5 giugno 2007

Live: Sondre Lerche @ Circolo degli Artisti, Roma 02/06/07

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La serata di sabato vedeva il Circolo degli Artisti, che quest’anno ha purtroppo lasciato agli altri club poco più delle briciole, impegnato in una strenua controprogrammazione. Ché sabato c’era la seconda serata di Dissonanze e per lo stanco pubblico capitolino non c’era niente di peggio che dover scegliere tra Giardini di Mirò e Sondre Lerche, per quanto i dubbi sulla reale intersezione delle due fanbase siano legittimi. Insolito il doppio misto proposto dal Circolo, che ha ospitato in prima serata i redivivi Shellac — e va bene, lo so che non si sono mai sciolti, esattamente come i Sonic Youth e gli Slint — quindi Sondre Lerche, alla metà del prezzo degli Shellac, quel Sondre celebre sia per il suo essere un bel biondino norvegese sia per la sua precoce e brillante vena pop. Il nottambulo pubblico romano con un debole per le cose nordiche è arrivato sul volgere della mezzanotte, quando Albini era stato finalmente tirato giù dal palco. L’atmosfera sia esterna sia soprattutto interna era ormai insostenibilmente rovente, nonostante l’ora tarda e un in apparenza diffuso bisogno di esistere, di calore, di intimità, proprio nel mezzo della folla feroce. Sondre, da leggersi volendo con una vibrante r norvegese, si è presentato su un palco di seconda mano in compagnia del suo terzetto di fiducia di strumentisti con la fronte spaziosa e senza sopracciglia, i Faces Down. Niente domande su chi prende il nome da chi, se l’album dalla backing band o viceversa. Sondre Lerche era innocentemente carino, a giudicare dal trasporto del pubblico femminile. Può darsi che l’altro genere sia sensibile alla musica, molto più di noi con la prostata, anche se è difficile immaginare che fosse la sola acuta sensibilità femminile ad accendere un entusiasmo che superava quello di maschietti che pur conoscevano tutti i testi, alzavano la testa al soffitto e muovevano i piedi nel poco spazio a disposizione. Sondre Lerche è stato rock quasi in modo intollerabile, per le mie povere orecchie. Rock a metà tra Pavement e Arctic Monkeys, e forse più, come nel suo ultimo Phantom Punch. Pregevole seppur troppo pulito ed educato per suonare come rock ribelle quando riproponeva i brani nuovi e quelli del primissimo album, il nostro venticinquenne Sondre che funziona troppo bene per essere vero e al tempo stesso risultarmi simpatico; bizzarro invece ma comunque divertente quando riarrangiava le Duper Sessions, smettendo i panni del crooner bambino e rimpiazzando il piano con un botta e risposta di chitarre. Il rock out suonava però pur sempre come pop, ottimo pop lucidato fino all’usura, mentre l’ottimo pop tale rimaneva e in una sola, singola occasione veniva esaltato in un’esecuzione solista, voce e chitarra. Se i testi di Sondre Lerche non sono mai davvero all’altezza del Sondre Lerche in carne, ossa e chitarra in fondo non credo importi a nessuno.

Guarda il video di Phantom Punch
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Daniele crede non ci sia speranza e spera di sbagliarsi. Intanto scrive per Vitaminic. — Visita il suo profilo

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