Pissed Jeans: Hope for Men
Quest’oggi rendo grazie alla gloriosa Sub Pop. Il motivo? Non aver rinnegato totalmente le proprie marcissime origini di fucina privilegiata del grunge, quel genere musicale fine a sé stesso che amai in modo malato durante la preadolescenza.
Il seme del revivalismo grunge d’oltreoceano sta germogliando. Presto diverrà arbusto, successivamente foresta. Sarà a quel punto che comincerò a piangere e mi pentirò di aver intrapreso la carriera-non-carriera di amante dei Tad, dei Green River e di tutte quelle band che oggi voi considerate insascoltabili e capeggiate da uomini brutti, puzzolenti e sporchi.
Ignoriamo per un attimo i Nirvana e focalizziamosi sul grunge com’era prima della mercificazione.
Esso, nell’anno del Signore 2007, è rintracciabile nelle giovini terga di quattro individui che si fanno chiamare Pissed Jeans, e che occupano di diritto il posto di figliocci dei Melvins. Con il recentissimo Hope for Men, uscito ovviamente per la Sub Pop, questi baldanzosi ragazzi ci fanno dono di un grunge a tratti metallaro, in cui i più sono soliti rintracciare qualche elemento di hardcore à la Black Flag.
Ma ciò che più traspare di quest’album, mentre ne odo le tracce in compagnia del mio collega storicamente ossessionato dal ciarpame di Seattle, è il sistema rumoristico preso a prestito dai Jesus Lizard e quella passione per il suono sabbathiano rallentato fino alla morte tipica dei deprecabili e moralmente nauseabondi Earth.
Pitchfork lo chiama noiserock; ma forse che qualcuno di noi si fida ancora delle recensioni che compaiono quotidianamente entro quel sito così tremendamente indiemainstream?
Ciò che viene prodotto dalle dita e dalle corde vocali dei Pissed Jeans è un oscuro muro di suono, nei cui pressi non ci sentiamo incazzosi e violenti, bensì lacrimevoli e tendenti al suicidio.
Udendo le note brutali di Hope for Men è difficile non ipotizzare la scaturigine di cotanta disperazione. Ascolto l’album e vedo dei giovanissimi Pissed Jeans in gita presso un’impotetica Seattle d’altri tempi, entro il cui territorio questi virgulti rimasero traumatizzati in modo indelebile.
E’ solo un’immagine, ma rende ciò che provo ascoltandoli.
Si tratta insomma di vero e polveroso grunge, sacralizzato dalle recenti recensioni e riprodotto con sufficiente ispirazione troppo tardi, giusto in tempo per alimentare il revival e per impedirvi di inebetire i vostri nipoti dalle All Star tumefatte con un completo lavaggio cervello. Ma rivolgiamoci ora verso chi odorò l’abisso ordinando speranzoso l’album omonimo dei Pond. Vi dirà che i Pissed Jeans sono rivoltanti.
Sta a voi individuare la fonte più attendibile.
Visita il MySpace dei Pissed Jeans
Leggi la simpatica recensione di Pitchfork
Visita la pagina dei Pissed Jeans sul sito della Sub Pop
Scarica il brano I’ve still got you (Ice Cream) (via Shameless Complacency)



