Live: Love is all @ Micca Club, Roma 29/05/07

Daniele Giovannini | 31/5/2007

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Se un dettaglio dell’insieme location-concerto-serata non si prestava a interpretazioni, malintesi, punti di vista personali, quel dettaglio era la totale inappuntabilità del posto. Il Micca è il genere di club che attrae aggettivi come “esclusivo”, nelle guide e sulle bocche dei Ranzani sedicenni, bocche da cui in un attico a Campo Marzio pende una sigaretta quasi spenta; aggettivi come “non-ti-dico-quant’è-figo”, nei passaparola che muovono mari di frangette e kajal, orde di ragazze yé-yé e stonate magliette dei Sonic Youth indossate da generazioni sbagliate. Le luci soffuse, il vedo-non vedo di colonne e corridoi, gli enormi divani immacolati, l’apoteosi dello struscio serale e le volte di quella che era una enorme cantina esattamente a metà strada tra piazza Vittorio e Porta Maggiore contribuivano a realizzare un’atmosfera patinata. Con tutta l’ambivalenza di quest’ultimo aggettivo. Pur liberi di conservare notevoli riserve sulle dinamiche messe in moto da cotanta facciata, va ammesso che dal lavoro di immagine si può essere francamente impressionati. Anche solo come nome in scaletta i Love is all hanno di poco smorzato quell’aria 60’s, sebbene in simili circostanze è il club a essere il protagonista e la band solo uno degli altri attori, insieme al pubblico dressed to impress e alla selezione pseudorandom del duo di Fish’n'Chips. Nel mezzo del difficoltoso chiacchiericcio generale, inattesi dai più e fin troppo attesi dagli altri, gli svedesi Love is all si sono presentati sul piccolo palco senza formalità né, grazie al cielo, atteggiamenti particolari che permettessero a prima vista di associarli a questo o quel movimento. La frontwoman Josephine affogava in una tunica nera di scena, lo sguardo seminascosto dalla frangetta. Sgambettando fino all’estremità del palco mostrava le tonsille in modo grazioso, cantando, celebrando a modo proprio con il supporto del resto del gruppo la sopravvivenza fino ai giorni nostri di una sorta di ideale punk o post-punk esteso al pop, alle ragazze bionde e alla Scandinavia e fatto di schitarrate fuori tempo e ritmiche che seppur bizzarre non facevano che aumentare la carica del dialogo voce-chitarra-voce-coro. La formazione da quattro, senza il bieco sassofono di Nine Times That Same Song ma con tanta tastiera tagliata con l’accetta, ha dimostrato nel live di saper virare verso lo stile e la più completa ballabilità. Meno lo-fi e più Settanta, da qualcuno che ha studiato a fondo senza limitarsi a ricalcarne i suoni, gioia per le orecchie e per il forzatamente stilosissimo pubblico. Pur proponendo semplicemente quel loro repertorio noto e limitato, i nostri sono apparsi molto più dalle parti degli Yeah Yeah Yeahs che, per citare due nomi, degli Envelopes o dei Tilly and the Wall. Qualcosa è mancato, chiamalo spettacolo se vuoi, o vero movimento in pista o una goccia di passione in più da parte loro. Eppure il clima tutto sommato rilassato e i sorrisi quasi automatici sono riusciti ad allontanare le nuvole di un giorno grigio e tutti i brutti pensieri di una serata altrimenti cupa come un medio martedì di pioggia.

Visita il MySpace dei Love is all
Guarda alcuni video dei Love is all

Rock’n'roll a Milano: The Ponys!

