Le pene dei puri di cuore
Riuscite a immaginare un nome più sconsolatamente twee di quello che si sono scelti The Pains of Being Pure at Heart? Io ci perdo la testa già così. Poi fai partire il loro primo singolo, uno di quei giocattolini di cd da tre pollici che pubblica un paio di volte al mese la benemerita Cloudberry Records (ovvio, in edizione limitata), e la rullata e l’accordo che aprono This Love Is Fucking Right ti strozzano un nodo in gola. Jesus & Mary Chain, My Bloody Valentine e Cure: tutti lì. Feedback di chitarre e melodie sognanti, voce femminile e maschile a rincorrersi tra i riverberi dei tamburi pestati.
A tratti vengono in mente anche certe cose acerbe dei Radio Dept. o dei Mixtapes & Cellmates, nomi che del resto annoveravano le medesime influenze.
La biografia di questo trio newyorkese si apre con un’arguta ipotesi: immaginate che i Ramones, in un freddo giorno d’inverno di tanti anni fa, avessero scambiato i propri giubbotti di pelle con gli anorak dei Pastels. E in effetti questa sarebbe una bella istantanea per fotografare le piccole canzoni dei Pains of Being Pure at Heart, dream pop ad alto tasso di rumorosità, perfette per consolarsi dai dolori che sempre comporta mantenersi, oh immancabilmente, puri di cuore.
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