Un paio di settimane fa il cantautore svedese Jens Lekman ha tenuto tre concerti in Brasile, per la precisione a Curitiba, San Paulo e Rio de Janeiro.
Lo hanno accompagnato in questo viaggio la band degli Hell On Wheels, la fascinosa El Perro Del Mar ed Erlend Oye dei Kings Of Convenience, che ha aperto le date con alcune performance acustiche e fatto da dj per le serate.
Qui li vediamo tutti insieme sul palco con Jens, in una strepitosa versione di The Opposite Of Hallelujah. In rete si trovano numerosi altri filmati che lasciano intendere quanto sia stata favolosa l’esperienza di quei live:
Guarda il video di You Are the Light e Maple Leaves
Guarda un frammento del concerto di Rio de Janeiro
Guarda il video di Pocketful of Money
Erlend �ye in una cover di Heaven Knows I’m Miserable Now degli Smiths
Guarda il video di Coming Down the Hill di El Perro del Mar
Leggi un’interessante intervista a Jens Lekman in portoghese
Un bel po’ di foto anche su Flickr
CSS SUXXX! La prima frase che si sente pronunciare alla band appena si spinge il fatidico tasto play è proprio questa, che traduce qualcosa del tipo “I CSS fanno schifo”. Niente di più lontano dal vero, cara Lovefoxx (la cantante della band si soprannomina così)…piuttosto, CSS RAWK, come avevamo già scritto una volta. E da allora ad oggi per noi rimane amore – il tipo di coivolgimento che la band di ragazze/i dal Brasile è stata capace di cucirsi attorno a suon di elettropop perfetto.
Nel frullatore dei Cansei de Ser Sexy c’è molta cultura pop (e trash, come si evince facilmente dal brano Meeting Paris Hilton e l’inno a James Murphy Let’s Make Love and Listen to DFA), un invito personale ai Kraftwerk ed uno spirito post punk tutto al femminile reminiscente di quel beato 1979. Se cantate volentieri a squarciagola anthem alcoolici e tutto sommato covate una joie de vivre che non vede l’ora di uscire dal guscio, CSS è veramente l’album che fa per voi.
Compra, se vuoi, CSS da Audioglobe
Esplora il sito dell’autorevole Sub Pop, casa-base della band
Guarda il video di Alala
Guarda il video di Off the Hook
Guarda il video di Let’s Make Love and Listen to DFA
Si ispira tanto ad Arvo Pärt quanto ai Sonic Youth, e richiama alla mente sia Cat Power che The Books. Il suo nome è Sabrina Milena, ed è per metà slovena e per metà norvegese. Si è trasferita a Berlino cinque anni fa in compagnia di un regsitratore a quattro piste e da allora ha scelto di farsi conoscere come Milenasong. In realtà ha cominciato la sua carriera disegnando, dipingendo e fotografando, e lo stesso approccio lo ha applicato al suo fare musica, sovrapponendo strati di suono, e poi improvvisamente strappando tutto, lasciando spesso in primo piano la voce. Il risultato può essere minimale e ipnotico, oppure delicato e sensuale, barocco e al tempo stesso nudo.
La musica di Milenasong è un bizzarro e cerebrale folk per gallerie d’arte moderna dopo l’orario di chiusura, la notte del vernissage, tra gli avanzi del buffet e le installazioni spente.
L’etichetta berlinese Monika Enterprise ha da poco pubblicato un suo primo dieci pollici con cinque canzoni intitolato Can’t Tape Forever, e darà alle stampe il prossimo gennaio l’album di debutto Seven Sisters.
Visita il sito ufficiale di Milenasong
Visita la sua pagina su myspace
Ascolta Thirty
Visita il sito dell’etichetta Monika Enterprise
La cricca dei blog inglesi li ha già definiti “una versione dancey dei Libertines” – definizione che a loro non piace – e che non è nemmeno così vera, tutto considerato. In realtà assomigliano più ai New Order periodo metà anni Ottanta, quando facevano dance “con contenuti”. Comunque: praticamente senza avere ancora un disco fuori, The Teenagers stanno costruendosi un seguito di culto attraverso la rete. E la cosa divertente sono le loro fan: che hanno l’abitudine di scriversi sul corpo “I Love The Teenagers”. Su tutte le parti del corpo, come potrete agevolmente vedere nella loro gallery…
Ascolta un paio di altre canzoni dei Teenagers
Ascolta un dj set realizzato dai Fluokids “su commissione” dei Teenagers…
I Little Man Tate provengono da Sheffield e come i loro concittadini Arctic Monkeys hanno fondato il loro successo sul passaparola (nonchè un paio di buoni colpi precocemente assestati sui media). Alcuni concerti infuocati e conseguenti chiacchiere in rete li hanno portati, all’inizio del 2006, a vincere il concorso “Fresh Meat” di Zane Lowe su BBC Radio1. Poco dopo è arrivato il contratto con la V2 e ora, dopo una manciata di singoli, sta per uscire l’album About What You Know, alla fine di gennaio. Intanto macinano l’ennesimo tour, e faranno anche da supporto ai Babyshambles alla prestigiosa Brixton Academy di Londra, il prossimo 18 febbraio.