Enzo Baruffaldi | 31/5/2007

ponys.jpgSabato 2 giugno gli statunitensi The Ponys, al loro debutto live sul suolo italico, concluderanno in bellezza due furibonde nottate di rock’n'roll, anzi, per meglio dire di “garage, rockabilly e psychobilly”, che metteranno a ferro a fuoco il palco del Transilvania di Milano. La band di Chicago ha da poco dato alle stampe il nuovo ottimo album, intitolato Turn the Lights Out e Vitaminic ne aveva già parlato qui.
Ospiti d’eccezione della serata di venerdì, invece, saranno i tedeschi Crimson Ghost, proclamati “re dell’horror punk”, anche loro per la prima volta in concerto nel nostro Paese.
A tenere alta la temperatura, in entrambe le occasioni, uno stuolo di agguerrite band italiane, tra cui Fresh Air Of Hiroshima, Super Ok! e Dusty Tweed. E a seguire non mancheranno i migliori dj set: per esempio, sabato la selezione sarà a cura dalla nota serata London Loves.
È quindi giunto il momento di infilare i vostri migliori giubbotti di pelle, calare gli occhiali scuri, inforcare le motociclette e puntare decisi al Transilvania.

Ascolta Somewhere in a casket dei Crimson Ghost
Ascolta Poser Psychotic dei Ponys
Guarda il video di Turn On The Lights dal vivo

I Podcast di Vitaminic: polaroid alla radio

Enzo Baruffaldi | 31/5/2007

Da buon amante della Svezia, ho molto apprezzato che la settimana scorsa la radio si fosse trasformata in una vera e propria sauna. La temperatura era ideale. Previdente come sono, oltre alla borsa con i dischi, mi ero portato da casa anche una panca di legno. Poi mi sono seduto davanti al mixer con l’asciugamano sulle ginocchia, ho rimestato le braci e finalmente tutto era pronto per una nuova puntata di “polaroid alla radio“, il programma in onda ogni venerdì sera da Bologna, sulle frequenze di Città del Capo Radio Metropolitana.
Ecco cosa troverete dentro questo caldo podcast:

Shitdisco – Reactor Party
Tiger Force – Syntax Error
Help She Can’t Swim – Hospital Drama
Cats On Fire – If You Must Tell Him
The Butcher Boy – Profit In Your Poetry
The Strange Idols – Old Times
Ex Otago – Radio Scapolo d’Oro
Ex Otago – Amato The Greengrocer
Envelopes – Party
Watoo Watoo – Vraiment Rien (Bee)
Lucky Soul – One Kiss Don’t Make a Summer
The Hood Internet – Fire It Up, Firemouse
Good Shoes – The Photos On My Wall
Shout Out Louds – Normandie
1990s – See You At The Lights

Scarica la puntata in mp3…
… oppure ascoltala in streaming qui sotto:

Afraid! + An Albatross @ XM24

Federico Bernocchi | 30/5/2007

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Dopo l’ubriacatura di concerti tutti truppa truppa di venerdì e sabato, niente di meglio che un bel lunedì sera in compagnia di Afraid! e An Albatross in quel dell’XM24 a Bologna. Gli Afraid! vengono dal produttivo nord est e sfoggiano bei componenti di Hell Demonio. Hanno da poco cambiato il batterista e dato alle stampe un succoso 7″ che ce li mostra in formerrima. Secchi, decisi, stacconi da vertigine e pacca da vendere. Cinque alti a tutti e subito dopo si presentano gli An Albatross. Un tempo proponevano un noise core vicino a certe cose screamo. Da un po’ di tempo a questa parte il loro cantante sembra aver visto troppi video di Jim Morrison, per cui si presenta con jeans attilati, stivalazzo da red neck e bulbo fluente. Incontenibile, riesce a mettere in secondo piano con le sue mossette e i suoi isterismi una band stra preparata e quanto mai variegata: tastierista che sembrava uscito dagli Art Brut, chitarrista stra-metal, bassista hard rock e batterista proveniente dal Mazzoom di Bergamo. Loro suonano e sudano, lui si sbatte per terra e si tocca le parti intime, Questo quando non è occupato, come nella foto qui proposta, a incastrasi nei bidoni della spazzatura e a scroccare sorsi di vino ai divertiti astanti. Peccato, perché se si intravedesse dell’ironia in tutto questo ci si potrebbe anche divertire (e così è stato per i primi tre pezzi). Peccato, perché se lui si muovesse o facesse metà del casino il concerto sarebbe stato molto meglio. Il risultato è che a un certo punto mi sono venute in mente le sagge parole di mio zio, contadino del cremonese: “Robb de ciot cun la capella de legn”. Io non lo capisco mio zio perché parla praticamente solo in dialetto, però secondo me c’ha ragione.
Altre foto qui
Stay Annizza.

