M.I.A.: Kala
Dopo aver corso come dei pazzi tra la folla del Rock en Seine ed aver lasciato che il fango si crostificasse sui nostri abiti, poggiammo finalmente gli occhi sulla giovane M.I.A. che, vestita d’oro, ballava in modo alquanto scoordinato, ma godibilissimo, per un pubblico dalle fattezze cementicee.
Mentre sfidava l’acustica terribile, che il giorno dopo rese fastidiosi i CSS, e saltellava sovrastata da una gigantesca riproduzione della copertina del suo nuovo album, Kala, la trovammo bellissima.
Di lei si è parlato moltissimo, soprattutto online, dopo l’uscita suo esordio, Arular, un disco altamente politicizzato, dai testi aspri, farcito di immagini crude della sua terra d’origine, lo Sri Lanka.
Oggi Maya Arulpragasam torna sfoggiando prepotentemente il suo talento con un disco che il superficie pare più lieve e patinato, ma che è in realtà un tributo ragionato ed assai riuscito alla multiculturalità e alle sue origini cingalesi.
Abbandonate quasi interamente le sonorità grime, M.I.A. ci offre un album ricchissimo, che è anche un lungo pellegrinaggio attraverso l’Asia, l’Africa e le periferie londinesi. Campionature di brani tratti da colonne sonore di vecchi film di Bollywood compaiono in Bird Flu e Bamboo Banga, mentre i Pixies e i New Order fanno capolino in 20 Dollar.
M.I.A. gioca assemblando culture diverse, e il risultato ha un appeal innegabile.
Mtv la censurò per i contenuti del suo controverso brano Sunshowers. Oggi è tra i protetti di Missy Elliott e duetta con l’onnipresente Timbaland, in quello che in realtà è il pezzo più scarso del disco, Come Around.
Ma Kala è molto più di una megaproduzione neanche lontamente paragonabile a quella di Arular. E’ un disco globale, ballabilissimo, che anche dopo decine di ascolti non stanca.
Il suo potere sta nell’originalità, nella grinta e nella personalità di M.I.A. che lo pervade nella sua interezza.
Aspettiamo trepidanti il suo seguito.
Visita il MySpace di M.I.A.
Leggi l’intervista di Pitchfork
Scarica la bellissima Paper Planes, in cui M.I.A. campiona il riff di Straight to Hell dei Clash (via TDG)
Guarda il video di Jimmy (sotto)



