Enter Shikari: Sorry, You’re Not a Winner
E’ bene dichiararlo a gran voce una volta per tutte: siamo stanchi del ciarpame musicale cosparso di vergognosi sbalzi sonori. Non è divertente ascoltare l’intro di un brano e restare inaspettatamente assordati mentre si è intenti a fare dell’altro.
Mi domando cosa spinga determinate categorie di musicisti ad optare per la deflagrazione sonora sincopata. E’ una scelta politica? Sadismo? Volontà di apparire cattivi ed affascinanti agli occhi dei bimbi? Una band cui proporrei volentieri questa domanda sono gli Enter Shikari, che quest’anno hanno dato alle stampe l’album Take to the Skies e che, per qualche inspiegabile motivo, pare che nelle prossime settimane presiederanno svariati festival europei, tra cui il Rock en Seine.
Innanzitutto mi sconvolge il fatto che siano inglesi e che siano usciti con un disco del genere nel 2007. Sbandierare orgogliosamente un prodotto nu metal con i tempi che corrono è un po’ come ascoltare indie a Vicenza, dove buona parte della popolazione, dopo aver udito questo arcano termine, è solita affermare: “Non mi piace la musica orientale.”
Gli Enter Shikari però non si limitano a questo. Il loro suono è gravido di elementi metallari anni ‘80, di cori animaleschi, digressioni in synth e voci distorte come quelle dei Transformers.
Dire che ricordano in modo sconvolgente i Linkin Park è riduttivo. Il loro è un album che per lo meno può vantare la varietà. Ci sono brani puramente nu metal, un paio di scopiazzature dei Killers, qualche souvenir punkettino à la Sum 41 e ovviamente un felice guazzabuglio di filoni metallari old school.
Ma non sempre la varietà fa bene ai giovani musicisti dediti ad un genere raccappricciante per definizione. I problemi tendono a manifestarsi in maniera evidente quando persino all’interno dello stesso brano pare sussistano cinquecento diverse canzoni.
Se il nu metal nasceva come genere musicale altamente energetico, gli Enter Shikari riescono con incredibile maestria a tramutarlo in una solfa rumorosa ma soporifera.
Il loro è un suono straripante in cui paiono perdersi continuamente, rallentando per dare spazio a frammenti melodici, a loro volta interrotti da urla gutturali, chitarroni e cori molto emo.
Come spiegare una simile entropia? Con ogni probabilità si tratta della loro inesperienza (evidente nella scelta di testi solitamente tipici delle band punkettine più infelici), della volontà di strafare anziché lasciar spazio ad un suono più semplice, pulito, o per lo meno che non paia un sovrapporsi di urla di decine di strumenti diversi.
Ciò non toglie che con ogni probabilità saranno gli Enter Shikari stessi a sconvolgerci in quel di Parigi, con un’esibizione assai coinvolgente, fatta di cori accattivanti e synth danzerecci.
Attendiamo dunque con ansia di attraversare il confine per poter poggiare gli occhi sui questi giovani virgulti, con la speranza di non restare traumatizzati a vita dalle loro urla demoniache.
Ah, quasi dimenticavo: la copertina e il booklet di Take to the Skies sono davvero pregevoli.
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