14 luglio 2007

Live: Arcade Fire @ Ferrara Sotto Le Stelle

Arcade Fire live in Ferrara - photo by eletralenuvoleEsiste la categoria dei bei concerti rock, quella dei concerti divertenti, da ballare, dei concerti commoventi, addirittura quella dei concerti che insegnano qualcosa.
Poi, in un’altra parte del mondo, esiste una categoria (dello Spirito) del Rock che, per la sua natura di evento eccezionale, viene definita in maniera comune un’esperienza. In questi casi, lo spettatore del concerto sperimenta un tipo di coinvolgimento superiore. Alcuni dei sintomi dell’esperienza sono il desiderio di buttare le braccia al cielo, sentire una specie di groppo in gola, lievitare nell’aria, sospinti dolcemente verso il palcoscenico che sta irradiando musica. Spesso si intravede anche una grande luce. Appartengono a questa categoria, per esempio, i concerti dei Flaming Lips, o quelli dei Daft Punk, giusto per citare due nomi molto diversi fra di loro.
Gli Arcade Fire, apparsi nella Piazza Castello di Ferrara un paio di sere fa, entrano a pieno diritto in questa categoria. Win Butler e sua moglie Régine Chassagne, insieme al manipolo di eroici musicisti che li accompagnano, riescono a creare dal vivo, ancora meglio che nei loro straordinari album, la cosa più simile a un complesso monumentale che si possa edificare con le note. Una sorta di arco di trionfo in forma di idea di musica.
L’inizio è stato quasi liturgico, con un filmato di una predicatrice bambina e una folla adorante proiettato su piccoli schermi circolari che sembravano usciti dagli albori del Novecento e circondavano il palco. Poi l’attacco vero e proprio del concerto, con Keep the Car Running subito seguita da No Cars Go, è stato un uno-due da lasciare già stesi al tappeto. Neppure il tempo di riprendere fiato perché poco dopo sopraggiungeva Black Mirror a caricare ulteriormente la folla in un unico grande coro.
Sulla destra due scatenate violiniste e una sezione di fiati gregari a testa bassa, al centro Win che nonostante la timidezza sembrava volere abbracciare tutti, e alla sua destra Régine e gli altri che più che suonare stavano spronando gli strumenti. Nelle retrovie, Jeremy Gara e il suo perenne sorriso tenevano a bada la batteria. Sul fondale correvano le immagini di piccole camere posizionate sui microfoni, frammenti di fotogrammi e a volte noi stessi, pubblico entusiasta.
Quando dopo quasi un’ora abbiamo riconosciuto la cadenza di Power Out è esploso un boato e tutto ha preso a scorrere più veloce. Saltiamo e gridiamo parole sconnesse. Quante volte abbiamo ballato e suonato quella canzone in pista, eppure qui, questa sera, dal vivo, è più scintillante che mai, quasi solida. Nel finale le note si fondono con il feedback di quella che resta una delle più strepitose canzoni che la nostra epoca lascerà alla storia del rock, Rebellion (Lies), e questa sera le parole si possono sentire sulla pelle: «Now here’s the sun, it’s alright!».
A quel punto è successo qualcosa che rende l’idea della partecipazione che un concerto come quello degli Arcade Fire provoca: la band aveva salutato, ringraziato ed era già scesa dal palco. Noi continuavamo a tenere il tempo, a cantare alla notte un prolungato “ooh-oh-oh” sull’aria dell’ultima canzone. Non era la semplice richiesta di uno scontato bis. C’era qualcosa di più, eravamo dentro la musica degli Arcade Fire, e stavamo correndo felici come bambini lungo i corridoio di quel sontuoso palazzo.
Quando gli Arcade Fire sono ricomparsi ci hanno preso per mano, entrando sulle note con le quali stavamo giocando, e hanno accompagnato per la seconda volta la canzone al finale, questa volta con tenerezza. Poi sono arrivati i due encore veri e propri: My Body Is a Cage e Wake Up. Non ho mai sentito tanta forza e convinzione in una materia fatta all’apparenza soltanto di onde sonore, e davvero avevi la sensazione che non potesse finire mai più.

Gli Arcade Fire sono un gruppo rock canadese contemporaneo, ma sono capaci di costruire qualcosa che non ha a che fare soltanto con il rock. Le loro esibizioni dal vivo sono, come si suol dire, un’esperienza. Se potete, andate a vederli dal vivo, anche se non li conoscete. È un consiglio che mi sento di dare a ogni essere umano vivente oggi su questo pianeta.
Menzione d’onore speciale alla band d’apertura, gli italiani A Classic Education, dal suono epico, maestoso e vibrante: non era per niente facile tenere il palco di Ferrara l’altra sera, ma i ragazzi hanno dato l’anima, mostrano progressi eccezionali e un carattere che non ha pari dalle nostre parti. Ne riparleremo presto su queste pagine.

Guarda un filmato del finale del concerto (grazie a Dhinus)

Playlist

  1. Sparklehorse Sea Of Teeth (live)
  2. Caribou Odessa
  3. Amor Fou Peccatori In Blue Jeans
  4. These New Puritans We Want War
  5. Pontiak Suzerain
  6. Rifoki Zombie Attack
  7. Ok Go! This Too Shall Pass
  8. Hole Skinny Little Bitch
  9. Gil Scott-Heron Me And The Devil
  10. Hermitage Ulrike

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