Non sono proprio delle bellezze e, per loro stessa ammissione, non sono molto raffinati. Sono solo una giovane banda di amici che si è messa a suonare dopo essersi conosciuta tra pub e campi da calcio. Ma pestano bene e sanno far ballare, come dimostrano i sold out a ripetizione ai loro concerti. Se tutto quello di cui avete voglia sono un po’ di canzoni che raccontano one night stand, feste e alcolici fine settimana, siete nel giusto spirito rock’n'roll dei Little Man Tate.
Visita il sito ufficiale dei Little Man Tate
Scarica This Girl Isn’t My Girlfriend
Guarda il video di House Party At Boothys
Qui a Vitaminic Beirut è stato il nostro brano del giorno almeno tre volte e, come probabilmente avrete letto fino ad averne piene le tasche, il suo è uno dei tre-quattro dischi più celebrati di questo 2006 che stiamo per lasciarci alle spalle. La storia ormai la sapete: alla veneranda età di 19 anni Zach Condon (aka Beirut, appunto) ha già una bella storia da raccontare. Cresciuto nel New Mexico come i compagni di squadra A Hawk and a Hacksaw, Condon è scappato di casa a 16 anni (senza finire il liceo) per girare l’Europa da semi-nomade. Qui, il destino ha voluto che maturasse una fascinazione particolare per la musica balcanica, tema sonoro portante del suo disco di debutto da solista Gulag Orkestar, che mescola suggestioni “estere” al buon indiepop americano. A Brooklyn, dove abita al momento, Beirut è una vera stella (rossa, come quella del suo celebre cappello…) armata di fisarmonica ed ukulele. Ed anche noi, qui nella provincia dell’impero, siamo pronti a scommetere che delle sue Postcards From Italy non ci dimenticheremo tanto facilmente.
Visita il MySpace di Beirut ed ascolta altre canzoni
Guarda il live di Postcards from Italy
C’erano una volta tre principesse. Forse erano sorelle. O forse no. Magari la somiglianza gli viene dall’abuso dell’istituto della frangetta, o dai vestiti fatti di veli che aderiscono ad altri veli, o dalle gambe come steli di gigli che spuntano dalle sottane…cioè, volevo dire….c’erano una volta le Au Revoir Simone. Tre adorabili, bellissime sirene di Brooklyn, NYC, capaci di stregare tutti i marinai del Tonic, della Knitting Factory, del Northsix (gli indie clubs più hip del quartiere) con la voce delle loro tre tastiere. Il castello delle tre sirene è la Moshi Moshi, autorevolissima etichetta inglese che oggi le spinge sulla riva del loro secondo, delicatissimo disco: The Bird of Music. Diverso e simile da Verses of Comfort, Assurance and Salvation, lavoro di debutto che, si, aveva rapito anche noi, il gennaio 2007 si porta questo sophomore work appena più vivace, uplifting e ballerino. Per i fans di Mazzy Star, cioè, per tutte le navi che si perdevano volentieri nella vocina ondivaga di Hope Sandoval.
Visita il MySpace delle Au Revoir Simone
Guarda il video della stupenda Stay Golden
Eccellente, eccellente, eccellente electro-house fabbricata a New York con la testa a Berlino da un tizio (apparentemente sembra ce ne sia uno solo, dietro) che ama l’immaginario estetico dei tarocchi e le teste d’alce impagliate appese al muro. II nome Passions invece pare arrivi da una telenovela di moda negli Usa negli anni Ottanta…
Ascolta altre tracce e scarica un dj-set di Passions
Anche Vitaminic si unisce al coro di voci che si alzano verso James Brown, il “padrino del soul” deceduto la notte di Natale, qualche giorno fa, a causa di una brutta polmonite che se l’è portato nel giro di un giorno. Ex piccolo delinquente e straordinario ballerino, interprete e compositore (famoso, oltre al resto, per le sue doti di improvvisatore sul palco e per la sua capacità di “dare direttive” alla sua band, cantando), i suoi 73 anni di vita hanno cambiato la faccia delle musica per sempre. So long Mr. Dynamite.
Affacciati sulla homepage di James Brown
Guarda Sex Machine dal vivo
Guarda I Feel Good dal vivo
Leggi il saluto del Guardian

Musica sottile come una sottiletta da una one-man-band newyorkese che apparentemente mette qualcosa di “natalizio” in tutto ciò che fa (PS: devono essere i campanelli!). One man band temporanea, visto che Cale Parks suona a tempo pieno con una band post-post-hardcore (di discreto seguito sotterraneo) chiamata Aloha. E sappiamo quanto siano odiosi quei paragoni che per spiegare la musica di un gruppo ne citano altri cinque o sei, ma per stavolta siate tolleranti: il Brano del Giorno di oggi, provare per credere, è esattamente il punto di contatto – se uno ne può esistere – tra Kraftwerk e My Bloody Valentine…
Ascolta (e scarica) altre tre tracce di Cale Parks
Ascolta in streaming l’ultimo disco della band di Cale Parks, gli Aloha