutturate in maniera più articolata, tanto da prestarsi a ripetuti ascolti.
Ascolti che ricorrono uno dopo l’altro, perché il materiale compreso in queste tredici tracce è di quelli che creano assuefazione all’istante.
Canzoni che commuovono come Un Dernier Verre (Pour La Route), altre, come Forks And Knives (La Fete) che ricordano vecchi film francesi di Max Ophuls.
Prima l’est europeo ora la Francia, non resta altro da fare che attendere con ansia il prossimo viaggio di Zach Condon.
Piccola nota personale: forse è il primo disco che mi sentirei di consigliare anche ai miei genitori, dopo tanto tempo, e non mi sembra poco.

Marina Pierri
Sembra difficile dire più di quanto non sia stato detto giusto qui sopra. Beirut dai Balcani alla Francia; Beirut, ventenne, diventa autore: un po’ come dire che The Flying Cup Club è un album che non si fa fatica ad incapsulare, o, meglio, a mettere al suo giusto posto tanto nella discografia – esigua e finora perfetta – di Zach Condon, quanto sullo scaffale delle uscite del 2007. Non è un male, chiaramente. È solo un sintomo del fatto che la cifra personale del giovane nomade partito dal New Mexico è così carica di identità che ci vuol poco a ridurla ad una specie di equazione (nel migliore dei casi) o ad uno stereotipo (nel peggiore). Lampante, di certo, è il cambio di produzione rispetto a Gulag, dovuto in tutta probabilità al contratto con la Beggars (vera novità rispetto all’anno scorso): pulito, il canto d’usignolo in gabbia di Beirut assume sfumature diverse rispetto all’esordio; mixata e registrata alla perfezione, la voce della sua orchestra suona persino più eloquente. Ma oltre l’analisi nuda e schematica, c’è uno dei (dei dieci, per chi scrive) dischi più caldi, ben vestiti e ricchi del 2007.

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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