Artista della Settimana: Frog Eyes
Immaginatevi Carey Mercer al liceo. E’ seduto ad ascoltare il discorso di arrivederci (in inglese “valedictory”, appunto) di un suo compagno di liceo, quando si accorge, tra le risatine o la commozione delle file davanti, che quest’ultimo è scoppiato in lacrime. Che poi. Avete mai visto Carey Mercer? Il suo viso mi è rimasto impresso quando mi è capitata tra le mani una press photo del super-gruppo Swan Lake. Non è che la cosa conti particolarmente, ma Mercer è un ometto tarchiato dai capelli biondo rame, con un viso curioso, schiacciato. Quando canta la sua aria affabile si disintegra in una serie di movimenti sincopati, come se stesse per esplodere in mille pezzi. Sembra seguire in maniera quasi inconsulta gli scatti della sua voce e forse non è un caso che ricordi Arrington De Dionyso.
Con i Frog Eyes, il suo progetto di punta che esce in questi giorni con un album magnetico e maudit come Tears of the Valedictorian (le lacrime del discorso di arrivederci di cui sopra), Mercer continua la gloriosa tradizione del post-punk/pop multiplo delle migliori band canadesi – Arcade Fire e Wolf Parade per dirne una, con cui i FE condividono Spencer Krug – che a loro volta sembrano aver ereditato così tanto dai riottosi esordi dei Modest Mouse e degli Xiu Xiu.
Ora, da queste parti non è abitudine dare consigli à la Amazon.com, qualcosa del tipo “customers who bought this item also bought…”. Neanche da lontano. Ma per chi è innamorato più o meno perdutamente di almeno una delle band/nomi citati, Tears è un album appiccicoso, imperdibile, a suo modo perfetto. E la buona notizia è che (per la prima volta nella storia e discografia dei Frog Eyes) è persino distribuito qui da noi.
Leggi la pagina wiki dei Frog Eyes
Leggi cosa scrive Pitchfork di Tears…
…e anche cosa ne dice TinyMixTapes
Guarda Reform Your Countryside live (qua sotto)