SecondaVisione: Cinema, Sciocchezze e Pretese Culturali

Federico Bernocchi | 30/5/2007

Dopo il rischio di scioglimento dei conduttori e del pubblico causa caldo di settimana scorsa, questo martedì 29 maggio, in Via Berretta Rossa a Bologna – sede della base segreta dei SuperAmici e di Città del Capo Radio Metropolitana – c’era un clima mite. Un solo ospite (l’amico Alessio che rende tecnicamente possibile l’esistenza di questo sito e che io ieri notte ho tentato di investire), tre conduttori e tre film. Questi gli ingredienti della puntata delle settimana di Secondavisione: Cinema, Sciocchezze e Pretese Culturali e Ricette.

- Breakfast On Pluto di Neil Jordan: il film vincitore del peggior doppiaggio dell’anno, racconta 20 anni circa di Storia irlandese con gli occhi di un alieno con le fattezze di Cillian Murphy in un corpo di donna. Cameo per Gavin Friday e Brain Ferry.

- History Boys di Nicholas Hytner. Tratto da una pièce di Alan Bennett un film di rara intelligenza, scritto benissimo e recitato incredibilmente meglio. Ambientato nel 1983 il film ha come unico difetto che sembra anche girato con le tecniche del 1983… ma boccata d’aria fresca a go go.

- il Ns. Francesco si è dovuto invece vedere per il Duro Mestiere del Critico l’ultimo film di uno dei registi più sopravvalutati e creatori di mostri dell’ultimo periodo. Zhang Yimou dopo essersi messo in testa di reinventare le regole del wu-xia, dopo aver fatto uno spot per le prigioni cinesi in previsioni delle prossime olimipadi, ha deciso di tornare a fare un film che se ci levi i ralenti dura l’80% in meno: La Città Proibita. Se riuscite a capire qualcosa della trama vincete un forno a pedali.

Per mancanza di tempo non abbiamo visto I Pirati Dei Caraibi 3. Se qualcuno ha 3 ore di tempo per vedersi i pirati salterini ci scriva una mail a secondavisione[at]hotmail.com.
Scriveteci annche se volete partecipare alla nostra trasmissione e controllate il nostro blog.
Capito?

La Redazione

Vitaminic Live: Sparklehorse. Transilvania, Milano (22/05/2007)

Tomm. | 30/5/2007

Un ventilatore. Il cappello scuro calato sugli occhi. Accompagnato sul palco da Christina Vantzou e Adam Wiltzie, Mark Linkous porta a Milano un set breve. Caldo. Fragile. Due chitarre e un microfono carico di filtri e laptop e vibrafoni e tastiere ed effetti. Niente batteria. Niente basso. In scaletta un solo brano -Getting It Wrong- da Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain (Capitol/Parlophone, 2006), molti invece quelli tratti da Vivadixiesubmarinetransmissionplot (Capitol/Parlophone, 1995), Good Morning Spider (Capitol/Parlophone, 1998) e It’s A Wonderful Life (Capitol/Parlophone, 2001). Sad And Beautiful World, Homecoming Queen, Painbirds, Babies On The Sun. It’s A Wonderful Life, in apertura. La struggente Sea Of Teeth. Una bellissima versione di Spirit Ditch eseguita con Christian Fennesz. Dietro, scorrono le immagini di cavalli alati, uccelli tra i rami, foglie che cadono dagli alberi. Una nave. Noi. Ci perdiamo. Nella sporca delicatezza della voce di Linkous. Nel dolce fruscio sgranato e sospeso delle sue canzoni. Nelle piccole cose che. Il vento. Il mare chiaro tra gli scogli. La luce calda della mattina presto. Al largo, lontano.

