Blondelle: Die Pretty
Dite ciao ai Blondelle.
-”Ciao Blondelle! Piacere di conoscervi!”
-”Ciao Sam Stewart! Sei figlio di Dave Stewart degli Eurythmics? Ma è stupendo!”
Ora sorridete cortesemente e fate qualche complimento.
-”I vostri jeans a sigaretta sono divini! Come fate ad avere capelli così folti?”
Dopo aver ricevuto la risposta che volevate fate luccicare gli occhietti.
Ora girate i tracchi, proferite un addio sofferto e, appena girato l’angolo, dedicatevi ad una crassa risata isterica.
I Blondelle sono una delle tante band che negli ultimi anni hanno goduto di due settimane di gloria tra le pagine sfavillanti del New Musical Express.
Il loro primo album, Die Pretty, in uscita per la Rude, è una gioiosa accozzaglia di brani che ricordano dei Libertines sfigati e saccenti. Gli episodi più insopportabili, come la megalomane Golden Carriage, in cui si parla di spaccare le ossa al nostro prossimo, sono invece collocabili nel filone del ciarpame prodotto da quelle band che vedono in Doherty un dio, il cui talento compositivo è di certo pari a quello di Lennon e McCartney messi insieme, se non addirittura superiore. Ecco perché ritengono sia bello e salutare copiare, indossare stilosi impermeabili neri in piena estate e non provare alcun tipo di vergogna.
I Blondelle sono giovani, privi di originalità e buon gusto. Hanno dei bei visini puliti e tutte le carte in regola per sedurre le vostre cuginette quindicenni.
E’ terribile, vero?
Ma è ancor più terribile il fatto che Die Pretty, probabilmente uno dei dischi più inutili di tutti i tempi, esista, e che qualcuno abbia il coraggio di recensirlo dicendo che è degno di nota.
Non fatevi ingannare dai pochi brani (The English Way, I Wonder) su cui potreste ballare ubriachi fradici.
Die Pretty è più vuoto del vuoto siderale.
Visita il MySpace dei Blondelle
Visita il sito della Rude Records
Leggi una pregevole recensione di Die Pretty su Sound of Violence
Guarda il video di I Wonder, dove si vede quanto sono fighi (sotto)



