6 novembre 2007

Akron/Family: Love Is Simple

http://www.vitaminic.it/uploads/2007/11/akronfamily_loveissimple_cover.jpgSono già passati due anni? Sul serio? Sembra solo ieri che la copertina bislacca degli Akron/Family arrivò a scuotere le nostre classifiche di fine anno. Il disco suonava come l’acqua che scorre placida finché non prende velocità e frantuma la diga, o l’elettricità nell’aria che si trasforma in tuono. Chi l’avrebbe detto? Quattro ragazzi di Brooklyn si ritrovano sotto l’ala di un Micheal Gira abbandonato dall’ex pupillo Devendra Banhart (oggi su tutt’altre strade), che li vuole per la sua re-invenzione, gli Angels of Light. E gli insegna a volare su Williamsburg e Bushwick, poi sul resto degli Stati Uniti e poi in Europa, fino a noi. La band diventa in fretta il talk of the town con i suoi live rigorosi e caotici; gente in furgone – hippie? qualcosa del genere – che fa un sold out dopo l’altro e tutti incantati, lasciati a bocca aperta dalla veemenza degli arrangiamenti e dallo spirito del team, composto da una micro-galleria di varietà umane. Cosa fanno gli Akron/Family? Folk? Weird folk? Avant folk? Free form? Tutte queste cose, dicevamo avvicinandoci i palmi aperti al petto, come se non sapessimo esattamente cosa rispondere.

Margherita Ferrari
Love is Simple mi fa pensare a quel genere di infanzia che non ho mai avuto, votata al gioco sfrenato e ad una fervente tendenza alla socievolezza.
La sua intima natura corale è la perfetta antitesi dei campi scuola cattolici, fatti di preghiere mattutine e serali, momenti ludici assai deprimenti, panini al salame e raccapriccianti canti sul corpo di Cristo.
Quest’anno i barbuti uomini che si celano dietro al nome Akron/Family hanno preparato per noi un album di free folk psichedelico, che trasuda umanità e comunione con il mondo naturale. Un ritorno alle origini della specie, fatto di trasognate danze intorno al fuoco, sfacciato paganesimo, brani destrutturati e ri-assemblati secondo i dettami dei più viscerali istinti.
Ogni dettaglio di Love is Simple è un concentrato di piacere mistico, dal mellotron beatlesiano di Don’t Be Afraid, You’re Already Dead alla grazia sfrenata di Of All The Things.
Il mio lato fanciullesco lo consiglia più che mai.

Daniele Giovannini
Se gli Akron/Family avete avuto il piacere di sentirli dal vivo, almeno una volta nella vostra vita, Love Is Simple non è quasi nulla di nuovo. Potreste riporlo nella sua scatola e passare invece il tempo a rincorrere in giro per il mondo, di concerto in concerto, le barbe e l’eccentricità dei nostri quattro ragazzotti freak-folk-e-altro preferiti. L’incanto e la pienezza delle loro esibizioni dal vivo sono inquadrati come in una cornice dalla forma album, pur non essendo Love Is Simple un album di live o niente di simile. C’è stato piuttosto un complessivo allontanamento dalle esplorazioni iniziali in favore di una semplice esplosione di suono e sentimento, con una buona dose di quella sperimentazione elettro-acustica, di quella gioia spontanea e viscerale, di quella compattezza ritmica sciamanica che è la vera essenza degli Akron/Family. Qui se ne manifesta una scheggia, delicata e lucente, che è tutta un alternarsi di psichedelia, sing-along e momenti di calma pastorale, mutevolezza e meditazione, batteria e abbracci.

Marina Pierri
Ed ecco che ci ritroviamo al set-point. Un’altra volta. Come con Beirut con i Fiery Furnaces. Cos’è cambiato rispetto all’anno scorso? Più bello, meno bello, bello uguale? La parola “conferma” rischia di essere banalmente abusata, ed uno vorrebbe essere in grado di dire esattamente cosa, come perché. Dal mio canto posso dire che gli Akron/Family sono una delle band che mi sono più care al mondo e non solo perché hanno cambiato – ancora una volta – le regole di quella strana matassa informe che chiamiamo Weird America. Credo che il quartetto abbia la capacità di restituire al genere una solennità diversa: come il debutto, o i due EP che ne hanno intervallato l’arrivo, Love Is Simple è un album che parla ad una zona interiore in cui è ancora l’istinto a farla da padrone. Qui, tra gli scherzi delle deliziose Himalaya Mountain Girls, le scariche elettriche ed i risvolti intimi, non c’è epica. Ma passione. In una recensione brevissima (su Pig Magazine) ho letto “è tutto in Ed Is A Portal“. È vero, come qualche tempo fa era tutto in Raising The Sparks. Lunga vita agli Akron/Family.

Visita il Myspace degli Akron/Family

Guarda Of All The Things live

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Playlist

  1. Zeus! Grandmaster Flesh
  2. Lucertulas 8 Ore
  3. J.Tillman Three Sisters
  4. Uochi Toki Permettendomi Artifici Spontanei
  5. A Classic Education Gone To Sea
  6. Bonaparte My Horse Likes You @ Zeit-Online
  7. Black Mountain The Hair Song
  8. Four Tet Nothing To See
  9. Arab Strap Daughters Of Darkness
  10. Shipping News The Delicate

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