Scarica Sparklehorse: live at Dragging Pianos (Stockholm, 1998) (formato FLAC)
Scarica Sparklehorse: live at KEXP (2007)
Ascolta gli Sparklehorse dal vivo a MPR – The Current (2007)

Guarda alcuni momenti del concerto di Milano
Sad And Beautiful World
Babies On The Sun
Spirit Ditch (con Christian Fennesz)

Sea Of Teeth

Brano del Giorno: Die Romantik

Davide Golin | 30/5/2007

die_romantik.jpgUn brano del giorno intimista e brumoso, non male per questi giorni capricciosi in cui l’estate sembra essere implosa. I Die Romantik sono Olivier Pierre Bernard (Guitar, Vocals), Eric Michael Hagemann (Drums, Vocals), Dominic Maron Matar (Keyboards, Vocals): due francesi e un tedesco che si conobbero da ragazzi, ai tempi della scuola a Parigi, per poi formare il gruppo anni dopo e infine trasferirsi armi e bagagli a Williamsbourg, quartiere di Brooklyn, l’indielandia del 2000. Hanno registrato il loro debut album Narcissist’s Waltz lo scorso inverno, in uno sperduto chalet nelle Catskills, le prime montagne che si trovano partendo da New York City in direzione N-O, sempre comunque nello Stato di NY. Il luogo della registrazione, le origini dei tre dalla Vecchia Europa, la copertina e le foto del disco, il nome stesso che rimanda alla scena dei grandi musicisti tedeschi del XIX secolo: se i Radiohead invece di crescere presumibilmente tra il pub e il cazzeggio studentesco a Oxford, fossero stati svezzati in un’accademia musicale a Lipsia ai tempi della DDR, probabilmente suonerebbero così. Un Thom Yorke che cade nel vuoto su una superba cascata di arpeggi pianistici, un malinconico, stentoreo mood mitteleuropeo che si concentra sul puro, rigoroso songwriting. Le canzoni dei Die Romantik sono schegge senza tempo che colpiscono al cuore provenendo da chissà dove, forse dalla stella di Tim Buckley&Figlio. Per coloro che si sentono ancora romantici.

Scarica il brano Narcissist’s Waltz dal loro sito

I Podcast di Vitaminic: Giorgio Valletta

Marina Pierri | 29/5/2007

GIORGIOVALLETTA_02.jpg Nella nuova collocazione settimanale del martedi’, ecco la nuova puntata di “’Cos I Can Do It In The Mix”, che è il podcast piu’ parlato, di taglio radiofonico ed eclettico musicalmente. Vi ricordo che ora al venerdì trovate “90 Minutes In The Mix”, cioè il podcast piu’ “suonato”, di taglio dance/elettronico.
Ospite telefonico questa settimana è Diablo dei Sikitikis, che presenta il nuovo EP della band sarda “Rosso sangue”. Qui sotto trovate la scaletta. Buon ascolto… – Giorgio Valletta

“’Cos I Can Do It In The Mix”
01. Biffy Clyro LIVING IS A PROBLEM BECAUSE EVERYTHING DIES
02. Smashing Pumpkins TARANTULA
03. CSS PRETEND WE’RE DEAD
04. Queens Of The Stone Age 3’s & 7’s
05. Simian Mobile Disco I BELIEVE
06. GoodBooks THE ILLNESS
07. Maps YOU DON’T KNOW HER NAME
08. Savath & Savalas feat. Josè Gonzalez ESTRELLA DE DOS CARAS
09. Eva Be feat. Joe Dukie NO MEMORY OF TIME
10. Lupe Fiasco feat. Kanye West & Pharrell US PLACERS
11. Pharoahe Monch BODY BABY
12. Kathy Diamond OVER
13. Mark Ronson feat. Amy Winehouse VALERIE
14. Loney, Dear SATURDAY WAITS
15. Spoon DON’T MAKE ME A TARGET
16. Sikitikis INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO
17. Sikitikis ROSSO SANGUE

Visita il blog di Giorgio Valletta
Scarica il podcast di ’Cos I Can Do It In The Mix
Scarica il podcast di 90 Minutes In The Mix
Ascolta il podcast di ’Cos I Can Do It In The Mix in streaming (qui sotto)

Art Brut Contest!

Marina Pierri | 29/5/2007

399259214_l.jpgPer festeggiare l’uscita del nuovissimo It’s A Bit Complicated Vitaminic vi invita con piacere all’unica data italiana dei divertentissimi Art Brut. Il concerto si terrà domani sera (30 maggio) al Transilvania di Milano: (scriveteci immediatamente) marina (at) vitaminic (dot) it per entrare gratis con noi!

Live: Slint performing Spiderland @ Estragon

Margherita Ferrari | 29/5/2007

slint1.jpgCi recammo in quel di Bologna rigonfi di aspettative, provati da una giornata difficile e intristiti dalla pioggia che inesorabilmente calava sull’asfalto della A13.
Eravamo lì, nonostante l’isteria latente, perché Spiderland è il nostro disco.
Tacitamente ce ne siamo appropriati mentre l’estate diveniva autunno e le nostre carni dolevano per la quantità di vino rosso ingerito, nel vano tentativo di scongiurare il concerto da kindergarten che i Derozer avevano appena proposto alla malleabile gioventù berica.
Muoversi verso Bologna fu dunque una naturale conseguenza di quella notte rivelatrice.
Occupammo la seconda fila muovendoci come zombie.
Scrutai il pubblico e lo vidi poco omogeneo. C’erano dei bimbi, con ogni probabilità dei miei coetanei, che se la ridevano assemblando tutti i luoghi comuni dell’adolescente sovrastimolato culturalmente. Noi, che veniamo dalla terra della vacuità, dove l’ascolto degli Slint o più in generale di qualsiasi cosa non sia schifo commerciale, Led Zeppelin, metal o HC è osteggiato, non possiamo far altro che consolidare il nostro status di vittime dell’universo, bramando la dipartita di quelle persone verso l’Ignoto. Il problema chiave degli Slint all’Estragon, ma oserei dire in ogni luogo in cui suoneranno, è la presenza del pubblico. Durante il concerto ci fu un principio di rissa, bestemmie plurime, canzonature e più in generale una diffusa mancanza di rispetto per l’evento in sé. Gli Slint poi, proposero uno Spiderland del tutto privo di sbavature, quasi identico a quello che si trova nei negozi. Come uomini di pietra si dedicarono interamente alla musica, dimostrando il loro innegabile talento per la tecnica, ma tralasciando ogni accenno di rapporto con noi, il volgo.
Solo Brian McMahan proferì verbo gutturale, smosso dall’idiozia di un bimbo urlante. Incredibile fu poi la persistenza della staticità sul volto di David Pajo, che vidi sorridere tra sé e sé per circa un secondo, circondato da un’aura sacrale edificata con anni di assenza del collettivo Slint dai palchi mondiali e di militanza nei Tortoise e nei For Carnation.
Quello di ieri sera fu nel complesso un concerto essenziale e scarno, come un’esposizione di quadri, di cui Spiderland era l’unica, vera e statica attrattiva. Per chi in quel disco aveva visto un’entità, un’anima, ieri sera avrà di certo colto soltanto il suo involucro, perfetto, brillante e perfettamente conservato dopo l’apertura, ma pur sempre un involucro.
Rimane salda nella mia mente solo la splendida Don, Aman, accompagnata dal tanto desiderato silenzio del pubblico, che a tratti fu in grado di ricreare un’atmosfera notturna, di profonda solitudine e distacco dal mondo, la condizione ideale per lasciarsi accarezzare dai suoni di Spiderland.
La performance si concluse con le pregevoli Rhonda e Glenn, nonché un brano ignoto, probabilmente una semplice improvvisazione in crescendo, su cui mi persi a desiderare la fuga.

Visita la pagina Wiki degli Slint
Scarica “Rhonda” tratta da un live parigino del 2005
Guarda Nosferatu Man live @ Estragon (sotto)

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